Mala tempora currunt…..


Domenica e lunedì prossimi si terranno le elezioni per il rinnovo della carica di Sindaco e del consiglio comunale. Le note vicende che coinvolgono il Sindaco hanno prodotto, paradossalmente, un dibattito pubblico afono e una offerta elettorale monca con una sola lista in competizione e non è dato sapere le motivazioni che hanno portato potenziali competitor a questa scelta. Possiamo ipotizzarne diverse, ma non certamente quella che il Sindaco pubblicizzava temerariamente in un articolo giornalistico: “hanno paura di me perché sanno che pèrdono”. Evidentemente ci saranno ragioni più profonde e penso meditate. Qui chi perde è l’intero paese per la ferita democratica lacerante di cui ancora non riusciamo a comprendere la portata.

Non mi appassiona la diatriba liste si liste no, sindaco colpevole sindaco non colpevole, voto si voto no, andare a votare non andare a votare, quorum si quorum no, chi sarà il vicesindaco e chi saranno gli assessori. Saranno gli elettori a decidere e sarà la magistratura a giudicare.

Penso invece che una delle ragioni profonde per cui qualcuno, almeno tra i più arguti ed esperti, abbia deciso di non presentare alcuna lista, oltre alla evidente difficoltà di coinvolgimento di persone disponibili, certificata oltretutto anche dalla difficoltà della lista del Sindaco sostenuta dal favor populi, sia stata una ragione ben precisa e di rilevante importanza per la futura amministrazione e per i cittadini. Anzi meglio sarebbe dire per le future amministrazioni: un probabile dissesto finanziario per le casse comunali come conseguenza di un’altrettanta probabile azione di revoca e restituzione dei finanziamenti ricevuti dal comune in questi ultimi anni.

La revoca avverrebbe in ragione dei reati contestati al Sindaco. Infatti, la normativa europea recepita dalla normativa statale e regionale prevede espressamente di sanzionare, con la revoca dei finanziamenti e il recupero delle somme già erogate, gravi irregolarità. Irregolarità che al momento sono state contestate al Sindaco che se confermate in sede di udienza preliminare il giorno 29 maggio allora sarebbe certa l’azione di autotutela degli enti finanziatori.

Azioni di autotutela che ripetiamo consisterebbero nel congelamento immediato dei flussi e la revoca totale del finanziamento e che purtroppo non aspettano le sentenze definitive della giustizia, basta solo che quei reati siano contestati.

I Ministeri e le Regioni, infatti, non attendono una sentenza passata in giudicato. In presenza di un avviso di garanzia o di un rinvio a giudizio per alcuni tipi di reati (che nel nostro caso sono stati contestati) l’ente erogatore avvia un procedimento di riesame o applica le clausole di decadenza dal beneficio e con, anche, il sequestro preventivo impeditivo delle somme giacenti nelle casse comunali per evitare che il reato venga portato a conseguenze ulteriori. Consecutivamente, la Procura della Corte dei conti attiverà l’azione per danno erariale direttamente nei confronti degli amministratori responsabili, ossia non solo del Sindaco ma anche di coloro che hanno partecipato alla votazione di quegli atti che sono all’origine della richiesta del finanziamento (Giunta e Consiglio comunale).

Se questi fondi dovessero essere revocati, il collasso economico non colpirebbe solo l’amministrazione, colpirebbe, indistintamente, ogni singolo cittadino.

Cosa potrebbe allora succedere concretamente?

La revoca non significa semplicemente “non ricevere più denaro”, ma significa dover restituire immediatamente le somme già spese. Può il nostro bilancio comunale sopportare il peso di qualche milione di euro da rimborsare da un giorno all’altro? Io credo di no anche perché stiamo parlando di una cifra che si aggirerebbe tra i 5 e 6 milioni di euro.

Ritorniamo ora alla domanda: cosa potrebbe succedere?

Sicuramente si aprirebbe la strada al dissesto finanziario dell’ente che vorrà dire blocco per legge di tutte le spese del comune, drastico taglio dei servizi sociali, azzeramento della manutenzione delle strade, delle luci pubbliche, dell’assistenza alle fasce deboli, mobilità per buona parte dei dipendenti comunali

Un Comune che perde i fondi pubblici per irregolarità non è un Comune che si ferma: è un Comune che inizia a consumare sé stesso e le tasche dei propri amministrati.

