25 APRILE GIORNO DI FESTA MA ANCHE DI MEMORIA

Si, un giorno di festa perchè fu il giorno del riscatto dalla schiavitù e dall’oppressione del nazifascismo con la proclamazione dell’insurrezione generale su tutto il territorio nazionale da parte del Comitato di Liberazione Nazionale e con l’imposizione della resa a fascisti e tedeschi che ancora occupavano parte della nazione.

Nella proclamazione dello sciopero generale, in un passaggio del suo discorso Sandro Pertini invitava a porre i tedeschi e i fascisti di fronte ad un dilemma: arrendersi o perire. Questa fu la parola d’ordine che accese gli animi di tanti italiani, uomini e donne, provati dalla guerra e da mille difficoltà a ribellarsi contro le ultime sacche di un sistema totalitario che aveva soffocato ogni libertà.

Ma è anche un giorno di memoria per quanti hanno combattuto tra le fila delle formazioni partigiane e caduti sul campo di battaglia o trucidati dalle forze nazifasciste per poter consegnare alle generazioni future una patria fondata sulla libertà. Molti di loro non hanno potuto festeggiare la liberazione perchè hanno sacrificato la propria vita per un ideale di libertà della quale non hanno potuto godere in vita se non nella coraggiosa e libera scelta di partecipare alla lotta di liberazione lontani dalle proprie famiglie e dai propri affetti.

Un giovane che ha compiuto la scelta della lotta ed è morto sul campo di battaglia è stato Armando, insignito con la croce d’argento al valor militare.

Armando Leone, un nostro compaesano, cugino di mio padre. Morto a 23 anni nel luglio del 1944 trucidato insieme ad altri quattro suoi compagni dai nazifascisti a Molino di Pozzolo in provincia di Parma. E’ stato l’unico partigiano ruffanese e uno dei pochi salentini. E’ morto per quell’ideale di libertà che non ha conosciuto così come non ha mai conosciuto sua figlia. Il suo nome di battaglia era “Carlos”.

E’ una storia che in pochi conoscono e che nessuno aveva mai ricordato sin quando una amministrazione da me presieduta gli dedicò una strada del paese.

Ora, festeggiamo pure ricordando che se possiamo farlo è anche grazie al sacrificio di tanti giovani come Armando ai quali dovrebbe andare un grato pensiero di riconoscenza e non a chi ancora oggi utilizza strumenti di sottile e furbesca retorica per esaltare il fascismo e oltraggiare la Resistenza. Evviva l’Italia libera dal fascismo.

Fondi Pnrr: occasione perduta?

La visione miope delle amministrazioni locali e il fare compulsivo.

L’utilizzo dei fondi PNRR

Una pioggia di milioni di euro hanno cominciato ad arrivare nelle casse dei comuni dai Fondi Strutturali del PNRR, una grande opportunità e una altrettanto grande fortuna per chi amministra.

Ciò che ci si poteva augurare era l’opportunità di elaborare dei progetti di grande qualità e valore e soprattutto che si favorissero procedure partecipative.

Temo però che questo stia rimanendo nel solito ambito di buoni propositi e promesse mancate perché i comuni chiamati ad elaborare i progetti stanno dimostrando limiti funzionali, totale incapacità politica e una miope gestione amministrativa affetta da un fare compulsivo invece di pensare ed elaborare progetti di grande qualità che potrebbero dare nel tempo mediato grandi risultati di sviluppo, si ripropongono dei contenuti già ampiamente noti e forse in parte anche superati e con il dubbio che questi progetti  possano essere funzionali solo alla spartizione di ingenti risorse finanziarie tra studi di progettazione, aziende di costruzione e faccendieri vari.

Del resto, in una fase storica fortemente segnata, in generale, da un’evidente difficoltà della politica a svolgere le sue funzioni, che si somma ad un livello non particolarmente elevato degli amministratori locali, i comuni sono spinti a riproporre vecchi progetti accantonati in qualche cassetto in attesa di “tempi migliori” ormai superati, se non addirittura improponibili rispetto ai nuovi scenari economici ed ambientali.

Infatti, che senso ha in un piccolo comune, per esempio come il nostro, investire risorse per la costruzione di un asilo nido e di una piscina comunale? Detto così, sono cosciente che posso essere oggetto di esecrazione da parte di tanti “abbonati”.

E’ vero che sono investimenti permessi e finanziati dai Fondi PNRR però è anche vero che una volta realizzate saranno strutture che graveranno sul bilancio del comune e quindi sulle tasche dei cittadini, se condotte in proprio, o sui bilanci delle società se saranno prese in gestione. Considerato che la gran parte dei comuni, compreso il nostro, sono in grave regresso demografico con pochissime nascite, allora ecco che le domande vengono spontanee: quanti potranno utilizzare la struttura? Quali costi dovrà sostenere il comune per il mantenimento della struttura? Quali costi dovranno sostenere le famiglie per la retta di iscrizione dei propri figli? Non è dato sapere. E’ una incognita. E il rischio è di realizzare una struttura che non avrà futuro.

Dicasi la stessa cosa per la piscina. E’ una struttura che richiede un “fottio” di risorse per il mantenimento, tanto che molte strutture hanno chiuso o sono lì lì per chiudere non riuscendo a sopportare i costi di gestione e invece noi pensiamo di costruirne una nuova.

