Si, un giorno di festa perchè fu il giorno del riscatto dalla schiavitù e dall’oppressione del nazifascismo con la proclamazione dell’insurrezione generale su tutto il territorio nazionale da parte del Comitato di Liberazione Nazionale e con l’imposizione della resa a fascisti e tedeschi che ancora occupavano parte della nazione.
Nella proclamazione dello sciopero generale, in un passaggio del suo discorso Sandro Pertini invitava a porre i tedeschi e i fascisti di fronte ad un dilemma: arrendersi o perire. Questa fu la parola d’ordine che accese gli animi di tanti italiani, uomini e donne, provati dalla guerra e da mille difficoltà a ribellarsi contro le ultime sacche di un sistema totalitario che aveva soffocato ogni libertà.
Ma è anche un giorno di memoria per quanti hanno combattuto tra le fila delle formazioni partigiane e caduti sul campo di battaglia o trucidati dalle forze nazifasciste per poter consegnare alle generazioni future una patria fondata sulla libertà. Molti di loro non hanno potuto festeggiare la liberazione perchè hanno sacrificato la propria vita per un ideale di libertà della quale non hanno potuto godere in vita se non nella coraggiosa e libera scelta di partecipare alla lotta di liberazione lontani dalle proprie famiglie e dai propri affetti.
Un giovane che ha compiuto la scelta della lotta ed è morto sul campo di battaglia è stato Armando, insignito con la croce d’argento al valor militare.
Armando Leone, un nostro compaesano, cugino di mio padre. Morto a 23 anni nel luglio del 1944 trucidato insieme ad altri quattro suoi compagni dai nazifascisti a Molino di Pozzolo in provincia di Parma. E’ stato l’unico partigiano ruffanese e uno dei pochi salentini. E’ morto per quell’ideale di libertà che non ha conosciuto così come non ha mai conosciuto sua figlia. Il suo nome di battaglia era “Carlos”.
E’ una storia che in pochi conoscono e che nessuno aveva mai ricordato sin quando una amministrazione da me presieduta gli dedicò una strada del paese.
Ora, festeggiamo pure ricordando che se possiamo farlo è anche grazie al sacrificio di tanti giovani come Armando ai quali dovrebbe andare un grato pensiero di riconoscenza e non a chi ancora oggi utilizza strumenti di sottile e furbesca retorica per esaltare il fascismo e oltraggiare la Resistenza. Evviva l’Italia libera dal fascismo.
La visione miope delle amministrazioni locali e il fare compulsivo.
L’utilizzo dei fondi PNRR
Una pioggia di milioni di euro hanno cominciato ad arrivare nelle casse dei comuni dai Fondi Strutturali del PNRR, una grande opportunità e una altrettanto grande fortuna per chi amministra.
Ciò che ci si poteva augurare era l’opportunità di elaborare dei progetti di grande qualità e valore e soprattutto che si favorissero procedure partecipative.
Temo però che questo stia rimanendo nel solito ambito di buoni propositi e promesse mancate perché i comuni chiamati ad elaborare i progetti stanno dimostrando limiti funzionali, totale incapacità politica e una miope gestione amministrativa affetta da un fare compulsivo invece di pensare ed elaborare progetti di grande qualità che potrebbero dare nel tempo mediato grandi risultati di sviluppo, si ripropongono dei contenuti già ampiamente noti e forse in parte anche superati e con il dubbio che questi progetti possano essere funzionali solo alla spartizione di ingenti risorse finanziarie tra studi di progettazione, aziende di costruzione e faccendieri vari.
Del resto, in una fase storica fortemente segnata, in generale, da un’evidente difficoltà della politica a svolgere le sue funzioni, che si somma ad un livello non particolarmente elevato degli amministratori locali, i comuni sono spinti a riproporre vecchi progetti accantonati in qualche cassetto in attesa di “tempi migliori” ormai superati, se non addirittura improponibili rispetto ai nuovi scenari economici ed ambientali.
Infatti, che senso ha in un piccolo comune, per esempio come il nostro, investire risorse per la costruzione di un asilo nido e di una piscina comunale? Detto così, sono cosciente che posso essere oggetto di esecrazione da parte di tanti “abbonati”.
E’ vero che sono investimenti permessi e finanziati dai Fondi PNRR però è anche vero che una volta realizzate saranno strutture che graveranno sul bilancio del comune e quindi sulle tasche dei cittadini, se condotte in proprio, o sui bilanci delle società se saranno prese in gestione. Considerato che la gran parte dei comuni, compreso il nostro, sono in grave regresso demografico con pochissime nascite, allora ecco che le domande vengono spontanee: quanti potranno utilizzare la struttura? Quali costi dovrà sostenere il comune per il mantenimento della struttura? Quali costi dovranno sostenere le famiglie per la retta di iscrizione dei propri figli? Non è dato sapere. E’ una incognita. E il rischio è di realizzare una struttura che non avrà futuro.
Dicasi la stessa cosa per la piscina. E’ una struttura che richiede un “fottio” di risorse per il mantenimento, tanto che molte strutture hanno chiuso o sono lì lì per chiudere non riuscendo a sopportare i costi di gestione e invece noi pensiamo di costruirne una nuova.
Ora, per formazione professionale, mi chiedo: i comuni ed evidentemente anche il nostro hanno una programmazione strategica sull’utilizzo dei fondi PNRR? Hanno un piano finanziario che testimoni la fattibilità delle opere proposte a finanziamento? Sono convinto proprio di no, ma vorrei sbagliarmi e sarei contento di essere smentito. Di fatto personalmente ho chiesto al mio comune, ero ancora consigliere comunale, se per la costruzione dell’asilo vi fosse un piano finanziario che poteva giustificare la realizzazione dell’opera, documento che non mi è stato mai dato. Evidentemente non c’è.
Ed ecco allora perché sono portato a pensare ad uno sguardo corto, miope degli amministratori e ad un fare compulsivo, con la corsa al finanziamento, giusto per fare un’opera (e per una egoistica autocelebrazione dell’amministratore) che poi magari non sarà utilizzabile per le ragioni già dette.
In uno scenario di questo tipo, allora, è la vuota retorica e la voglia di apparire, anche solo per un giorno di gloria, che la fa da padrone. Così come la centralità delle giovani generazioni, sempre evocata e tanto decantata, ma in realtà mai praticata fino in fondo, eppure i fondi PNRR prevedono ottime misure di finanziamento per progetti di sviluppo e coesione sociale che possono coinvolgere i giovani.
Allo stato attuale, pur considerando le dovute eccezioni, i comuni stanno dimostrando di non essere in grado di farsi promotori di una valida progettazione territoriale, così come risulta evidente l’impossibilità per associazioni e gruppi di ricerca locali di inserirsi attivamente in processi e meccanismi di progettazione e legittime aspirazioni sulle risorse messe a disposizione che invece tendono a privilegiare enti, istituti, amministrazioni, università e spazi urbani più forti dal punto di vista del peso politico, ma che magari non hanno nemmeno legami e collegamenti diretti e costruttivi con i territori stessi. Non serve progettare “chiacchiere” con comuni che nulla hanno a che vedere con il nostro territorio per storia, tradizioni, cultura, usi e costumi.
Purtroppo, le logiche che stanno orientando gli amministratori locali per l’utilizzo dei fondi rivenienti dal PNRR, sono unicamente rivolte ad incentivare singole progettazioni, incapaci di escludere a priori rapporti di tipo clientelare e che rischiano di determinare un colossale e pericoloso fallimento in una corsa di un’assurda lotteria a chi riesce ad arrivare per primo al finanziamento. Non serve a nulla alimentare una corsa che mette in concorrenza tra di loro comuni confinanti che invece dovrebbero insieme creare coesione per un progetto di sviluppo di un determinato e più vasto territorio piuttosto che il proprio campanile.