Quanto scrivo non sono fantasie retoriche, purtroppo è la realtà, una realtà che si è già verificata in tanti comuni d’Italia. Tanto è vero che un primo segnale d’allarme lo ha lanciato il Commissario Prefettizio con una delibera del 12/05 c.a. il quale su sollecitazione del Responsabile dei Lavori Pubblici del comune di Ruffano nomina un noto avvocato (Quinto) per attività stragiudiziaria di interlocuzione con il Ministero dell’Istruzione per tranche di finanziamenti non ancora avuti.

Questo vuol dire “in soldoni” che Il Commissario e il Responsabile dei Lavori Pubblici hanno preso atto che la burocrazia ministeriale sta mettendo a rischio i fondi erogati al comune. Per evitare sia danni irreparabili alle casse comunali e la perdita delle opere, sia proprie responsabilità, ha stanziato 5.000 euro per farsi assistere da un legale di rilievo nel settore amministrativo, tentando la via del bonario componimento e della memoria tecnica per poter accedere all’ulteriore tranche del finanziamento. Quindi vuol dire che esiste la seria possibilità di fatto che il Ministero ha già compiuto i primi passi per la revoca del finanziamento.

Se il Comune dovesse trovarsi in stato di dissesto o predissesto, circostanza non augurabile, la capacità di intercettare nuovi fondi pubblici e finanziamenti o stipulare un mutuo è fortemente compromessa e per risanare la posizione e coprire il buco lasciato dalla revoca dei fondi, il legislatore non permette “scorciatoie” creditizie, ma impone un percorso di lacrime e sangue che potrebbe durare da 4 a 20 anni con l’adozione di un piano di riequilibrio pluriennale e anche con la vendita di beni comunali. Questo vorrà dire che per i prossimi anni il comune dovrà vivere di vacche magre e sapendosi arrangiare innalzando le tasse locali al massimo e tagliando i costi del personale e dei servizi.

Quindi è una procedura simile alla liquidazione giudiziale (ex fallimento) di una qualsiasi azienda.

In conclusione, un Comune che perde i fondi di finanziamento (della Comunità europea Pnrr, Ministeriali o Regionali) non può “rifinanziarsi” o chiedere un mutuo in banca per coprire l’errore: l’unica via è il commissariamento finanziario, la vendita dei beni patrimoniali e il sacrificio economico chiesto direttamente ai cittadini attraverso la massima pressione fiscale locale e il taglio dei servizi e spese.

Questa è il possibile scenario, di contro non si sono avute rassicurazioni certe. Almeno al momento.

Se, allora, chi non ha inteso presentare una lista di alternativa ragionando su queste circostanze, certamente non ha sbagliato, è un ragionamento legittimo. Cosa avrebbe potuto fare in consiglio comunale sia in maggioranza che tra i banchi dell’opposizione? Amministrare cosa? Il nulla? Considerando anche che per le azioni di riequilibrio sarebbe nominato un Organo di liquidazione, ossia sarebbe un commissariamento.

Personalmente mi auguro che giorno 29 il Sindaco sia prosciolto da ogni accusa e sarebbe scampato pericolo per il paese, ma se questo non dovesse avvenire il rischio è che questa situazione si potrebbe perpetuare negli anni a venire con la difficoltà di trovare la disponibilità di persone pronte ad assumersi una situazione deficitaria da sanare con anche evidenti responsabilità.

Di conseguenza viene spontaneo pensare che questa responsabilità dovrebbe assumersi chi insieme al Sindaco ha guidato il paese in questi anni.

Ora, per concludere, nella eventualità prospettata le soluzioni di natura legale abbiamo visto quali possono essere, ma secondo me per rafforzarle e renderle credibili sarebbe necessaria una misura di natura politica con una continua interlocuzione, responsabile, capace e competente, con gli enti.

Però così come realizzo per deformazione professionale che una banca non concederebbe mai un nuovo mutuo ad un consiglio di amministrazione di una azienda in default e potrebbe forse accettare una negoziazione solo con un nuovo board d’azienda, per evidenti e comprensibili ragioni, così potrebbe succedere per il nostro comune.

Possiamo augurarci solo che quanto descritto non avvenga e che forti venti soffino forte per allontanare i nuvoloni all’orizzonte.

“Mala tempora currunt sed peiora parantur” (Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori)

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