Ora, per formazione professionale, mi chiedo: i comuni ed evidentemente anche il nostro hanno una programmazione strategica sull’utilizzo dei fondi PNRR? Hanno un piano finanziario che testimoni la fattibilità delle opere proposte a finanziamento? Sono convinto proprio di no, ma vorrei sbagliarmi e sarei contento di essere smentito. Di fatto personalmente ho chiesto al mio comune, ero ancora consigliere comunale, se per la costruzione dell’asilo vi fosse un piano finanziario che poteva giustificare la realizzazione dell’opera, documento che non mi è stato mai dato. Evidentemente non c’è.

Ed ecco allora perché sono portato a pensare ad uno sguardo corto, miope degli amministratori e ad un fare compulsivo, con la corsa al finanziamento, giusto per fare un’opera (e per una egoistica autocelebrazione dell’amministratore) che poi magari non sarà utilizzabile per le ragioni già dette.

In uno scenario di questo tipo, allora, è la vuota retorica e la voglia di apparire, anche solo per un giorno di gloria, che la fa da padrone. Così come la centralità delle giovani generazioni, sempre evocata e tanto decantata, ma in realtà mai praticata fino in fondo, eppure i fondi PNRR prevedono ottime misure di finanziamento per progetti di sviluppo e coesione sociale che possono coinvolgere i giovani.

Allo stato attuale, pur considerando le dovute eccezioni, i comuni stanno dimostrando di non essere in grado di farsi promotori di una valida progettazione territoriale, così come risulta evidente l’impossibilità per associazioni e gruppi di ricerca locali di inserirsi attivamente in processi e meccanismi di progettazione e legittime aspirazioni sulle risorse messe a disposizione che invece tendono a privilegiare enti, istituti, amministrazioni, università e spazi urbani più forti dal punto di vista del peso politico, ma che magari non hanno nemmeno legami e collegamenti diretti e costruttivi con i territori stessi. Non serve progettare “chiacchiere” con comuni che nulla hanno a che vedere con il nostro territorio per storia, tradizioni, cultura, usi e costumi.

Purtroppo, le logiche che stanno orientando gli amministratori locali per l’utilizzo dei fondi rivenienti dal PNRR, sono unicamente rivolte ad incentivare singole progettazioni, incapaci di escludere a priori rapporti di tipo clientelare e che rischiano di determinare un colossale e pericoloso fallimento in una corsa di un’assurda lotteria a chi riesce ad arrivare per primo al finanziamento. Non serve a nulla alimentare una corsa che mette in concorrenza tra di loro comuni confinanti che invece dovrebbero insieme creare coesione per un progetto di sviluppo di un determinato e più vasto territorio piuttosto che il proprio campanile.

Mi chiedo: a cosa serve rivitalizzare un comune, così come il nostro, magari adottando delle innovative ed avanzate soluzioni architettoniche (e nel nostro paese qualche “puttanata” del genere l’abbiamo fatta), dimenticando il più ampio e vitale tema dello spopolamento legato alla totale assenza di ogni opportunità economica, quando l’intero territorio circostante resta immerso nella depressione e nella marginalità?

Ecco allora che i fondi PNRR immaginati in questo modo e una gestione dei fondi strutturali di questo tipo sono del tutto inutili. È indispensabile evitare la frantumazione e la pratica ricorrente della semplice sommatoria di tanti singoli progetti destinati a rimanere separati e distanti.

Se è vero che il PNRR è un piano, allora è necessario che sia considerato a tutti gli effetti come tale e che abbia una forte visione strategica unitaria (non omologante, ovviamente). In altre parole, basterebbe tornare a fare quello che, su un piano squisitamente politico, non si fa più (se mai è stato fatto) e cioè pianificare e programmare, ma in una prospettiva “alta” e possibilmente distante dagli umori del più becero localismo e di una mera propaganda elettorale continua con insistite esposizioni mediatiche social e appaganti solo per “like” ricevuti dalla solita e immutabile “clack di ossequiosi”. Fare amministrazione non è sinonimo di spettacolo.

A chi vive e lavora in aree considerate ormai depresse, isolate, colpite da drammatiche catastrofi naturali (vedi per esempio xylella, ma è anche una catastrofe l’emigrazione giovanile e la così detta “fuga dei cervelli”), come è purtroppo il nostro territorio, non può interessare solo il bel borgo recuperato, pronto a gareggiare nel concorso del villaggio più bello d’Italia, ma l’immediatezza dei problemi quotidiani e la possibilità di continuare a condurre la propria esistenza in modo dignitoso, senza perdere il contatto con la propria terra.

Non perdiamo questa grande opportunità!

IL MONDO VIRTUALE E IL METAVERSO

“Ci face no dice, ci dice no face” (vecchio proverbio popolare)

trad. “Chi fa non dice di fare, chi dice di fare non fa”

E dai su, ancora render fotografici? Personalmente non mi sembra cosa seria trasformare quella che deve essere una attività di grande responsabilità politica e amministrativa in un continuo show business e in una rappresentazione di una realtà virtuale. Non lo accetto, non è corretto.

Ancora un’opera pubblica che si realizza nel mondo virtuale dei social web: un’area sosta camper con servizi per lo sviluppo del turismo nel nostro paese.

E poi, ancora turismo? Ma vogliamo capire una buona volta per tutte che chi viene nel salento viene unicamente nelle località marine o per il capoluogo di provincia, Lecce? Vogliamo davvero illuderci che per il nostro paese il turismo possa costituire una strategia seria di sviluppo?

Il difetto di queste proposte è quello che si sparano lì sul web senza un progetto e un piano di fattibilità.