Mi chiedo: a cosa serve rivitalizzare un comune, così come il nostro, magari adottando delle innovative ed avanzate soluzioni architettoniche (e nel nostro paese qualche “puttanata” del genere l’abbiamo fatta), dimenticando il più ampio e vitale tema dello spopolamento legato alla totale assenza di ogni opportunità economica, quando l’intero territorio circostante resta immerso nella depressione e nella marginalità?
Ecco allora che i fondi PNRR immaginati in questo modo e una gestione dei fondi strutturali di questo tipo sono del tutto inutili. È indispensabile evitare la frantumazione e la pratica ricorrente della semplice sommatoria di tanti singoli progetti destinati a rimanere separati e distanti.
Se è vero che il PNRR è un piano, allora è necessario che sia considerato a tutti gli effetti come tale e che abbia una forte visione strategica unitaria (non omologante, ovviamente). In altre parole, basterebbe tornare a fare quello che, su un piano squisitamente politico, non si fa più (se mai è stato fatto) e cioè pianificare e programmare, ma in una prospettiva “alta” e possibilmente distante dagli umori del più becero localismo e di una mera propaganda elettorale continua con insistite esposizioni mediatiche social e appaganti solo per “like” ricevuti dalla solita e immutabile “clack di ossequiosi”. Fare amministrazione non è sinonimo di spettacolo.
A chi vive e lavora in aree considerate ormai depresse, isolate, colpite da drammatiche catastrofi naturali (vedi per esempio xylella, ma è anche una catastrofe l’emigrazione giovanile e la così detta “fuga dei cervelli”), come è purtroppo il nostro territorio, non può interessare solo il bel borgo recuperato, pronto a gareggiare nel concorso del villaggio più bello d’Italia, ma l’immediatezza dei problemi quotidiani e la possibilità di continuare a condurre la propria esistenza in modo dignitoso, senza perdere il contatto con la propria terra.
“Ci face no dice, ci dice no face” (vecchio proverbio popolare)
trad. “Chi fa non dice di fare, chi dice di fare non fa”
E dai su, ancora render fotografici? Personalmente non mi sembra cosa seria trasformare quella che deve essere una attività di grande responsabilità politica e amministrativa in un continuo show business e in una rappresentazione di una realtà virtuale. Non lo accetto, non è corretto.
Ancora un’opera pubblica che si realizza nel mondo virtuale dei social web: un’area sosta camper con servizi per lo sviluppo del turismo nel nostro paese.
E poi, ancora turismo? Ma vogliamo capire una buona volta per tutte che chi viene nel salento viene unicamente nelle località marine o per il capoluogo di provincia, Lecce? Vogliamo davvero illuderci che per il nostro paese il turismo possa costituire una strategia seria di sviluppo?
Il difetto di queste proposte è quello che si sparano lì sul web senza un progetto e un piano di fattibilità.
Non si individua la zona dove costruirlo, non si dice come sarà gestito successivamente ossia se lo gestirà direttamente il comune (cosa impossibile) oppure i criteri per darlo in gestione. Non c’è uno studio di marketing che possa far capire perché i camperisti dovrebbero scegliere Ruffano per la loro sosta piuttosto che le località marine, non si capisce se potenzialmente ci sarà qualche azienda specializzata nel settore in grado di gestire la potenziale opera, non si capisce da dove vengono tratti gli scarsi dati forniti sul movimento camperistico, non si capisce perché dovrebbero affluire anche nel periodo invernale e affluire soprattutto a Ruffano (ci sono dati che confortano questi tesi?) quando tutte le strutture similari del territorio e con esperienze pluriennali sono irrimediabilmente chiuse perché la domanda sul mercato per quel periodo non esiste.
In Ugento, per chi non lo sapesse, esiste il più grande campeggio d’Europa per camperisti, ma lavora solo per i mesi estivi e in inverno è chiuso e pure è un’area attrezzatissima. Saranno degli stupidi i gestori di queste strutture o pensiamo di essere più dritti noi?
E poi, se avete la possibilità fate un giro sempre a Ugento in zona Fontanelle dove il comune ha attrezzato una zona per sosta camper vedrete che è sempre vuoto e abbandonato, di tanto in tanto si vedono in sosta alcuni camper che con tutta evidenza si riconoscono essere di famiglie gitane o al più camperisti che attendono per qualche ora che si liberi il loro posto nel campeggio. Il camperista vero va in un campeggio attrezzato per diversi ordini di motivi che non sto qui ad elencare ma che potete intuire, in primis la sicurezza.
Le aree di sosta non portano ricchezza, ma sicuramente problemi.
Da ultimo poi mi suggeriscono che il progetto postato sia copiato da uno studio denominato Foschi & Noletti, ma questa non è una novità!
Cari Federico, Nicola, Paolo, Rocco, Alessandro e compagnia bella, l’amministrazione avrebbe fatto prima ad approvare il Piano Urbanistico Generale piuttosto che risolvere situazioni con improbabili estemporanee che lasciano il tempo che trovano e che hanno la confezione della solita promessa elettorale.
Ma come quest’opera tante altre opere promesse e virtualmente progettate, vogliamo ricordarle? (Tratte, sic et simpliciter, dal programma elettorale del 2017 della Lista Direzione Comune)
Impianti di lombricoltura per la riduzione della frazione organica dei rifiuti
Campi di paint-ball e soft-air per i giovani
Campo avventura sulla Madonna della Serra
Discoteca, Sala Bowling e Locali commerciali per lo svago dei giovani
Parchi attrezzati di quartiere
Affidamenti terreni agricoli da coltivare – Orti botanici
Creazione di un Emporio solidale
Corsi di formazione professionale
Creazione di una Agenzia del lavoro per agevolare l’incontro tra domanda e offerta del lavoro
Percorsi trekking, mountain bike e mobilità sostenibile
Recupero di paijare e casolari per lo sviluppo del turismo
Messa in funzione del Centro culturale multietnico (via Torino)
Costruzione di un canile comunale o intercomunale
Manutenzione e recupero degli impianti sportivi
Costruzione di un plesso unico scolastico
Social housing e centro assistenziale per anziani
Nuova zona fieristica ed area mercatale
Creazione di nuovi mini impianti fotovoltaici
Ampliamento zona Pip
Ma anche quelle pochissime realizzate o in corso di realizzazione sono diversissime e fortemente ridimensionate rispetto a come erano state promesse, vedi per esempio le strutture sportive o la viabilità o il canile comunale.
Ancora però si continua ad operare in questo modo. Da ultimo, per esempio, sono stati presentati due progetti per il finanziamento di un asilo nido e di una piscina comunale a valere sui fondi PNRR. Anche questi progetti sono privi di un qualsiasi studio di fattibilità così come descrivevo prima nel progetto dell’area sosta camper. Ho chiesto oltre un mese addietro la documentazione all’ass.ra preposta sig.ra Angela Bruno e purtroppo non mi è stata data alcuna risposta. Devo concludere allora che è evidente che non esiste un piano di fattibilità. Così come ho chiesto la documentazione riguardo un progetto denominato Hospitis (sempre per lo sviluppo del turismo) e pubblicizzato sempre in pompa magna come se fossimo un paese eletto tra gli ottomila comuni italiani (ma non è così), ho la vaga impressione che sia per gran parte tutta fuffa.
