Il drammatico confronto “terremotati vs immigrati”


 

In questi giorni l’approdo della nave Sea Watch con il salvataggio di 49 persone tra uomini, donne e bambini ha scatenato sui social il solito tormentone retorico, strumentale, pseudo indignato, dei soliti moralisti senza morale, contro quanti hanno sostenuto la necessità di far sbarcare quei “disperati”.

Secondo questa aberrante logica, o meglio l’illogicità, chi ha sostenuto la necessità di salvare quelle 49 persone non ha a cuore le sorti dei terremotati del centro Italia. E in modo acritico e senza verifica alcuna condividono foto, collage fotografici e notizie per lo più false. Sono notizie tendenziose che mirano a “scornare” quelle persone che ancora conservano tratti di umanità e fortunatamente anche tratti di ragione.

Io che sono tra quelli che ha espresso la propria soddisfazione per quelle povere 49 anime, dovrei sentirmi scornato da un qualche post moralista di biasimo di tanti ignoranti della rete? Assolutamente no!

Anzi, mi sento indignato per l’offesa che portano verso il genere umano e verso l’intelligenza che il Divino Creatore ci ha gratuitamente fornito.

Verso il genere umano perché considerano una parte di esso inferiore rispetto ad essi stessi, verso l’intelligenza perché mortificano la logica.

Se la questione poi è politica è una azione frutto di strumentalizzazione e cinismo perché i vari post dei vari politici sulla vicenda, e ripresi dalle “truppe cammellate”, non partivano certo da Amatrice dove gli stessi non stavano presidiando il territorio o dove non erano impegnati in un vertice istituzionale per risolvere l’emergenza terremotati. Erano da tutt’altra parte.

Ora, chi impedisce al governo in carica di occuparsi delle vicende del terremoto del centro Italia? I due precedenti governi che si sono succeduti prima dell’attuale e che sono stati investiti direttamente della vicenda hanno legiferato e destinato importanti risorse finanziarie per la ricostruzione. A questo punto la legittima domanda da porsi sarebbe: perché questi ritardi? Forse sono ancora addebitabili alla precedente classe politica? E cosa hanno fatto le nuove forze politiche di governo per dare soluzioni? Forse è complicato per un Ministero, per il Governo applicarsi a più di due problemi per volta?

Si mortifica la logica nella fattispecie quando si tenta di contrapporre la retorica “terremotati/migranti” perché sono due contesti che non hanno alcuna relazione. Forse i 49 sbarcati hanno occupato abitazioni che spettavano ai terremotati? Hanno assorbito risorse finanziarie destinate ai terremotati? Hanno occupato tanto tempo alle autorità italiane che non ne hanno avuto per interessarsi dei terremotati? Il terremoto è avvenuto nell’agosto del 2016 e i politici avrebbero avuto tutto il tempo di interessarsi, ma è molto più semplice operare con la “distrazione di massa” e ingenerando paure di invasioni.

Chiarita la questione dal punto di vista politico possiamo ora guardare alla  contrapposizione “terremotati vs migranti”  dal punto di vista logico e retorico.

Non è certo la prima volta che si diffonde questo tipo di messaggio, che ricorda certi tormentoni sistematici.

Personalmente non accetto la vacante retorica del “invece di pensare ai migranti perché non pensi ai terremotati?”, o “pensi ai migranti ma non ti importa nulla dei terremotati” perché, come ho prima detto, è un grave errore e una offesa alla logica.

Il primo grave errore e voler ricondurre tutte le questioni ad una logica di contrapposizione, cioè porre su tutti con una sorta di arroganza una scelta dicotomica su questioni complesse e che presentano tante alternative che non si possono escludere a vicenda.

Un secondo grave errore è quello di attaccare, sempre con arroganza e talvolta con violenza verbale, una posizione o un pensiero che l’interlocutore non ha mai manifestato. Perché se ad esempio scrivo: “finalmente si è concluso il calvario della Sea watch” non vuol dire che io sia contro la soluzione del problema dei terremotati a favore di quello degli immigrati.

Il terzo grave errore, conseguente dal secondo e sempre di tipo logico, è quello di assumere, con licenza di presumere, un’affermazione da premesse sbagliate.

Il fatto che io parli di migranti o delle guerre nel mondo non vuol dire che non mi interessano le sorti dei terremotati o le sorti di chi non ha un lavoro e vive in gravi difficoltà. Non c’è alcun rapporto logico tra il nominare gli uni e non gli altri.

Casomai il disinteresse e il cinismo si manifesta proprio in chi dice “invece di pensare ai migranti perché non pensate ai terremotati?”, perché proprio questi manifestano un pensiero di umanità posto su una scala gerarchica e fondato sulla provenienza geografica, sul colore della pelle, sulla genia. L’umanità è un valore universale che non ha colore della pelle né provenienza e né genia. In una sua intervista padre Maria Turoldo affermava che “ il valore che più ci manca oggi è il valore dell’umanità, perché poi questo è il progresso,  progresso è crescere in umanità” ed io aggiungo che rifiutarsi di crescere in umanità si va speditamente verso la barbarie.

Dal punto di vista retorico, ci troviamo ancora una volta nel cinico gioco di chi manovra le notizie per un proprio tornaconto e utilizzando come arma dialettica due categorie deboli, nella fattispecie “terremotati contro migranti” in un quadro generale di “prima gli italiani”, un po’ di tempo fa era “prima il nord”. Si prende una categoria debole del primo gruppo (gli italiani, prima erano i settentrionali) e li si usa come arma per colpire un’altra categoria ancora più debole (gli immigrati, prima erano i meridionali o meglio i terroni). Un’operazione che non esito a definire vigliacca perché si usano le evidenti difficoltà di una categoria di persone per colpire altre categorie di persone in altrettanta difficoltà addebitando a questa ultima categoria tutte le responsabilità.

Detto questo, mi riesce difficile credere a chi dice “prima i terremotati..” che siano mossi da sincera pietà ed empatia perché altrimenti dovrebbero provare ribrezzo ad impugnare gruppi sociali in difficoltà come arma e puntarla contro altri gruppi sociali in altrettanta difficoltà e per zittire chi parla d’altro.

Questo atteggiamento mi pare più che di solidarietà verso i terremotati una sorta di fomento e agitazione di stati d’animo già abbastanza tesi sulla pelle stessa dei terremotati che in questo caso sono utilizzati.

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