Non si individua la zona dove costruirlo, non si dice come sarà gestito successivamente ossia se lo gestirà direttamente il comune (cosa impossibile) oppure i criteri per darlo in gestione. Non c’è uno studio di marketing che possa far capire perché i camperisti dovrebbero scegliere Ruffano per la loro sosta piuttosto che le località marine, non si capisce se potenzialmente ci sarà qualche azienda specializzata nel settore in grado di gestire la potenziale opera, non si capisce da dove vengono tratti gli scarsi dati forniti sul movimento camperistico, non si capisce perché dovrebbero affluire anche nel periodo invernale e affluire soprattutto a Ruffano (ci sono dati che confortano questi tesi?) quando tutte le strutture similari del territorio e con esperienze pluriennali sono irrimediabilmente chiuse perché la domanda sul mercato per quel periodo non esiste.

In Ugento, per chi non lo sapesse, esiste il più grande campeggio d’Europa per camperisti, ma lavora solo per i mesi estivi e in inverno è chiuso e pure è un’area attrezzatissima. Saranno degli stupidi i gestori di queste strutture o pensiamo di essere più dritti noi?

E poi, se avete la possibilità fate un giro sempre a Ugento in zona Fontanelle dove il comune ha attrezzato una zona per sosta camper vedrete che è sempre vuoto e abbandonato, di tanto in tanto si vedono in sosta alcuni camper che con tutta evidenza si riconoscono essere di famiglie gitane o al più camperisti che attendono per qualche ora che si liberi il loro posto nel campeggio. Il camperista vero va in un campeggio attrezzato per diversi ordini di motivi che non sto qui ad elencare ma che potete intuire, in primis la sicurezza.

Le aree di sosta non portano ricchezza, ma sicuramente problemi.

Da ultimo poi mi suggeriscono che il progetto postato sia copiato da uno studio denominato Foschi & Noletti, ma questa non è una novità!

Cari Federico, Nicola, Paolo, Rocco, Alessandro e compagnia bella, l’amministrazione avrebbe fatto prima ad approvare il Piano Urbanistico Generale piuttosto che risolvere situazioni con improbabili estemporanee che lasciano il tempo che trovano e che hanno la confezione della solita promessa elettorale.

Ma come quest’opera tante altre opere promesse e virtualmente progettate, vogliamo ricordarle? (Tratte, sic et simpliciter, dal programma elettorale del 2017 della Lista Direzione Comune)

  • Impianti di lombricoltura per la riduzione della frazione organica dei rifiuti
  • Campi di paint-ball e soft-air per i giovani
  • Campo avventura sulla Madonna della Serra
  • Discoteca, Sala Bowling e Locali commerciali per lo svago dei giovani
  • Parchi attrezzati di quartiere
  • Affidamenti terreni agricoli da coltivare – Orti botanici
  • Creazione di un Emporio solidale
  • Corsi di formazione professionale
  • Creazione di una Agenzia del lavoro per agevolare l’incontro tra domanda e offerta del lavoro
  • Percorsi trekking, mountain bike e mobilità sostenibile
  • Recupero di paijare e casolari per lo sviluppo del turismo
  • Messa in funzione del Centro culturale multietnico (via Torino)
  • Costruzione di un canile comunale o intercomunale
  • Manutenzione e recupero degli impianti sportivi
  • Costruzione di un plesso unico scolastico
  • Social housing e centro assistenziale per anziani
  • Nuova zona fieristica ed area mercatale
  • Creazione di nuovi mini impianti fotovoltaici
  • Ampliamento zona Pip

Ma anche quelle pochissime realizzate o in corso di realizzazione sono diversissime e fortemente ridimensionate rispetto a come erano state promesse, vedi per esempio le strutture sportive o la viabilità o il canile comunale.

Ancora però si continua ad operare in questo modo. Da ultimo, per esempio, sono stati presentati due progetti per il finanziamento di un asilo nido e di una piscina comunale a valere sui fondi PNRR. Anche questi progetti sono privi di un qualsiasi studio di fattibilità così come descrivevo prima nel progetto dell’area sosta camper. Ho chiesto oltre un mese addietro la documentazione all’ass.ra preposta sig.ra Angela Bruno e purtroppo non mi è stata data alcuna risposta. Devo concludere allora che è evidente che non esiste un piano di fattibilità. Così come ho chiesto la documentazione riguardo un progetto denominato Hospitis (sempre per lo sviluppo del turismo) e pubblicizzato sempre in pompa magna come se fossimo un paese eletto tra gli ottomila comuni italiani (ma non è così), ho la vaga impressione che sia per gran parte tutta fuffa.

Ma poi ad analizzare con i numeri l’attività di questa amministrazione ci si sorprende non poco nel constatare quanto siano lontani dalla narrazione che si è fatta in questi anni. Nella tabella che segue elenco semplicemente in valore le opere pubbliche promesse anno per anno e le spese realmente accertate, numeri tratti dai Bilanci di Previsione, dai Programmi Annuali delle Opere Pubbliche e dai Bilanci consuntivi di fine anno

Amministrazione Cavallo

AnnoPiano delle Opere PubblicheSpese Accertate da Bilancio consuntivo
201719.763.514,001.123.257,08
201832.572.485,001.062.193,43
201938.466.485,61536.205,40
202038.823.285,611.556.956,48
202148.522.785,612.302.858,90

Si è tanto vituperata, l’ho fatto anche io, la precedente amministrazione Russo per aver prodotto poco ma da un confronto con gli stessi numeri quest’ultima sorprendentemente risulta essere stata più efficiente

Amministrazione Russo

AnnoPiano delle Opere PubblicheSpese Accertate da Bilancio consuntivo
20127.743.982,001.643.286,50
20137.856.478,00464.032,56
20145.366.443,652.300.848,79
201522.153.045,024.767.624,90
201617.497.740,271.014.238,96

Ha operato spese in conto capitale per euro 10.190.031,71 contro 6.851.471,29 dell’amministrazione Cavallo.