Ma poi ad analizzare con i numeri l’attività di questa amministrazione ci si sorprende non poco nel constatare quanto siano lontani dalla narrazione che si è fatta in questi anni. Nella tabella che segue elenco semplicemente in valore le opere pubbliche promesse anno per anno e le spese realmente accertate, numeri tratti dai Bilanci di Previsione, dai Programmi Annuali delle Opere Pubbliche e dai Bilanci consuntivi di fine anno
Amministrazione Cavallo
Anno
Piano delle Opere Pubbliche
Spese Accertate da Bilancio consuntivo
2017
19.763.514,00
1.123.257,08
2018
32.572.485,00
1.062.193,43
2019
38.466.485,61
536.205,40
2020
38.823.285,61
1.556.956,48
2021
48.522.785,61
2.302.858,90
Si è tanto vituperata, l’ho fatto anche io, la precedente amministrazione Russo per aver prodotto poco ma da un confronto con gli stessi numeri quest’ultima sorprendentemente risulta essere stata più efficiente
Amministrazione Russo
Anno
Piano delle Opere Pubbliche
Spese Accertate da Bilancio consuntivo
2012
7.743.982,00
1.643.286,50
2013
7.856.478,00
464.032,56
2014
5.366.443,65
2.300.848,79
2015
22.153.045,02
4.767.624,90
2016
17.497.740,27
1.014.238,96
Ha operato spese in conto capitale per euro 10.190.031,71 contro 6.851.471,29 dell’amministrazione Cavallo.
E’ anche vero però che forse alla fine l’amministrazione Cavallo intercetterà qualche finanziamento in più, ma è anche onesto dire che sarà grazie alla triste vicenda del Covid19 per il quale la comunità europea sta elargendo miliardi di euro a tutti i comuni per la ripresa economica. Questo si può vedere anche dall’impennata delle spese negli ultimi due anni 2020 – 2021.
Ma proprio perché è offerta questa grandissima opportunità per i comuni italiani di avere finanziate opere utili per il territorio non dovrebbero essere risorse dilapidate per cose inutili o che non porteranno utilità e che si realizzeranno solo per una egocentrica vanagloriosa affermazione del se o alla peggio per l’utilità di una ristretta cerchia di persone (progettisti, aziende, direttori dei lavori e galoppini vari).
In questi cinque ultimi anni di amministrazione molte polemiche sono state sollevate, anche dall’interno della stessa amministrazione, riguardo le attività turistico e culturali organizzate dai due assessorati, assessorati che hanno lavorato in sintonia confondendo le attività.
Col termine confusione intendo il fatto che i due assessorati hanno lavorato di squadra e mettendo le somme di bilancio a loro disposizione l’uno a favore dell’altro.
E’ vero infatti che in uno dei primi consigli comunali, nel 2017, dopo una relazione entusiastica, roboante e velleitaria sui programmi di natura turistica per il paese dell’assessora al ramo sig.ra rag. Angela Bruno, sul mio intervento che ricordava alla stessa che nel capitolo di bilancio disponeva solo di 2.000,00 euro e che i suoi programmi non potevano sposarsi con quelle residuali risorse, dalla stessa mi fu risposto che avrebbe utilizzato le risorse dell’assessorato delle attività culturali presieduto dalla dott.ssa Pamela Daniele.
Ora, non entro nel merito delle polemiche sulla bontà o meno delle manifestazioni. C’è chi le ritiene di buon gusto e chi invece le ritiene un po’ kitsch.
Personalmente non mi esprimo perché non è intento di questo articolo fare una digressione sull’estetismo.
Traspare comunque dai social web, dalla lettura dei post e dei commenti dei “facebookinisti” plaudenti un gran favore di gradimento. Ma c’è anche un’altra nutrita schiera di persone che sui social non compare e che esprimono pareri quantomeno titubanti.
La mia vuole essere unicamente una attività di rendicontazione dal punto di vista tecnico, se non altro per deformazione professionale che mi porta a valutare costi-benefici di una operazione e di una attività e di risorse che forse andrebbero meglio impiegate pure in altri settori.
Per quanto affermato dalla ass.ra Bruno effettivamente poi Il tema costante giustificativo nelle delibere delle spese dei due assessorati per le attività man mano programmate è stato sempre quello dello sviluppo turistico nel nostro paese.
Un ottimo proposito e ottima idea.
Ma i propositi e le idee non generano frutto se non si ha una programmazione.
Programmazione vuol dire pianificare le attività con scelte strategiche che in un tempo ben determinato devono portare ai risultati programmati o se ci si accorge che quei risultati non possono essere raggiunti si interviene per un cambio di rotta. Beninteso questa programmazione non spetta unicamente agli assessorati turismo e cultura che bene o male il loro lo stanno facendo anche da neofite, ma soprattutto a quei personaggi di “lungo corso” che presiedono ad assessorati importanti quali ad esempio Urbanistica ed assetto del territorio, Bilancio e Programmazione, Attività produttive che nulla hanno prodotto e si gloriano delle attività dei due assessorati citati.
Scelte strategiche.Eh, si!
Ma per farle ci vuole impegno, preparazione specifica, studio o quanto meno affidarsi ad agenzie specializzate di professionisti del settore se davvero si vuole promuovere e rilanciare un territorio, è necessario fare degli investimenti mirati con una politica di marketing territoriale e non affidarsi alle agenzie di spettacolo come oggi avviene.
Allora, quelle risorse impegnate (euro 693.110,89) e più avanti specificate non sarebbero né molte né poche se alla base ci fosse un serio progetto di sviluppo del territorio di concerto anche con i comuni viciniori.
La via più semplice per chi non vuole e non può impegnarsi è quello di organizzare il classico evento appendendo ora le farfalle, ora i cuori, ora i cupidi che malgrado tutto costituiscono un’arma di distrazione per altri assessorati che hanno prodotto il nulla. Poi dopo? Ricominciamo daccapo o appendiamo qualcosa di nuovo…?
Ma vengo al dunque, m’ero promesso di non dare giudizi: ho valutato le spese sostenute nel corso di questi ultimi cinque anni e i ritorni sul territorio e che riassumo di seguito.
Orbene l’amministrazione comunale ha impegnato nei cinque anni trascorsi, dal 2017 ad oggi, la somma di euro 693.110,89. Numeri tratti dai Bilanci consuntivi del comune di Ruffano e così suddivisi per anno e assessorato:
Anno
Assessorato Turismo
Assessorato Attività Culturali
2017
2.000,00
116.190,51
2018
1.830,00
134.688,95
2019
35.916,67
113.547,02
2020
85.453,91
42.997,78
2021
76.614,67
67.195,08
2022
16.676,30
Tot.
201.815,25
491.295,64
Vogliamo a questo punto scoprire quale è stato l’andamento dei flussi turistici a Ruffano dal 2017 al 2021?
Prima però è necessario definire la figura del turista da non confondere, come in molti fanno, con quella dell’escursionista, differenza fondamentale ai fini della disamina del caso.
ESCURSIONISTA: è chi compie una breve escursione, ossia in una accezione maggiormente estensiva si intende chi effettua una breve visita (raid) fuori dalla propria sede abituale per poi rientrarvi. In una accezione ancora più semplice l’escursionista è quella persona attirata dalla manifestazione organizzata che raggiunge il nostro paese per il classico selfie con le renne natalizie, le farfalle, il Cupido e i cuori, per la strusciata nei vicoli e strade del centro storico per poi ritornare al proprio domicilio di residenza.
TURISTA: è colui il quale si sposta dal proprio domicilio di residenza in un altro luogo dove trascorrerà almeno una notte in una struttura ricettiva del posto per fini di svago, riposo, cultura, curiosità, cura, sport, ecc. E’ un consumatore di una serie di servizi e prodotti del territorio in cui è ospitato.
Fatta questa precisazione è ormai chiaro che non possiamo vantare come turisti quelle orde di escursionisti che raggiungono il nostro paese solo per il selfie e consumando ricchezza nostra senza apportare alcuna ricchezza. Ossia non spendono un centesimo ma usufruiscono delle risorse messe a disposizione dalla nostra amministrazione per godere di una serata diversa.
