PASSATA LA FESTA GABBATO DI NUOVO IL SANTO


Questi ultimi giorni sono stati quelli della competizione tra San Remo e San Valentino, l’uno per la competizione canora e l’altro per la competizione amorosa. Ambedue hanno in comune la bugiarda idiosincrasia di quanti si dicono contrari. Non è vero, la realtà e lo share dicono ben altro. Sono due momenti “sacri” cadenzati nell’anno solare di tantissimi. A pari merito risultano vincitori.

Come ogni anno il 14 febbraio s’è ripetuta la liturgia della così detta festa degli innamorati, si dovrebbe ossia festeggiare San Valentino che dovrebbe essere il Santo protettore degli innamorati. Dovrebbe essere, perché questa circostanza non è storicamente supportata. La storia è molto semplice, era una festa pagana durante il periodo dell’Impero romano, I Lupercalia, dove uomini e donne si davano pubblicamente ai bagordi, le donne si facevano piacevolmente battere (forse anche sbattere) da compagnie di uomini che circolavano nudi per le strade. Ad evitare questo scempio, un Papa, Gelasio, fece abolire questa festa sostituendola con la festa di San Valentino.

La tradizione s’è tramandata fino ai nostri giorni acquisendo sempre più i tratti di una festa consumistica e dell’effimero, ma è sempre rimasta una festa strana. Strana perché sembra che ognuno si schernisca dal festeggiarla ma poi non si perde occasione di un selfie accanto, sopra o sotto un cuore rosso attaccato o fatto penzolare per le strade dei paesi e delle città. Strana perché dovrebbe essere una festa della Chiesa Cattolica ma viene festeggiata laicamente e quasi con culti pagani facendo una gran confusione tra Santi della cultura cattolica e Miti della cultura greca. Cupido c’entra nulla con San Valentino.

E’ bello vedere la gente felice e contenta sorridere strusciando le vie del paese addobbate con cuori, frecce spezzate e Cupidi sotto il riflesso di suggestive lampade per festeggiare il dio Amore, illudersi di essere da esso baciati e sentirsi per un attimo coinvolti in una atmosfera quasi fiabesca, dimenticando per un attimo tutti i problemi della vita quotidiana e della realtà e per le orde farisaiche di credenti cristiani dimentiche del tutto che quel povero “diavolo” di San Valentino, martire della fede, come racconta la tradizione cattolica, si sacrificò per proteggere due amanti.

La sorpresa deludente però è quando la confusione viene sostenuta e l’effimero alimentato da chi dovrebbe, per dovere, avere la responsabilità di far crescere nelle comunità, pur tra continui, e per taluni inopportuni, “lazzi e frizzi”, la consapevolezza di una realtà più profonda e complessa rispetto a quella fiabesca delle rappresentazioni che si ripetono con stucchevole ripetitività nel tempo e che rischiano, di diventare farsesche.

Va bene la leggerezza, non la banalità. Va bene la sobrietà, non lo sfarzo.

La storia di Cupido, dio dell’Amore e figlio di Afrodite, innamorato di Psiche, più che una storia romantica rappresenta una tragedia, narrata nell’Asino d’oro di Apuleio, una storia raccontata da una vecchia ad una giovane donna tenuta in ostaggio in una caverna e incidentalmente ascoltata da un uomo, Lucio, trasformato da una maga per sbaglio in asino invece della richiesta aquila, ma con la coscienza ancora di umano, per un peccato, guarda caso, di vanità, di vanagloria e desiderio.

La stessa cosa è successo a Pinocchio nella favola del Collodi che inseguendo i sogni dell’effimero della città dei balocchi si ritrovò nelle fattezze di un asino.

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