E’ anche vero però che forse alla fine l’amministrazione Cavallo intercetterà qualche finanziamento in più, ma è anche onesto dire che sarà grazie alla triste vicenda del Covid19 per il quale la comunità europea sta elargendo miliardi di euro a tutti i comuni per la ripresa economica. Questo si può vedere anche dall’impennata delle spese negli ultimi due anni 2020 – 2021.

Ma proprio perché è offerta questa grandissima opportunità per i comuni italiani di avere finanziate opere utili per il territorio non dovrebbero essere risorse dilapidate per cose inutili o che non porteranno utilità e che si realizzeranno solo per una egocentrica vanagloriosa affermazione del se o alla peggio per l’utilità di una ristretta cerchia di persone (progettisti, aziende, direttori dei lavori e galoppini vari).

PROPOSITI E SCELTE STRATEGICHE

In questi cinque ultimi anni di amministrazione molte polemiche sono state sollevate, anche dall’interno della stessa amministrazione, riguardo le attività turistico e culturali organizzate dai due assessorati, assessorati che hanno lavorato in sintonia confondendo le attività.

Col termine confusione intendo il fatto che i due assessorati hanno lavorato di squadra e mettendo le somme di bilancio a loro disposizione l’uno a favore dell’altro.

E’ vero infatti che in uno dei primi consigli comunali, nel 2017, dopo una relazione entusiastica, roboante e velleitaria sui programmi di natura turistica per il paese dell’assessora al ramo sig.ra rag. Angela Bruno, sul mio intervento che ricordava alla stessa che nel capitolo di bilancio disponeva solo di 2.000,00 euro e che i suoi programmi non potevano sposarsi con quelle residuali risorse, dalla stessa mi fu risposto che avrebbe utilizzato le risorse dell’assessorato delle attività culturali presieduto dalla dott.ssa Pamela Daniele.

Ora, non entro nel merito delle polemiche sulla bontà o meno delle manifestazioni. C’è chi le ritiene di buon gusto e chi invece le ritiene un po’ kitsch.

Personalmente non mi esprimo perché non è intento di questo articolo fare una digressione sull’estetismo.

Traspare comunque dai social web, dalla lettura dei post e dei commenti dei “facebookinisti” plaudenti un gran favore di gradimento. Ma c’è anche un’altra nutrita schiera di persone che sui social non compare e che esprimono pareri quantomeno titubanti.

La mia vuole essere unicamente una attività di rendicontazione dal punto di vista tecnico, se non altro per deformazione professionale che mi porta a valutare costi-benefici di una operazione e di una attività e di risorse che forse andrebbero meglio impiegate pure in altri settori.

Per quanto affermato dalla ass.ra Bruno effettivamente poi Il tema costante giustificativo nelle delibere delle spese dei due assessorati per le attività man mano programmate è stato sempre quello dello sviluppo turistico nel nostro paese.

Un ottimo proposito e ottima idea.

Ma i propositi e le idee non generano frutto se non si ha una programmazione.

Programmazione vuol dire pianificare le attività con scelte strategiche che in un tempo ben determinato devono portare ai risultati programmati o se ci si accorge che quei risultati non possono essere raggiunti si interviene per un cambio di rotta. Beninteso questa programmazione non spetta unicamente agli assessorati turismo e cultura che bene o male il loro lo stanno facendo anche da neofite, ma soprattutto a quei personaggi di “lungo corso” che presiedono ad assessorati importanti quali ad esempio Urbanistica ed assetto del territorio, Bilancio e Programmazione, Attività produttive che nulla hanno prodotto e si gloriano delle attività dei due assessorati citati.

Scelte strategiche. Eh, si!

Ma per farle ci vuole impegno, preparazione specifica, studio o quanto meno affidarsi ad agenzie specializzate di professionisti del settore se davvero si vuole promuovere e rilanciare un territorio, è necessario fare degli investimenti mirati con una politica di marketing territoriale e non affidarsi alle agenzie di spettacolo come oggi avviene.

Allora, quelle risorse impegnate (euro 693.110,89) e più avanti specificate non sarebbero né molte né poche se alla base ci fosse un serio progetto di sviluppo del territorio di concerto anche con i comuni viciniori.

La via più semplice per chi non vuole e non può impegnarsi è quello di organizzare il classico evento appendendo ora le farfalle, ora i cuori, ora i cupidi che malgrado tutto costituiscono un’arma di distrazione per altri assessorati che hanno prodotto il nulla. Poi dopo? Ricominciamo daccapo o appendiamo qualcosa di nuovo…?

Ma vengo al dunque, m’ero promesso di non dare giudizi: ho valutato le spese sostenute nel corso di questi ultimi cinque anni e i ritorni sul territorio e che riassumo di seguito.

Orbene l’amministrazione comunale ha impegnato nei cinque anni trascorsi, dal 2017 ad oggi, la somma di euro 693.110,89. Numeri tratti dai Bilanci consuntivi del comune di Ruffano e così suddivisi per anno e assessorato:

AnnoAssessorato TurismoAssessorato Attività Culturali
20172.000,00116.190,51
20181.830,00134.688,95
201935.916,67113.547,02
202085.453,9142.997,78
202176.614,6767.195,08
2022 16.676,30
Tot.201.815,25491.295,64

Vogliamo a questo punto scoprire quale è stato l’andamento dei flussi turistici a Ruffano dal 2017 al 2021?