I flussi turistici per il nostro paese sono riassunti nella tabella che segue (numeri ufficiali forniti dall’osservatorio regionale del turismo):
ITALIANI
STRANIERI
TOTALE
Anno
Arrivi
Arrivi
Arrivi
2017
205
73
278
2018
250
83
333
2019
298
242
540
2020
279
48
327
2021
314
116
430
Il flusso turistico è aumentato di 152 unità nel corso dei cinque anni considerati.
Poniamo il caso che questo aumento sia dovuto all’opera e alle attività introdotte dall’amministrazione comunale e non dai titolari delle strutture ricettive che pagano di tasca propria la promozione e la propaganda per le loro strutture.
Sorge spontanea allora una domanda: ma al nostro comune quanto è costato unitariamente l’incremento di 152 unità?
E’ facile far di conto, se nei cinque anni sono state impiegate risorse per 693.110,89 euro, con una semplice rapporto otteniamo la somma richiesta: per ogni unità in più giunta a Ruffano il costo è stato di euro 4.559,94.
Io sono convinto che per quei pochi turisti che raggiungono il nostro paese il merito è da ascrivere agli operatori del settore e al forte incremento delle presenze turistiche nel Salento e non certo all’amministrazione comunale anche perché poi non si ha un progetto di politiche attive per la promozione del territorio e la promozione del turismo.
Ma ancora qualche dato. Abbiamo affermato che un turista è un consumatore di una serie di servizi e prodotti del territorio per cui dovrebbe risentirne dei benefici il settore del commercio e delle piccole attività con l’incremento di unità e di reddito.
Però dai dati ufficiali rilevati dall’ufficio statistica della Camera di Commercio di Lecce (e sono gli unici che contano) risulta che per il nostro comune, nell’arco temporale dei cinque anni considerati, le attività sono diminuite e il reddito medio pro-capite è tra i più bassi della provincia di Lecce.
Nella tabella che segue si forniscono i dati citati per anno
Attività commerciali e piccole attività
2017
2018
2019
2020
2021
Registrate
292
294
233
285
286
Attive
283
283
219
273
271
E’ del tutto evidente, dalla lettura dei numeri, che la narrazione che si fa sull’aumento dei flussi turistici e della ricchezza nel nostro paese è soltanto esercizio retorico di spicciola propaganda che conquista, ammalia e stordisce una larga fetta della popolazione.
Le manifestazioni piacciono? Bene!
Danno un ritorno concreto al territorio al di là dell’autocelebrazione compulsiva degli amministratori e dei festanti di corte? NO!
Potrebbero essere utili solo se inserite in un programma attivo di sviluppo del turismo che dovesse prevedere il rilancio del centro storico con un progetto concreto, che allo stato non c’è, altrimenti sono solo come un fuoco fatuo in una notte di mezza estate.
mi è stato inviato uno screenshot di un tuo post su facebook dove fai una affermazione importante in cui ti dichiari onorato di aver fatto parte della migliore amministrazione del dopoguerra. Ci ho pensato molto prima di scrivere, poi ho deciso di farlo.
Tu mi conosci, così come tanti altri. Il mio carattere certe volte non sa tenersi dentro ciò che deve essere detto.
Considerato che tu dal 1988 (che è quasi dopoguerra) ad oggi hai fatto parte di diverse amministrazioni avresti dovuto meglio specificare qual è questa amministrazione. Ovvio la mia è una battuta, capisco che ti riferisci alla amministrazione uscente, ma avresti ancora fatto meglio a specificare perché è stata la migliore e quali sono stati i tuoi parametri di valutazione.
Migliore per cosa? I più belli? I più bravi? I più appariscenti?
Poi, che il meglio deve ancora venire ne sono certo anche io! Ne vedremo delle belle!
Oltretutto mi è parsa una caduta di stile e rispetto per quei tanti consiglieri, assessori e sindaci (tra gli altri qualcuno pure si sta spendendo per voi in questa tornata elettorale, il dott. Stradiotti) che nel dopoguerra tanto hanno dato al paese e alla comunità. Diverso sarebbe stato dire “secondo me una delle migliori amministrazioni di cui ho fatto parte” e spiegare il perché e per cosa. Altrimenti comprendi che la tua diventa una frase generalista e senza un senso.
Dai su, dimmi che è stata una delle solite bolle da campagna elettorale e insieme sorridiamo. Perché se no dovrei dire che quelle poche volte che hai parlato con me non mi hai mostrato tutto questo ardimentoso entusiasmo, anzi avevi più di una titubanza sull’operato e sui componenti di questa amministrazione. Magari l’avrai fatto per paraculaggine nei miei confronti e sempre per paraculaggine lo starai facendo nei confronti dei tuoi attuali compagni di viaggio. Ti avrei votato ugualmente nell’elezione del consiglio provinciale, a prescindere. Non ho bisogno di sentirmi confortato dal giudizio di chicchessia. Una mia idea, che poi è nota, ce l’ho di questa amministrazione, l’ho scritto in più occasioni e te l’ho ripetuto in altrettante occasioni.
Mi complimento poi con te perché dal tuo post rilevo che stai praticando anche gli studi filosofici (starai studiando da sindaco), hai citato una frase, senza però indicare la citazione che è una cosa che si fa quando si citano frasi d’altri, di un grande filosofo dell’era moderna Schopenhauer: “La gloria la si deve conquistare, l’onore invece basta non perderlo”.
Permettimi però di dirti che purtroppo quella frase nulla c’azzecca concettualmente con quanto hai scritto dopo e con quanto volevi esprimere.
Avere morale ed onore per esempio significa anche non promettere mai quello che non si ha e che non si puote, significa non tradire i propri impegni. L’onore è qualcosa che lo si merita, che si guadagna e che si compenetra con un percorso di responsabilità e non può essere invocato con superficialità autocelebrativa altrimenti si rischia il ridicolo.
Le parole se non meditate diventano una scatola vuota e chi ha responsabilità pubbliche dovrebbe soppesarle prima di pronunciarle. A parte il fatto che il termine è pure abusato, pensa per esempio all’onore mafioso, ai delitti d’onore e per questo personalmente preferisco parlare di dignità.
Non voglio andare oltre in queste considerazioni per non correre il rischio siano scambiate per polemiche e moralismi ma che parlerebbero unicamente di morale e dignità.
Poi un po’ tutti in verità facciamo abuso ti tali termini talvolta senza neanche conoscere il significato e il valore ed ognuno vede la realtà dal suo punto di vista. A tal proposito penso di farti cosa gradita citando proprio Schopenhauer che nella sua principale opera “Il mondo come volontà e rappresentazione” sostiene che il mondo è fondamentalmente ciò che una persona vede attraverso la sua esperienza (concetto di relativismo) che diventa il principio assoluto della realtà, che però è nascosto alla ragione. Ecco, tu con la tua affermazione hai certificato alla perfezione quanto sostenuto dal filosofo.
A questo punto non mi resta che concludere con un altro aforisma dello stesso filosofo:
“In genere è meglio palesare la propria intelligenza con quello che si tace piuttosto che con quello che si dice. La prima alternativa è la saggezza, la seconda vanità” (Arthur Schopenhauer)
Conservare la propria dignità e difenderla sarebbe compito di ogni essere umano, nel limite delle possibilità umane, senza atti di eroismo, ma nelle azioni di tutti i giorni allineando le proprie azioni ai propri valori, per chi li possiede.
Purtroppo, con mia mai sopita sorpresa e a volte con grande rammarico devo rilevare che tante persone, che pure sono in vista, che sembrano rispettabili, per abietti motivi sono disposte a mettere sul mercato, a calpestare, a umiliare la loro dignità di uomini.
La credibilità di un uomo si basa sulla dignità delle scelte.
