“M’hannu ‘mprusatu”


Il rimedio all’imprevedibilità, alla caotica incertezza del futuro, è la facoltà di fare e mantenere le promesse.”  (Hannah Arendt)

M’hannu ‘mprusatu“. Era da tanto che non sentivo questo modo di dire e casualmente me l’ha riportato alla memoria un anziano conoscente che fermatosi per strada per salutarmi ha voluto raccontarmi, come spesso mi capita, la sua “storia del momento”: “sta vegnu ta comune e sta me fannu scire e vinire te cchiui te n’annu senza cu me fannu nenzi e se ccuciane puru cu no se fannu trhuvare e se necane. M’hannu prumisu tantu quannu è statu pe lu votu ma me n’aggiu ‘ncortu ca m’hannu sulu ‘mprusatu” (trad. Vengo or ora dal comune e mi stanno facendo andare avanti e indietro da più di un anno senza che mi risolvano il problema e in più non si fanno trovare. Mi avevano promesso tanto per carpirmi il voto ma ora mi sono accorto che mi hanno preso in giro.)

Mi ha incuriosito tanto questo modo di dire, m’hannu ‘mprusatu, facendomi porre la domanda sulla sua derivazione e sul significato. Improsare non è un termine che possiamo trovare sul dizionario della lingua italiana, è un gergo che significa (leggo sul vocabolario italiano di tutti i gerghi) “Inculare, Imbrogliare, Fregare”.  Significato che erroneamente in prima battuta sembrerebbe derivare dal termine prosa, ossia dalla prosa letteraria. Infatti non è così, in questo caso la prosa è inteso nel significato figurativo e cioè quello di imbrogliare. Tant’è che la parola pare derivare etimologicamente da una parola greca che significa proprio “culo, deretano, sedere”, quindi…

D’altro canto una persona che sa fare della prosa ha una cultura umanistica e difficilmente chi ha una struttura culturale simile si permetterebbe di prendere “in giro” le persone con promesse che sa di non poter mantenere, solo per trarre un vantaggio proprio. Nel caso di specie era il voto.

La cosa più preoccupante è che ad “improsare” quasi in modo ormai sistemico sono i politici e amministratori che dovrebbero garantire con la loro parola esempio di serietà e coesione di una comunità.

Basta fare un giro sui diversi social per vedere quante promesse sono state fatte e quante parole date da politici ed amministratori e non mantenute:

  • “Se perdo il referendum non vado solo a casa, ma mi ritiro dalla politica” (Matteo Renzi)
  • “Non intendo favorire alcuna alleanza col Movimento 5 Stelle” (Nicola Zingaretti)
  • “Io col partito di Bibbiano (PD) non voglio mai averci a che fare” (Luigi Di Maio)
  • “Il giorno dopo che sarò eletto eliminerò tutte le accise sul costo della benzina” (Matteo Salvini)
  • “Con Bossi non prendo neanche un caffè” (Gianfranco Fini)
  • “Creerò un milione di posti di lavoro e abbasserò le tasse” (Silvio Berlusconi)
  • “Mai più con Berlusconi. Ha preso i soldi di Cosa Nostra” (Umberto Bossi)    

E poi giù, giù, fino agli amministratori locali dove esplode la fiera delle vanità e delle vacuità con promesse mirabolanti alla pari delle promesse del gatto e la volpe a Pinocchio con le monete d’oro piantate nel campo dei miracoli. Costruiremo Piscine olimpioniche, Palazzetti dello Sport, Discoteche, Sale giochi, Campi di calcio tipo San Siro, Residenze per anziani, Funivie per superare dislivelli collinari, Campi di softair, Alberghi diffusi nelle Paijare, Progetti che promettono frotte di turisti da far impallidire gli scavi di Pompei e poi benessere per tutti  e fantasmagoriche altre opere e progetti che difficilmente o mai potranno essere realizzati,  e il tutto condito con  l’impegno e la sicurezza vanagloriosa di saperle realizzare in pochi mesi, ma gli anni passano inesorabilmente e improduttivamente.

Non si capisce ad un certo punto se sono questi amministratori a fare la parodia di Cetto Laqualunque o quest’ultimo che fa la parodia degli amministratori.

A parte la battuta per sdrammatizzare, però io credo che la parola data va sempre rispettata, almeno in una società sana e giuridicamente avanzata. E non possono essere fatte promesse e stringere patti quando si sa che gli stessi non possono essere rispettati.

Certo, non tutti i politici e non tutti gli amministratori locali sono “’mprosaturi”. Ce ne sono anche di capaci e tanti onesti “faticatori” che umilmente e seriamente svolgono la loro mansione consapevoli dei loro limiti e che difficilmente promettono.

Ma sono sempre le capacità delle chiacchiere a fare rumore soprattutto con gli strumenti social dove si fanno narrazioni completamente distanti dalla realtà dove un fatto ordinarissimo di una azione amministrativa diventa un fatto straordinario e eccezionale. Un modo ancora per “improsare” la gente per nascondere e far dimenticare quanto di straordinario era stato promesso.

Così purtroppo pare andare il mondo! Ormai c’è la corsa ad essere considerati dritti usando l’arte di “improsare” la gente.

Quando le promesse diventano poi irrealizzabili, diventa “utile” rimangiarsi la parola data, e si verifica una fuga irresponsabile dalle responsabilità e sarà sempre colpa di qualcun altro (ne so qualcosa). La parola data assume la forma di una mera e vaga dichiarazione d’intenti con il dispiacere di ascoltare anche delle giustificazioni del tipo: “Si va bene, ma si sa che in campagna elettorale si dice di tutto e di più”.

No, per me non va bene!

Ripugnante!

L’espressione di quella persona anziana mentre mi raccontava il fatto era proprio di ripugnanza e di fastidio quando alla fine ha aggiunto: “fiju meu, a tiempi mei a parola era parola, era sacra e valia cchiui te mille scritti, quisti ca promettene su senza onore” (trad. Figlio mio, ai miei tempi la parola data era sacra e valeva più di mille scritti, questi che oggi promettono e non fanno sono senza onore).

Ha ragione!

Il richiamo all’onore dovrebbe essere un fatto ordinario e fondamentale nel momento in cui si promette. Purtroppo non succede così, si continua ad “improsare” con una tale leggerezza tanto che è diventata normalità.

E’ così!

Lo cònstato tutti i giorni grazie al mio disincato e anche alla mia esperienza che non si fa ingannare dai venditori di fumo e di quanto promettono, li conosco bene e conosco il loro valore.

La parola ha perso di significato e si parla tanto per non dire niente.

Anzi, si parla troppo.

Lascia un commento