Prima però è necessario definire la figura del turista da non confondere, come in molti fanno, con quella dell’escursionista, differenza fondamentale ai fini della disamina del caso.

ESCURSIONISTA: è chi compie una breve escursione, ossia in una accezione maggiormente estensiva si intende chi effettua una breve visita (raid) fuori dalla propria sede abituale per poi rientrarvi. In una accezione ancora più semplice l’escursionista è quella persona attirata dalla manifestazione organizzata che raggiunge il nostro paese per il classico selfie con le renne natalizie, le farfalle, il Cupido e i cuori, per la strusciata nei vicoli e strade del centro storico per poi ritornare al proprio domicilio di residenza.

TURISTA: è colui il quale si sposta dal proprio domicilio di residenza in un altro luogo dove trascorrerà almeno una notte in una struttura ricettiva del posto per fini di svago, riposo, cultura, curiosità, cura, sport, ecc. E’ un consumatore di una serie di servizi e prodotti del territorio in cui è ospitato.

Fatta questa precisazione è ormai chiaro che non possiamo vantare come turisti quelle orde di escursionisti che raggiungono il nostro paese solo per il selfie e consumando ricchezza nostra senza apportare alcuna ricchezza. Ossia non spendono un centesimo ma usufruiscono delle risorse messe a disposizione dalla nostra amministrazione per godere di una serata diversa.

I flussi turistici per il nostro paese sono riassunti nella tabella che segue (numeri ufficiali forniti dall’osservatorio regionale del turismo):

 ITALIANISTRANIERITOTALE
AnnoArriviArriviArrivi
201720573278
201825083333
2019298242540
202027948327
2021314116430

Il flusso turistico è aumentato di 152 unità nel corso dei cinque anni considerati.

Poniamo il caso che questo aumento sia dovuto all’opera e alle attività introdotte dall’amministrazione comunale e non dai titolari delle strutture ricettive che pagano di tasca propria la promozione e la propaganda per le loro strutture.

Sorge spontanea allora una domanda: ma al nostro comune quanto è costato unitariamente l’incremento di 152 unità?

E’ facile far di conto, se nei cinque anni sono state impiegate risorse per 693.110,89 euro, con una semplice rapporto otteniamo la somma richiesta: per ogni unità in più giunta a Ruffano il costo è stato di euro 4.559,94.

Io sono convinto che per quei pochi turisti che raggiungono il nostro paese il merito è da ascrivere agli operatori del settore e al forte incremento delle presenze turistiche nel Salento e non certo all’amministrazione comunale anche perché poi non si ha un progetto di politiche attive per la promozione del territorio e la promozione del turismo.

Ma ancora qualche dato. Abbiamo affermato che un turista è un consumatore di una serie di servizi e prodotti del territorio per cui dovrebbe risentirne dei benefici il settore del commercio e delle piccole attività con l’incremento di unità e di reddito.

Però dai dati ufficiali rilevati dall’ufficio statistica della Camera di Commercio di Lecce (e sono gli unici che contano) risulta che per il nostro comune, nell’arco temporale dei cinque anni considerati, le attività sono diminuite e il reddito medio pro-capite è tra i più bassi della provincia di Lecce.

Nella tabella che segue si forniscono i dati citati per anno  

Attività commerciali e piccole attività

 20172018201920202021
Registrate292294233285286
Attive283283219273271

E’ del tutto evidente, dalla lettura dei numeri, che la narrazione che si fa sull’aumento dei flussi turistici e della ricchezza nel nostro paese è soltanto esercizio retorico di spicciola propaganda che conquista, ammalia e stordisce una larga fetta della popolazione.

Le manifestazioni piacciono? Bene!

Danno un ritorno concreto al territorio al di là dell’autocelebrazione compulsiva degli amministratori e dei festanti di corte? NO!

Potrebbero essere utili solo se inserite in un programma attivo di sviluppo del turismo che dovesse prevedere il rilancio del centro storico con un progetto concreto, che allo stato non c’è, altrimenti sono solo come un fuoco fatuo in una notte di mezza estate.

LETTERA APERTA

Caro Franco,

mi è stato inviato uno screenshot di un tuo post su facebook dove fai una affermazione importante in cui ti dichiari onorato di aver fatto parte della migliore amministrazione del dopoguerra. Ci ho pensato molto prima di scrivere, poi ho deciso di farlo.

Tu mi conosci, così come tanti altri. Il mio carattere certe volte non sa tenersi dentro ciò che deve essere detto.

Considerato che tu dal 1988 (che è quasi dopoguerra) ad oggi hai fatto parte di diverse amministrazioni avresti dovuto meglio specificare qual è questa amministrazione. Ovvio la mia è una battuta, capisco che ti riferisci alla amministrazione uscente, ma avresti ancora fatto meglio a specificare perché è stata la migliore e quali sono stati i tuoi parametri di valutazione.

Migliore per cosa? I più belli? I più bravi? I più appariscenti?

Poi, che il meglio deve ancora venire ne sono certo anche io! Ne vedremo delle belle!

Oltretutto mi è parsa una caduta di stile e rispetto per quei tanti consiglieri, assessori e sindaci (tra gli altri qualcuno pure si sta spendendo per voi in questa tornata elettorale, il dott. Stradiotti) che nel dopoguerra tanto hanno dato al paese e alla comunità. Diverso sarebbe stato dire “secondo me una delle migliori amministrazioni di cui ho fatto parte” e spiegare il perché e per cosa. Altrimenti comprendi che la tua diventa una frase generalista e senza un senso.