Per me non c’è atto più vergognoso, forse esagero nel dire che io sarei disposto a morire piuttosto che non rispettare da me stesso la mia dignità.
Non mi sono mai piegato, e la mia storia lo racconta, di fronte a prevaricazioni, violenze, minacce che avrebbero potuto cambiare pericolosamente il mio percorso di vita e quello della mia famiglia e non l’ho fatto per orgoglio, come in molti sono portati a credere, ma l’ho fatto unicamente per difesa della mia dignità. Fossi stato disposto ai compromessi che mi si proponevano sicuramente non avrei subito tutte quelle mortificazioni che mi hanno portato nelle aule di tribunali per difendermi da infamie, calunnie e falsità.
E’ ovvio allora, date queste premesse, che io sono basito e senza parole, o meglio avrei un profluvio di epiteti da rivolgere, ma mi sforzo di controllare proprio per mia dignità, di fronte a certe manifestazioni pubbliche in cui alcune persone svendono la propria dignità se mai ne hanno avuta una.
L’unica giustificazione che posso trovare per loro è soltanto di natura patologica: soffrono della sindrome di Stoccolma.
Non userò molti giri di parole per dire quanto non mi piacciono tutti quelli che oggi, in modo anche sarcastico e con evidente disprezzo, giudicano la formazione delle liste elettorali per l’imminente rinnovo del consiglio comunale.
Voglio spezzare una lancia a favore di tutti, e ribadisco tutti, i candidati che si sono prestati a riempire le tre liste elettorali. Molti li giudicano degli incoscienti, ma io dico che la loro incoscienza è molto più cosciente della coscienza di chi giudica. Grazie a loro si sono potute formare delle liste per il governo della città e per poter assicurare la continuità di un processo democratico di cui fa parte anche una opposizione alla maggioranza che sarà eletta.
Queste persone non hanno tolto niente a nessuno, anzi stanno dando quel poco che hanno per il paese.
E allora mi chiedo dov’è la coscienza di coloro che giudicano? Dov’è il loro senso civico alla partecipazione? A meno che la partecipazione non sia intesa come partecipazione “allu sciuticu”, sport tra l’altro popolare per il nostro paese.
Perché non hanno proposto la loro candidatura se ritengono la loro coscienza superiore e più performante di quella dei candidati odierni? Sarebbero stati accolti a braccia aperte. Ma così non è. Lo so per esperienza, si fa tanta difficoltà a comporre una lista elettorale. Conosco tante di queste persone, leoni da tastiera e tigri in casa propria, ruggiscono quando devono giudicare e miagolano quando devono scusarsi delle puttanate che scrivono e dicono o quando sono chiamati a diretta responsabilità con invito alla rappresentanza, in parole povere alla candidatura.
Abbiate almeno il decoro del rispetto per chi, soprattutto per i più giovani, ha messo la propria faccia in questa tornata elettorale e il rispetto di voi stessi.
E’ vero, sono oggi politicamente rappresentanze deboli, ma l’esperienza che vivranno potrebbe formare una classe dirigente valida per il futuro. Ma poi possiamo davvero indicare con certezza delle figure politicamente autorevoli fra i tanti candidati?
Un conto è gestire, magari anche con la soddisfazione dei tanti, l’immediato, il giornaliero, l’intrattenimento, un altro conto è avere una visione e una progettualità. Diecimila like o ancora meglio centomila like non fanno un progetto politico. Il like, soprattutto in materia politica, è una paraculaggine per chi lo posta e rischia di trasformarsi in delirio di onnipotenza per chi lo riceve.
Qual è allora la colpa di queste persone e di questi giovani che hanno accettato l’invito alla candidatura, non hanno nessuna colpa e vanno rispettati, tutti. La colpa e di chi pur avendone le qualità si nasconde, declina l’assunzione di responsabilità per poi giudicare l’“incoscienza” degli altri.
Tutta un’altra storia è invece se parliamo di politica, ma di questo mi piacerebbe parlarne in un articolo dedicato. E’ di tutta evidenza però un fatto: in questo paese è evaporato oltre che il senso civico alla partecipazione anche la capacità politica.
Questi ultimi giorni sono stati quelli della competizione tra San Remo e San Valentino, l’uno per la competizione canora e l’altro per la competizione amorosa. Ambedue hanno in comune la bugiarda idiosincrasia di quanti si dicono contrari. Non è vero, la realtà e lo share dicono ben altro. Sono due momenti “sacri” cadenzati nell’anno solare di tantissimi. A pari merito risultano vincitori.
Come ogni anno il 14 febbraio s’è ripetuta la liturgia della così detta festa degli innamorati, si dovrebbe ossia festeggiare San Valentino che dovrebbe essere il Santo protettore degli innamorati. Dovrebbe essere, perché questa circostanza non è storicamente supportata. La storia è molto semplice, era una festa pagana durante il periodo dell’Impero romano, I Lupercalia, dove uomini e donne si davano pubblicamente ai bagordi, le donne si facevano piacevolmente battere (forse anche sbattere) da compagnie di uomini che circolavano nudi per le strade. Ad evitare questo scempio, un Papa, Gelasio, fece abolire questa festa sostituendola con la festa di San Valentino.
La tradizione s’è tramandata fino ai nostri giorni acquisendo sempre più i tratti di una festa consumistica e dell’effimero, ma è sempre rimasta una festa strana. Strana perché sembra che ognuno si schernisca dal festeggiarla ma poi non si perde occasione di un selfie accanto, sopra o sotto un cuore rosso attaccato o fatto penzolare per le strade dei paesi e delle città. Strana perché dovrebbe essere una festa della Chiesa Cattolica ma viene festeggiata laicamente e quasi con culti pagani facendo una gran confusione tra Santi della cultura cattolica e Miti della cultura greca. Cupido c’entra nulla con San Valentino.
E’ bello vedere la gente felice e contenta sorridere strusciando le vie del paese addobbate con cuori, frecce spezzate e Cupidi sotto il riflesso di suggestive lampade per festeggiare il dio Amore, illudersi di essere da esso baciati e sentirsi per un attimo coinvolti in una atmosfera quasi fiabesca, dimenticando per un attimo tutti i problemi della vita quotidiana e della realtà e per le orde farisaiche di credenti cristiani dimentiche del tutto che quel povero “diavolo” di San Valentino, martire della fede, come racconta la tradizione cattolica, si sacrificò per proteggere due amanti.
La sorpresa deludente però è quando la confusione viene sostenuta e l’effimero alimentato da chi dovrebbe, per dovere, avere la responsabilità di far crescere nelle comunità, pur tra continui, e per taluni inopportuni, “lazzi e frizzi”, la consapevolezza di una realtà più profonda e complessa rispetto a quella fiabesca delle rappresentazioni che si ripetono con stucchevole ripetitività nel tempo e che rischiano, di diventare farsesche.
Va bene la leggerezza, non la banalità. Va bene la sobrietà, non lo sfarzo.
La storia di Cupido, dio dell’Amore e figlio di Afrodite, innamorato di Psiche, più che una storia romantica rappresenta una tragedia, narrata nell’Asino d’oro di Apuleio, una storia raccontata da una vecchia ad una giovane donna tenuta in ostaggio in una caverna e incidentalmente ascoltata da un uomo, Lucio, trasformato da una maga per sbaglio in asino invece della richiesta aquila, ma con la coscienza ancora di umano, per un peccato, guarda caso, di vanità, di vanagloria e desiderio.
La stessa cosa è successo a Pinocchio nella favola del Collodi che inseguendo i sogni dell’effimero della città dei balocchi si ritrovò nelle fattezze di un asino.
Assistendo alle vicende dell’attualità mondiale fino ai cortili di casa nostra mi si è posta con insistenza una domanda che non mi lasciava tregua e alla quale ho voluto dedicare una riflessione e cercare una risposta. La domanda anche se può sembrare articolata è molto semplice: “chi è maggiormente responsabile per scelte irresponsabili, l’irresponsabile che le fa o gli irresponsabili che lo sostengono e lo seguono?”
