
La visione miope delle amministrazioni locali e il fare compulsivo.
L’utilizzo dei fondi PNRR
Una pioggia di milioni di euro hanno cominciato ad arrivare nelle casse dei comuni dai Fondi Strutturali del PNRR, una grande opportunità e una altrettanto grande fortuna per chi amministra.
Ciò che ci si poteva augurare era l’opportunità di elaborare dei progetti di grande qualità e valore e soprattutto che si favorissero procedure partecipative.
Temo però che questo stia rimanendo nel solito ambito di buoni propositi e promesse mancate perché i comuni chiamati ad elaborare i progetti stanno dimostrando limiti funzionali, totale incapacità politica e una miope gestione amministrativa affetta da un fare compulsivo invece di pensare ed elaborare progetti di grande qualità che potrebbero dare nel tempo mediato grandi risultati di sviluppo, si ripropongono dei contenuti già ampiamente noti e forse in parte anche superati e con il dubbio che questi progetti possano essere funzionali solo alla spartizione di ingenti risorse finanziarie tra studi di progettazione, aziende di costruzione e faccendieri vari.
Del resto, in una fase storica fortemente segnata, in generale, da un’evidente difficoltà della politica a svolgere le sue funzioni, che si somma ad un livello non particolarmente elevato degli amministratori locali, i comuni sono spinti a riproporre vecchi progetti accantonati in qualche cassetto in attesa di “tempi migliori” ormai superati, se non addirittura improponibili rispetto ai nuovi scenari economici ed ambientali.
Infatti, che senso ha in un piccolo comune, per esempio come il nostro, investire risorse per la costruzione di un asilo nido e di una piscina comunale? Detto così, sono cosciente che posso essere oggetto di esecrazione da parte di tanti “abbonati”.
E’ vero che sono investimenti permessi e finanziati dai Fondi PNRR però è anche vero che una volta realizzate saranno strutture che graveranno sul bilancio del comune e quindi sulle tasche dei cittadini, se condotte in proprio, o sui bilanci delle società se saranno prese in gestione. Considerato che la gran parte dei comuni, compreso il nostro, sono in grave regresso demografico con pochissime nascite, allora ecco che le domande vengono spontanee: quanti potranno utilizzare la struttura? Quali costi dovrà sostenere il comune per il mantenimento della struttura? Quali costi dovranno sostenere le famiglie per la retta di iscrizione dei propri figli? Non è dato sapere. E’ una incognita. E il rischio è di realizzare una struttura che non avrà futuro.
Dicasi la stessa cosa per la piscina. E’ una struttura che richiede un “fottio” di risorse per il mantenimento, tanto che molte strutture hanno chiuso o sono lì lì per chiudere non riuscendo a sopportare i costi di gestione e invece noi pensiamo di costruirne una nuova.
Ora, per formazione professionale, mi chiedo: i comuni ed evidentemente anche il nostro hanno una programmazione strategica sull’utilizzo dei fondi PNRR? Hanno un piano finanziario che testimoni la fattibilità delle opere proposte a finanziamento? Sono convinto proprio di no, ma vorrei sbagliarmi e sarei contento di essere smentito. Di fatto personalmente ho chiesto al mio comune, ero ancora consigliere comunale, se per la costruzione dell’asilo vi fosse un piano finanziario che poteva giustificare la realizzazione dell’opera, documento che non mi è stato mai dato. Evidentemente non c’è.
Ed ecco allora perché sono portato a pensare ad uno sguardo corto, miope degli amministratori e ad un fare compulsivo, con la corsa al finanziamento, giusto per fare un’opera (e per una egoistica autocelebrazione dell’amministratore) che poi magari non sarà utilizzabile per le ragioni già dette.
In uno scenario di questo tipo, allora, è la vuota retorica e la voglia di apparire, anche solo per un giorno di gloria, che la fa da padrone. Così come la centralità delle giovani generazioni, sempre evocata e tanto decantata, ma in realtà mai praticata fino in fondo, eppure i fondi PNRR prevedono ottime misure di finanziamento per progetti di sviluppo e coesione sociale che possono coinvolgere i giovani.
Allo stato attuale, pur considerando le dovute eccezioni, i comuni stanno dimostrando di non essere in grado di farsi promotori di una valida progettazione territoriale, così come risulta evidente l’impossibilità per associazioni e gruppi di ricerca locali di inserirsi attivamente in processi e meccanismi di progettazione e legittime aspirazioni sulle risorse messe a disposizione che invece tendono a privilegiare enti, istituti, amministrazioni, università e spazi urbani più forti dal punto di vista del peso politico, ma che magari non hanno nemmeno legami e collegamenti diretti e costruttivi con i territori stessi. Non serve progettare “chiacchiere” con comuni che nulla hanno a che vedere con il nostro territorio per storia, tradizioni, cultura, usi e costumi.
Purtroppo, le logiche che stanno orientando gli amministratori locali per l’utilizzo dei fondi rivenienti dal PNRR, sono unicamente rivolte ad incentivare singole progettazioni, incapaci di escludere a priori rapporti di tipo clientelare e che rischiano di determinare un colossale e pericoloso fallimento in una corsa di un’assurda lotteria a chi riesce ad arrivare per primo al finanziamento. Non serve a nulla alimentare una corsa che mette in concorrenza tra di loro comuni confinanti che invece dovrebbero insieme creare coesione per un progetto di sviluppo di un determinato e più vasto territorio piuttosto che il proprio campanile.
Mi chiedo: a cosa serve rivitalizzare un comune, così come il nostro, magari adottando delle innovative ed avanzate soluzioni architettoniche (e nel nostro paese qualche “puttanata” del genere l’abbiamo fatta), dimenticando il più ampio e vitale tema dello spopolamento legato alla totale assenza di ogni opportunità economica, quando l’intero territorio circostante resta immerso nella depressione e nella marginalità?
Ecco allora che i fondi PNRR immaginati in questo modo e una gestione dei fondi strutturali di questo tipo sono del tutto inutili. È indispensabile evitare la frantumazione e la pratica ricorrente della semplice sommatoria di tanti singoli progetti destinati a rimanere separati e distanti.
Se è vero che il PNRR è un piano, allora è necessario che sia considerato a tutti gli effetti come tale e che abbia una forte visione strategica unitaria (non omologante, ovviamente). In altre parole, basterebbe tornare a fare quello che, su un piano squisitamente politico, non si fa più (se mai è stato fatto) e cioè pianificare e programmare, ma in una prospettiva “alta” e possibilmente distante dagli umori del più becero localismo e di una mera propaganda elettorale continua con insistite esposizioni mediatiche social e appaganti solo per “like” ricevuti dalla solita e immutabile “clack di ossequiosi”. Fare amministrazione non è sinonimo di spettacolo.
A chi vive e lavora in aree considerate ormai depresse, isolate, colpite da drammatiche catastrofi naturali (vedi per esempio xylella, ma è anche una catastrofe l’emigrazione giovanile e la così detta “fuga dei cervelli”), come è purtroppo il nostro territorio, non può interessare solo il bel borgo recuperato, pronto a gareggiare nel concorso del villaggio più bello d’Italia, ma l’immediatezza dei problemi quotidiani e la possibilità di continuare a condurre la propria esistenza in modo dignitoso, senza perdere il contatto con la propria terra.
Non perdiamo questa grande opportunità!