Dai su, dimmi che è stata una delle solite bolle da campagna elettorale e insieme sorridiamo. Perché se no dovrei dire che quelle poche volte che hai parlato con me non mi hai mostrato tutto questo ardimentoso entusiasmo, anzi avevi più di una titubanza sull’operato e sui componenti di questa amministrazione. Magari l’avrai fatto per paraculaggine nei miei confronti e sempre per paraculaggine lo starai facendo nei confronti dei tuoi attuali compagni di viaggio. Ti avrei votato ugualmente nell’elezione del consiglio provinciale, a prescindere. Non ho bisogno di sentirmi confortato dal giudizio di chicchessia. Una mia idea, che poi è nota, ce l’ho di questa amministrazione, l’ho scritto in più occasioni e te l’ho ripetuto in altrettante occasioni.

Mi complimento poi con te perché dal tuo post rilevo che stai praticando anche gli studi filosofici (starai studiando da sindaco), hai citato una frase, senza però indicare la citazione che è una cosa che si fa quando si citano frasi d’altri, di un grande filosofo dell’era moderna Schopenhauer: “La gloria la si deve conquistare, l’onore invece basta non perderlo”.

Permettimi però di dirti che purtroppo quella frase nulla c’azzecca concettualmente con quanto hai scritto dopo e con quanto volevi esprimere.

Avere morale ed onore per esempio significa anche non promettere mai quello che non si ha e che non si puote, significa non tradire i propri impegni. L’onore è qualcosa che lo si merita, che si guadagna e che si compenetra con un percorso di responsabilità e non può essere invocato con superficialità autocelebrativa altrimenti si rischia il ridicolo.

Le parole se non meditate diventano una scatola vuota e chi ha responsabilità pubbliche dovrebbe soppesarle prima di pronunciarle. A parte il fatto che il termine è pure abusato, pensa per esempio all’onore mafioso, ai delitti d’onore e per questo personalmente preferisco parlare di dignità.

Non voglio andare oltre in queste considerazioni per non correre il rischio siano scambiate per polemiche e moralismi ma che parlerebbero unicamente di morale e dignità.

Poi un po’ tutti in verità facciamo abuso ti tali termini talvolta senza neanche conoscere il significato e il valore ed ognuno vede la realtà dal suo punto di vista. A tal proposito penso di farti cosa gradita citando proprio Schopenhauer che nella sua principale opera “Il mondo come volontà e rappresentazione” sostiene che il mondo è fondamentalmente ciò che una persona vede attraverso la sua esperienza (concetto di relativismo) che diventa il principio assoluto della realtà, che però è nascosto alla ragione. Ecco, tu con la tua affermazione hai certificato alla perfezione quanto sostenuto dal filosofo.

A questo punto non mi resta che concludere con un altro aforisma dello stesso filosofo:

“In genere è meglio palesare la propria intelligenza con quello che si tace piuttosto che con quello che si dice. La prima alternativa è la saggezza, la seconda vanità” (Arthur Schopenhauer)

                                                                                                  😊

LA DIGNITA’: UN VALORE CHE CONTRADDISTINGUE

Conservare la propria dignità e difenderla sarebbe compito di ogni essere umano, nel limite delle possibilità umane, senza atti di eroismo, ma nelle azioni di tutti i giorni allineando le proprie azioni ai propri valori, per chi li possiede.

Purtroppo, con mia mai sopita sorpresa e a volte con grande rammarico devo rilevare che tante persone, che pure sono in vista, che sembrano rispettabili, per abietti motivi sono disposte a mettere sul mercato, a calpestare, a umiliare la loro dignità di uomini.

La credibilità di un uomo si basa sulla dignità delle scelte.

Per me non c’è atto più vergognoso, forse esagero nel dire che io sarei disposto a morire piuttosto che non rispettare da me stesso la mia dignità.

Non mi sono mai piegato, e la mia storia lo racconta, di fronte a prevaricazioni, violenze, minacce che avrebbero potuto cambiare pericolosamente il mio percorso di vita e quello della mia famiglia e non l’ho fatto per orgoglio, come in molti sono portati a credere, ma l’ho fatto unicamente per difesa della mia dignità. Fossi stato disposto ai compromessi che mi si proponevano sicuramente non avrei subito tutte quelle mortificazioni che mi hanno portato nelle aule di tribunali per difendermi da infamie, calunnie e falsità.

E’ ovvio allora, date queste premesse, che io sono basito e senza parole, o meglio avrei un profluvio di epiteti da rivolgere, ma mi sforzo di controllare proprio per mia dignità, di fronte a certe manifestazioni pubbliche in cui alcune persone svendono la propria dignità se mai ne hanno avuta una.

L’unica giustificazione che posso trovare per loro è soltanto di natura patologica: soffrono della sindrome di Stoccolma.

SENSO CIVICO E RISPETTO

SENSO CIVICO E RISPETTO

Non userò molti giri di parole per dire quanto non mi piacciono tutti quelli che oggi, in modo anche sarcastico e con evidente disprezzo, giudicano la formazione delle liste elettorali per l’imminente rinnovo del consiglio comunale.