In un mondo ideale, l’irresponsabile sarebbe un persona isolata: un individuo che compie scelte discutibili e ne paga le conseguenze personalmente, in solitaria, come un naufrago che decide di bucare la propria scialuppa per vedere se l’acqua è fresca. Nella realtà, però, l’irresponsabilità è quasi sempre un “fenomeno di gruppo” e la storia ce lo insegna.
Chi è più colpevole? Il “matto” che indica il precipizio o la folla che lo segue al galoppo gridando “finalmente un panorama nuovo!”?
Rifletto sull’irresponsabile: chi è? Parto da una definizione illuminata di don Tonino Bello che definiva etimologicamente la parola formata da “responso” e “abilità”. Il responso è una risposta solenne, autorevole a una domanda o richiesta. Quindi la responsabilità è la capacità, l’abilità di dare un responso. Per analogia, quindi, irresponsabile vuol dire ovviamente non avere la capacità o l’abilità di un responso se non demagogia.
Si può perciò affermare che l’irresponsabile spesso agisce per deficit di visione, eccesso di ego o semplice leggerezza. Per lui, la scelta irresponsabile è un atto naturale, quasi istintivo. È il motore immobile del caos.
Per i sostenitori, invece, la questione è di natura etica e morale. Chi segue dovrebbe avere, teoricamente, il potere e la capacità di scelta e il dovere del discernimento. Validare una irresponsabilità significa darle gambe, risorse e legittimità. Senza il gregge, il lupo cattivo è solo un cane che abbaia al vento; senza i seguaci, l’irresponsabile è solo un eccentrico innocuo.
Quindi, Il sostenitore è, tecnicamente, “più irresponsabile” del leader, perché compie un atto di sottomissione intellettuale: rinuncia alla propria capacità critica per appaltare il proprio destino a un pifferaio magico che il più delle volte non sa nemmeno suonare il flauto.
E sempre riflettendo ho trovato l’archetipo di questo cortocircuito nella figura di “Brancaleone da Norcia”. Il nostro “magnifico” cavaliere è l’irresponsabile per eccellenza: privo di mezzi, privo di senno, ma dotato di un’invidiabile capacità di convincere gli altri che la prossima sventura sarà un trionfo.
Ma guardiamo la sua armata. Un manipolo di straccioni che, pur vedendo il proprio leader caricare mulini a vento (o peggio, cadere da un ponte sospeso), continua a seguirlo verso la Terra Santa (o verso la prossima bastonata).
“Ma che fuggite? È un’astuzia bellica!” grida ai suoi Brancaleone quando potrebbe essere scornato per un fallimento.
Ecco il punto: il sostenitore dell’irresponsabile non è solo un complice, è un “interprete creativo del disastro”. Quando Brancaleone porta tutti nel fango, c’è sempre qualcuno che loda la qualità terapeutica dell’argilla.
Il seguace trasforma l’errore grossolano in “visione controcorrente” e la mancanza di senso civico in “spirito libertario”. Se Brancaleone fosse rimasto solo, al massimo si sarebbe preso un raffreddore in qualche fossato; grazie ai suoi seguaci, la sua irresponsabilità potrebbe diventare un’epopea di un fallimento catastrofico personale e collettivo degli stessi seguaci.
In definitiva, se l’irresponsabile è la scintilla, chi lo sostiene è il comburente.
Mentre il primo di fronte ad un giudizio potrebbe invocare l’incapacità di intendere e di volere, il secondo non ha scuse: ha visto il baratro, ha guardato la guida che inciampava sui propri lacci e ha deciso comunque di mettersi in fila, magari lucidando l’armatura arrugginita.
Forse, come direbbe l’illustre Cavaliere da Norcia, la colpa non è di chi non sa dove va, ma di chi, vedendo uno che vaga a casaccio, esclama: “Ecco l’uomo che ci porterà alla gloria!” e lo segue nel primo fosso disponibile.
Per ulteriore precisazione mi dispiace dover contraddire l’ass. De Vitis. Sulla base delle informazioni ufficiali dell’ISTAT e dei rapporti territoriali recenti (come il BES 2025 della Provincia di Lecce citato indirettamente), l’Indice di Disagio Socioeconomico (IDISE) presentato e aggiornato nel 2025 fa riferimento principalmente a dati consolidati tra il 2021 e il 2025
Per quanto riguarda il 2021 si fa riferimento agli ultimi dati censuari. L’ultimo censimento è del 2021 e i dati riguardano il censimento permanente della popolazione e delle abitazioni. Anche se pubblicati o analizzati in report del 2025, il 2021 è l’anno “di base” perché fornisce la fotografia più dettagliata e scientificamente attendibile a livello comunale e sub-comunale (fino alle singole sezioni di censimento).
Per quanto riguarda gli Indicatori di “contorno” (2024-2025): Alcuni report (come il Benessere Equo e Sostenibile – BES) integrano l’indice con dati più freschi per indicatori specifici: o Demografia e Lavoro: Dati aggiornati al 2024 (es. tassi di occupazione, incrementi migratori).
Popolazione residente: Stime aggiornate al 1° gennaio 2025.
Evoluzione storica: Prima di questo aggiornamento, gli indici di disagio strutturale erano stati calcolati dall’ISTAT per gli anni dei censimenti generali “decennali”: 1991, 2001 e 2011.
Perché si usano dati del 2021 nel 2025? Esiste un “gap” fisiologico tra la raccolta dei dati e la pubblicazione dell’indice perché l’ISTAT deve incrociare variabili molto complesse (istruzione, condizioni abitative, stabilità lavorativa, composizione familiare). Questo rende il dato del 2021 l’ultimo dato strutturale certo per poter confrontare tra loro i comuni (come Ruffano e i suoi vicini) su una base scientifica omogenea. In sintesi, quando si legge il report del 2025, si guardando una fotografia scattata nel 2021 ma analizzata con gli strumenti e i confronti territoriali più recenti del 2024 e 2025. Questo conferma la tesi che se già nel 2021 la situazione era critica, gli anni successivi non hanno fatto altro che acuire questo disagio. Quindi quelli che ho presentato sono dati aggiornati al 2025 a tema di smentita.
E poi da ultimo mi permetto un consiglio se pur non richiesto: l’intelligenza artificiale è un’ottima cosa, ma può costituire motivo di inciampo se non si è in grado di porre le giuste domande. E poi ancora chi potrebbe pensare mai di pubblicare, e men che meno l’Istat, report con dati obsoleti da più di dieci anni?
Caro Franco, non è la prima volta che interloquisco con te pubblicamente, ricordi quel tuo post in cui dichiaravi che fai parte della migliore amministrazione del dopoguerra e che ne avremo viste delle belle? Non vorrei essere nei panni di chi ti sta ancora accanto per non gridare ad una jattura e bene fai a non esprimerti sugli eventi di attualità. Ovviamente scherzo!
Mi hanno recapitato il post ultimo che tu hai scritto su facebook dove annunci la tua ricandidatura. Nulla questio, ognuno è libero di fare le proprie scelte come meglio crede. Permettimi però di eccepire sulle motivazioni che al di là di generiche affermazioni nulla raccontano della realtà e non voglio entrare nel merito delle opere di cui parli altrimenti scivoleremmo in un contraddittorio che per senso di responsabilità civica e umanità cristiana non mi va di intraprendere.
Avrei meglio compreso, capito e apprezzato, ma anche giustificato, motivazioni che fossero state di solidarietà per la vicenda umana e giudiziaria del sindaco, cosa che non traspare in nessun passo del tuo post.