Voglio spezzare una lancia a favore di tutti, e ribadisco tutti, i candidati che si sono prestati a riempire le tre liste elettorali. Molti li giudicano degli incoscienti, ma io dico che la loro incoscienza è molto più cosciente della coscienza di chi giudica. Grazie a loro si sono potute formare delle liste per il governo della città e per poter assicurare la continuità di un processo democratico di cui fa parte anche una opposizione alla maggioranza che sarà eletta.

Queste persone non hanno tolto niente a nessuno, anzi stanno dando quel poco che hanno per il paese.

E allora mi chiedo dov’è la coscienza di coloro che giudicano? Dov’è il loro senso civico alla partecipazione? A meno che la partecipazione non sia intesa come partecipazione “allu sciuticu”, sport tra l’altro popolare per il nostro paese.

Perché non hanno proposto la loro candidatura se ritengono la loro coscienza superiore e più performante di quella dei candidati odierni? Sarebbero stati accolti a braccia aperte. Ma così non è. Lo so per esperienza, si fa tanta difficoltà a comporre una lista elettorale. Conosco tante di queste persone, leoni da tastiera e tigri in casa propria, ruggiscono quando devono giudicare e miagolano quando devono scusarsi delle puttanate che scrivono e dicono o quando sono chiamati a diretta responsabilità con invito alla rappresentanza, in parole povere alla candidatura.

Abbiate almeno il decoro del rispetto per chi, soprattutto per i più giovani, ha messo la propria faccia in questa tornata elettorale e il rispetto di voi stessi.

E’ vero, sono oggi politicamente rappresentanze deboli, ma l’esperienza che vivranno potrebbe formare una classe dirigente valida per il futuro. Ma poi possiamo davvero indicare con certezza delle figure politicamente autorevoli fra i tanti candidati?

Un conto è gestire, magari anche con la soddisfazione dei tanti, l’immediato, il giornaliero, l’intrattenimento, un altro conto è avere una visione e una progettualità. Diecimila like o ancora meglio centomila like non fanno un progetto politico. Il like, soprattutto in materia politica, è una paraculaggine per chi lo posta e rischia di trasformarsi in delirio di onnipotenza per chi lo riceve.

Qual è allora la colpa di queste persone e di questi giovani che hanno accettato l’invito alla candidatura, non hanno nessuna colpa e vanno rispettati, tutti. La colpa e di chi pur avendone le qualità si nasconde, declina l’assunzione di responsabilità per poi giudicare l’“incoscienza” degli altri.

Tutta un’altra storia è invece se parliamo di politica, ma di questo mi piacerebbe parlarne in un articolo dedicato. E’ di tutta evidenza però un fatto: in questo paese è evaporato oltre che il senso civico alla partecipazione anche la capacità politica.

PASSATA LA FESTA GABBATO DI NUOVO IL SANTO

Questi ultimi giorni sono stati quelli della competizione tra San Remo e San Valentino, l’uno per la competizione canora e l’altro per la competizione amorosa. Ambedue hanno in comune la bugiarda idiosincrasia di quanti si dicono contrari. Non è vero, la realtà e lo share dicono ben altro. Sono due momenti “sacri” cadenzati nell’anno solare di tantissimi. A pari merito risultano vincitori.

Come ogni anno il 14 febbraio s’è ripetuta la liturgia della così detta festa degli innamorati, si dovrebbe ossia festeggiare San Valentino che dovrebbe essere il Santo protettore degli innamorati. Dovrebbe essere, perché questa circostanza non è storicamente supportata. La storia è molto semplice, era una festa pagana durante il periodo dell’Impero romano, I Lupercalia, dove uomini e donne si davano pubblicamente ai bagordi, le donne si facevano piacevolmente battere (forse anche sbattere) da compagnie di uomini che circolavano nudi per le strade. Ad evitare questo scempio, un Papa, Gelasio, fece abolire questa festa sostituendola con la festa di San Valentino.

La tradizione s’è tramandata fino ai nostri giorni acquisendo sempre più i tratti di una festa consumistica e dell’effimero, ma è sempre rimasta una festa strana. Strana perché sembra che ognuno si schernisca dal festeggiarla ma poi non si perde occasione di un selfie accanto, sopra o sotto un cuore rosso attaccato o fatto penzolare per le strade dei paesi e delle città. Strana perché dovrebbe essere una festa della Chiesa Cattolica ma viene festeggiata laicamente e quasi con culti pagani facendo una gran confusione tra Santi della cultura cattolica e Miti della cultura greca. Cupido c’entra nulla con San Valentino.

E’ bello vedere la gente felice e contenta sorridere strusciando le vie del paese addobbate con cuori, frecce spezzate e Cupidi sotto il riflesso di suggestive lampade per festeggiare il dio Amore, illudersi di essere da esso baciati e sentirsi per un attimo coinvolti in una atmosfera quasi fiabesca, dimenticando per un attimo tutti i problemi della vita quotidiana e della realtà e per le orde farisaiche di credenti cristiani dimentiche del tutto che quel povero “diavolo” di San Valentino, martire della fede, come racconta la tradizione cattolica, si sacrificò per proteggere due amanti.

La sorpresa deludente però è quando la confusione viene sostenuta e l’effimero alimentato da chi dovrebbe, per dovere, avere la responsabilità di far crescere nelle comunità, pur tra continui, e per taluni inopportuni, “lazzi e frizzi”, la consapevolezza di una realtà più profonda e complessa rispetto a quella fiabesca delle rappresentazioni che si ripetono con stucchevole ripetitività nel tempo e che rischiano, di diventare farsesche.

Va bene la leggerezza, non la banalità. Va bene la sobrietà, non lo sfarzo.