Parlare però, come fai tu, ma non solo tu, di un paese che sembra lì lì perché gli sia assegnato il premio Nobel per capacità amministrative proprio no.
È di poco tempo fa un’indagine Istat che disegna il nostro comune tra i più arretrati e fragili e che vive un forte disagio socioculturale ed economico che ci porta in questa graduatoria a superare di gran lunga gli indici di tollerabilità e a piazzarci all’ottavo posto in provincia di Lecce e al trentaquattresimo in tutta la Puglia tra i comuni più disagiati.
Questo studio è stato pubblicato dalla stampa locale solo dal Gallo di Tricase (vd. articolo in nota) e nessuno ne ha fatto menzione ed esso rileva importantissimi indici che sempre al di là di narrazioni trionfalistiche raccontano un paese ben diverso.
Perché siamo un “Comune Fragile”
I dati pubblicati dall’Istat non sono opinioni, ma il risultato di indici tecnici che misurano la tenuta di una società. Ruffano soffre per tre fattori critici che l’amministrazione o ha nascosto sotto il tappeto delle narrazioni o che non conosceva (ipotesi più benevola):
IVSM (Indice di Vulnerabilità Sociale e Materiale): Questo parametro non guarda solo al reddito, ma alla qualità della vita. Misura l’affollamento delle case, il basso livello di istruzione e la quota di famiglie che vivono in isolamento sociale. Ruffano segna rosso: qui la povertà non è solo monetaria, ma è povertà di opportunità.
Indice di Dipendenza Strutturale: Con una popolazione che invecchia e giovani che fuggono (nonostante le “festicciuole”), il carico sociale grava su pochissime spalle produttive. Un comune che non crea lavoro vero, ma solo “lavoretti” e qualche “bonus” legato all’effimero, è un comune destinato al collasso demografico così come in realtà sta succedendo.
Tasso di NEET e Abbandono Scolastico: La fragilità sociale nasce nelle scuole. Senza un investimento serio sulla cultura e sulla formazione professionale, cresce un paese incapace di un pensiero riflessivo, critico e autonomo.
Quindi viene da dire che quando la festa e la narrazione finisce, resta solo il disagio (e il silenzio)
Secondo me c’è un’espressione che descrive perfettamente il presente e il recente passato di Ruffano: dissociazione cognitiva. Da un lato c’è stato un borgo scintillante, quello dei selfie sotto le luminarie, delle piazze affollate per l’ennesima “festicciuola” stagionale e della narrazione di un “paese guida” che brilla di luce propria nel basso Salento. Dall’altro, però, c’è la realtà dei numeri, fredda e spietata come una sentenza.
I dati Istat non lasciano spazio a interpretazioni: Ruffano è scivolato verso il fondo della classifica provinciale e regionale per disagio socioeconomico. Ma la vera notizia non è il dato in sé, quanto il silenzio assordante che lo ha accolto.
Mentre il tessuto economico locale arrancava, l’amministrazione comunale sembrava aver scelto la via più facile: quella della distrazione di massa con narrazioni elucubrative ed esaltazione dell’effimero. È la politica dell’apparenza, dove il successo di un mandato si misura in decibel e numero di visitatori per una sera, anziché in posti di lavoro creati, servizi sociali potenziati o opportunità per i giovani.
Si amministra per l’algoritmo di Facebook, puntando tutto sull’immagine di un paese-vetrina. Ma dietro quella vetrina cosa c’è? C’è un territorio che fa fatica, famiglie che stringono la cinghia e una cronica mancanza di visione strategica che vada oltre la prossima locandina colorata.
Il dato più preoccupante, però, non riguarda chi governa, ma chi viene governato. La mancanza di commenti ai dati del disagio pubblicati suggerisce un fenomeno inquietante: l’assuefazione.
“Preferiamo ballare sulle macerie piuttosto che chiederci perché le stiamo calpestando.”
La narrazione del “paese guida” è diventata una coperta di Linus: ci rassicura, ci fa sentire importanti, ma non ci protegge dal freddo della crisi economica. Chi non critica, chi non analizza questi numeri incontestabili, sta di fatto firmando la resa di un’intera comunità, ma allo stesso tempo chi critica non è contro la comunità.
Non bastano i fiori ai balconi per nascondere il declino di un sistema. Un paese guida è quello che sa affronta i propri deficit, che investe nel welfare e che ha il coraggio di guardarsi allo specchio senza filtri Instagram.
Continuare a ignorare i dati Istat per non rovinarsi la festa non è ottimismo: è cecità, è responsabilità politica. Ruffano merita di più di un calendario di eventi; merita una classe dirigente e una cittadinanza che abbiano il coraggio di ammettere che, spenti i riflettori, il disagio resta lì, identico a prima. Anzi, un po’ più profondo.
Ma prima di oggi, in altri miei articoli su questa pagina, avevo già tratteggiato la situazione che l’Istat descrive scientificamente.
Non è vero poi che, come tu dici, l’opera più grande compiuta dalla amministrazione di cui hai fatto parte è la “pacificazione sociale” senza spiegare cosa si intende per pacificazione. Io posso essere testimone che non è così (ma anche altri insieme a me possono testimoniare) e non per mia volontà, ma per la perfidia di soggetti che con te sedevano in amministrazione comunale.
Per concludere devo convenire con quanto dici nella stessa conclusione del tuo post: “il progetto che abbiamo creato è più grande di noi…”
Forse hai ragione ed è probabilmente tanto grande che non avete avuto le capacità e le conoscenze per governare tale progetto tanto che vi è sfuggito dalle mani clamorosamente e “bruscamente”.
Con gli stessi ingredienti si può fare solo sempre la stessa torta.
Tutti più o meno conosciamo la storia della presa di Troia da parte dei Greci attraverso l’inganno del così detto cavallo di Troia e quella nel titolo è la frase pronunciata da Laocoonte nell’Eneide, veggente e gran sacerdote, che metteva in guardia gli abitanti di Troia tentando di convincerli a non accettare quel dono (il cavallo in legno) donato dei Greci, dono che poi si è rivelato infatti letale per la città di Troia.
Perché questa introduzione storico-letteraria? Perché oggi a me sembra che l’attuale governo abbia costruito un moderno cavallo di Troia (il referendum sulla giustizia) per scardinare o indebolire un potere autonomo della Costituzione Italiana per asservirlo alla volontà e ai desiderata della politica.
Non è vero? Io so e leggo che nulla fanno i politici sostenitori del sì per sconfessarlo: leggo le dichiarazioni di massimi esponenti politici che confermano i miei dubbi quando strumentalmente e senza nessuna connessione logica né tantomeno tecnica portano a supporto della loro tesi casi giudiziari di attualità con i quali vogliono mettere in cattiva luce l’operato della magistratura.
Un caso per tutti per sintetizzare? La così detta “famiglia del bosco” alla quale è stata sottratta la cura dei figli minori. Ora, tutti voi conoscete la storia e sapete che il primo ministro on. Meloni si è schierata a favore della famiglia e contro la sua disgregazione imputandone la responsabilità ai giudici che hanno emesso il provvedimento (atteggiamento strumentale e scorretto della presidente del consiglio) ma la presidente Meloni e la sua maggioranza tutta non dice che poco meno di due anni fa ha voluto fortemente e fatto approvare il decreto Caivano nel quale è prevista la carcerazione per i genitori che non mandano i figli a scuola. Quindi? Quindi è ancora più grave se oltre a non garantire ai figli l’educazione scolastica non garantiscono anche altri servizi essenziali come le cure mediche e la socializzazione.
Non voglio discutere dal punto di vista tecnico la riforma proposta, non ne avrei le competenze anche se un poco di diritto l’ho pure studiato. Però andare a votare sì per questa riforma costituzionale così come è proposta è un azzardo. È un azzardo perché rimanda la piena attuazione di essa a delle leggi che dovrebbero essere votate poi in Parlamento. Quindi io cittadino che sono chiamato ad esprimermi vengo preso in giro perché poi la vera efficacia del provvedimento avverrà con le leggi di attuazione che saranno votate a maggioranza in parlamento che sarà quella maggioranza che vuole il drastico ridimensionamento di un organo autonomo (la magistratura) previsto nella Costituzione Italiana.
È proprio così perché cosa può pensare di più un cittadino quando legge e ascolta dichiarazioni del ministro Nordio che afferma candidamente in più occasioni:
“la Schlein non ha capito che questa riforma può avvantaggiare anche lei se e quando andrà al potere”
“Nessuno ha mai affermato che questa riforma risolverà i problemi della giustizia”
“La Magistratura va controllata e la riforma lo permetterà”
“La Magistratura è una associazione paramafiosa”
O anche la senatrice Matone della Lega quando in un fuori onda televisivo sulle dichiarazioni di Nordio dichiara tutto il suo malessere perché “tutti noi pensiamo quelle cose però non si devono dire pubblicamente”, ossia siamo contro la magistratura ma non dobbiamo dirlo.
Ma ancora le giornaliere dichiarazioni al veleno contro la magistratura del presidente del consiglio on. Meloni.
Non voglio tediarvi con altre citazioni ma permettetemi l’ultima successa in ordine di tempo quando ieri il capo di gabinetto del Ministro della Giustizia Nordio, Giusi Bartolozzi indagata per la questione Almasri per false informazioni al pubblico ministero, ha dichiarato pubblicamente “Votate Si e ci togliamo di mezzo la magistratura, è un plotone di esecuzione”.
È ovvio allora che la riforma della giustizia proposta dal governo non ha nulla di tecnico ma è un fatto puramente politico che ci trasciniamo da alcuni decenni di berlusconiana memoria e vuole tutelare le malefatte della classe politica dall’azione di controllo della magistratura e nessun beneficio evidente ne rinviene per i cittadini che oggi invece sono tutelati dal controllo che opera una magistratura indipendente.
In parlamento oggi siedono ministri, sottosegretari, viceministri e tanti onorevoli indagati, rinviati a giudizio e addirittura condannati per reati vari che come se nulla fosse in spregio ad ogni buon gusto e in spregio dell’etica e della morale occupano le loro posizioni e sono ovviamente e convintamente decisi a votare sì e ovviamente (per loro) la colpa di trovarsi indagati, rinviati a giudizio o condannati è dei giudici che hanno valutato le prove e non la loro che si sono prestati a malefatte.
In questo contesto mi sorprende tanto la conversione della destra italiana che storicamente nelle vicende che hanno riguardato gli scandali politici (ricordiamo mani pulite) ha sempre strenuamente difeso la magistratura dagli attacchi dei politici. Purtroppo, secondo me, ha dovuto piegarsi a quei compromessi che un tempo erano per loro come l’acqua santa per il diavolo e accettare questa riforma voluta fortemente dagli eredi politici di Berlusconi in cambio dell’assicurazione a Meloni dell’appoggio per una futura riforma presidenziale dello Stato e l’assicurazione alla Lega Nord del federalismo regionale e del giocattolo di Salvini del ponte sullo stretto. Quando il potere liscia il pelo…
La mia è anche una testimonianza diretta per aver subito da amministratore le attenzioni della magistratura (o meglio sarebbe dire la pressione scandalosa e senza scrupoli di una certa politica, ma è un altro tema di cui mi prometto di approfondire) che ho accettato col dovuto garbo e rispetto e sono stato difeso con lo stesso garbo, perizia e capacità professionale dai miei avvocati nel processo e mai dal processo anche se delle ingiustizie le ho subite, non dai giudici ma dai politici compreso il defunto esimio presidente della repubblica on. Napolitano (pace all’anima sua).
Lo stesso PM che mi accusava ha poi chiesto la piena assoluzione. Se al tempo fosse stata vigente la riforma che oggi si propone sicuramente il risultato sarebbe stato diverso, ma io ho avuto la fortuna del Pm che valuta autonomamente e in piena libertà le prove sia contro che a favore dell’indagato.
Ma poi al netto di tutto, c’è molto da riflettere pensando che questa riforma era fortemente voluta ed era scritta nel piano di rinascita della famigerata loggia massonica P2 del venerabile capo Licio Gelli di cui anche Berlusconi faceva parte. Ed è ormai assodato che questa loggia massonica è stata attrice principale di un periodo stragista e fautrice di progetti delinquenziali e destabilizzanti per la democrazia in Italia e per lo Stato Democratico. Personalmente mi basterebbe anche solo questa motivazione per votare NO!
Ecco allora le ragioni, di natura strettamente politica, per le quali io voto convintamente NO al referendum del 23/24 marzo.
Ijeu ca cercu sempre cu ‘mparu studiu, leggu, ascoltu eppuru certe fiate me sentu nu somaru. Poi ‘nc’è ci nu cazzu no capisce e te ogni cosa cu presunzione disquisisce e te vene ne dumanni ma ssignuria quante laure teni? e non è pe casu ca te ‘nganni? Ma è meiju li lassi stare è meiju trhovi na scusa, “na cosa urgente tegnu te fare”. Su ciucci sannu sulu raijare è inutile ne rispunni tantu no ‘nc’è nenzi te fare.
Durante una finale di calcio un arbitro richiama più volte un giocatore per delle scorrettezze di gioco, poi lo ammonisce con cartellino giallo e infine per un fallo grave lo espelle direttamente con cartellino rosso. Il giocatore espulso è il capitano della squadra, che lascerà in dieci uomini e subirà una lunga squalifica. La sua squadra perderà la partita compromettendo la vittoria del trofeo.
Di chi la colpa di aver perso? Dell’arbitro che ha espulso giustamente il giocatore e capitano o di quest’ultimo che si è fatto espellere e squalificare per un grave ed evidente fallo di gioco? E non saranno altrettanto responsabili i suoi compagni di squadra e l’allenatore che non hanno saputo consigliarlo ad una condotta contenuta?
Eppure persino i giocatori della squadra avversaria, oltre all’arbitro, lo avevano consigliato bonariamente a darsi una calmata e ammonito sul fatto che poteva essere espulso. Ora, avrà ragione il capitano espulso nel post partita a lamentare per la sconfitta e per il fallimento addebitando la responsabilità all’arbitro?
Se qualcuno pensa di intimidirmi con pseudo pressioni psicologiche e argomentazioni da cortile per ciò che scrivo e perché si sente coinvolto da giudizi personali che non ho mai espresso pubblicamente, ma che senza usare ipocrisia li ho per me, mal gliene incoglie. Nei miei post su Facebook o negli scritti pubblicati nel mio blog (www.puntiecontrappunti.org) ho sempre commentato i fatti, mai ho dato giudizi personali, se non ai fatti e alle funzioni e alle cariche che quelle persone ricoprivano in quel momento storico.
Se poi qualcuno si identifica con la carica non è un mio problema.
Quando si ricopre o si è ricoperta una carica pubblica le critiche vanno accettate e, almeno per me pare ovvio, bisogna rispondere nel merito e non lagnarsi della eventuale critica o ancora peggio cercare di intimidire o mettere in una sorta di subornazione psicologica, facendo la vittima sacrificale, la persona che ha mosso la critica. Almeno con me non attacca!
Siccome ho la sensazione che qualcuno possa essersi offeso dal mio articolo, per una lettura insufficiente e superficiale, che tra l’altro non chiama in causa né l’operato del sindaco né dell’amministrazione comunale, a scanso di equivoci confermo la mia opinione: Cavallo è il miglior sindaco che potesse avere Ruffano in questo contesto storico. Così siamo contenti tutti.
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