La storia di Cupido, dio dell’Amore e figlio di Afrodite, innamorato di Psiche, più che una storia romantica rappresenta una tragedia, narrata nell’Asino d’oro di Apuleio, una storia raccontata da una vecchia ad una giovane donna tenuta in ostaggio in una caverna e incidentalmente ascoltata da un uomo, Lucio, trasformato da una maga per sbaglio in asino invece della richiesta aquila, ma con la coscienza ancora di umano, per un peccato, guarda caso, di vanità, di vanagloria e desiderio.

La stessa cosa è successo a Pinocchio nella favola del Collodi che inseguendo i sogni dell’effimero della città dei balocchi si ritrovò nelle fattezze di un asino.

Li ciucci

Ijeu ca cercu sempre cu ‘mparu
studiu, leggu, ascoltu
eppuru certe fiate me sentu nu somaru.
Poi ‘nc’è ci nu cazzu no capisce
e te ogni cosa
cu presunzione disquisisce
e te vene ne dumanni
ma ssignuria quante laure teni?
e non è pe casu ca te ‘nganni?
Ma è meiju li lassi stare
è meiju trhovi na scusa,
“na cosa urgente tegnu te fare”.
Su ciucci sannu sulu raijare
è inutile ne rispunni
tantu no ‘nc’è nenzi te fare.

Fallo da espulsione

Durante una finale di calcio un arbitro richiama più volte un giocatore per delle scorrettezze di gioco, poi lo ammonisce con cartellino giallo e infine per un fallo grave lo espelle direttamente con cartellino rosso. Il giocatore espulso è il capitano della squadra, che lascerà in dieci uomini e subirà una lunga squalifica. La sua squadra perderà la partita compromettendo la vittoria del trofeo.

Di chi la colpa di aver perso? Dell’arbitro che ha espulso giustamente il giocatore e capitano o di quest’ultimo che si è fatto espellere e squalificare per un grave ed evidente fallo di gioco? E non saranno altrettanto responsabili i suoi compagni di squadra e l’allenatore che non hanno saputo consigliarlo ad una condotta contenuta?

Eppure persino i giocatori della squadra avversaria, oltre all’arbitro, lo avevano consigliato bonariamente a darsi una calmata e ammonito sul fatto che poteva essere espulso. Ora, avrà ragione il capitano espulso nel post partita a lamentare per la sconfitta e per il fallimento addebitando la responsabilità all’arbitro?

Teatrini tardo-melodrammatici

Se qualcuno pensa di intimidirmi con pseudo pressioni psicologiche e argomentazioni da cortile per ciò che scrivo e perché si sente coinvolto da giudizi personali che non ho mai espresso pubblicamente, ma che senza usare ipocrisia li ho per me, mal gliene incoglie. Nei miei post su Facebook o negli scritti pubblicati nel mio blog (www.puntiecontrappunti.org) ho sempre commentato i fatti, mai ho dato giudizi personali, se non ai fatti e alle funzioni e alle cariche che quelle persone ricoprivano in quel momento storico.

Se poi qualcuno si identifica con la carica non è un mio problema.

Quando si ricopre o si è ricoperta una carica pubblica le critiche vanno accettate e, almeno per me pare ovvio, bisogna rispondere nel merito e non lagnarsi della eventuale critica o ancora peggio cercare di intimidire o mettere in una sorta di subornazione psicologica, facendo la vittima sacrificale, la persona che ha mosso la critica. Almeno con me non attacca!

Evitiamo certi teatrini tardo-melodrammatici!

E dopo di che, mi taccio.

Cavallo? Il miglior sindaco

Siccome ho la sensazione che qualcuno possa essersi offeso dal mio articolo, per una lettura insufficiente e superficiale, che tra l’altro non chiama in causa né l’operato del sindaco né dell’amministrazione comunale, a scanso di equivoci confermo la mia opinione: Cavallo è il miglior sindaco che potesse avere Ruffano in questo contesto storico. Così siamo contenti tutti.

Polemiche vuote e occasioni mancate


Incidentalmente ho letto un post sulla “querelle” attuale ruota panoramica-esposti anonimi. Spontaneamente mi chiedo: si parla di esposto anonimo, ma è proprio così?
Poi per fatto personale mi verrebbe altrettanto spontaneo fare un così detto “pippone” nel merito di lettere anonime, ingiurie, falsità, tradimenti che hanno caratterizzato la vita pubblica e politica ruffanese che come per gemmazione ha coinvolto tanti personaggi per oltre un ventennio con l’unico scopo di mettere sul fuoco ardente una sola persona che rappresentava le istituzioni in loco. Le pronunce della giustizia sono state inequivocabili, il fatto non sussiste (quindi falsità) ma il danno era già stato fatto. Su questo hanno fondato le loro fortune politiche i tanti che anche oggi hanno ruoli istituzionali in loco. Quella storia, seppur amara, sarebbe potuta esser stata per il paese un fatto di straordinaria importanza per ricominciare un percorso di rinnovamento politico, morale ed etico. Evidentemente quella classe politica che sgomitava, accecata anche da ambizioni ingiustificate e “l’intellighenzia” locale non ne aveva la capacità. Per fare cosa? Per fare una “revisione pubblica storico-politica” di quanto era successo nel paese. D’altronde chi non ha non può dare. Ora però non si pianga sul “latte versato”. Mi verrebbe da concludere con il sommo Dante quando nella Divina Commedia scrive:  “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa” che tradotto nella frase più semplice recita: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Scrivendo questo faccio monito anche a me stesso, per cosa? Per essermi fidato!