Si, un giorno di festa perchè fu il giorno del riscatto dalla schiavitù e dall’oppressione del nazifascismo con la proclamazione dell’insurrezione generale su tutto il territorio nazionale da parte del Comitato di Liberazione Nazionale e con l’imposizione della resa a fascisti e tedeschi che ancora occupavano parte della nazione.
Nella proclamazione dello sciopero generale, in un passaggio del suo discorso Sandro Pertini invitava a porre i tedeschi e i fascisti di fronte ad un dilemma: arrendersi o perire. Questa fu la parola d’ordine che accese gli animi di tanti italiani, uomini e donne, provati dalla guerra e da mille difficoltà a ribellarsi contro le ultime sacche di un sistema totalitario che aveva soffocato ogni libertà.
Ma è anche un giorno di memoria per quanti hanno combattuto tra le fila delle formazioni partigiane e caduti sul campo di battaglia o trucidati dalle forze nazifasciste per poter consegnare alle generazioni future una patria fondata sulla libertà. Molti di loro non hanno potuto festeggiare la liberazione perchè hanno sacrificato la propria vita per un ideale di libertà della quale non hanno potuto godere in vita se non nella coraggiosa e libera scelta di partecipare alla lotta di liberazione lontani dalle proprie famiglie e dai propri affetti.
Un giovane che ha compiuto la scelta della lotta ed è morto sul campo di battaglia è stato Armando, insignito con la croce d’argento al valor militare.
Armando Leone, un nostro compaesano, cugino di mio padre. Morto a 23 anni nel luglio del 1944 trucidato insieme ad altri quattro suoi compagni dai nazifascisti a Molino di Pozzolo in provincia di Parma. E’ stato l’unico partigiano ruffanese e uno dei pochi salentini. E’ morto per quell’ideale di libertà che non ha conosciuto così come non ha mai conosciuto sua figlia. Il suo nome di battaglia era “Carlos”.
E’ una storia che in pochi conoscono e che nessuno aveva mai ricordato sin quando una amministrazione da me presieduta gli dedicò una strada del paese.
Ora, festeggiamo pure ricordando che se possiamo farlo è anche grazie al sacrificio di tanti giovani come Armando ai quali dovrebbe andare un grato pensiero di riconoscenza e non a chi ancora oggi utilizza strumenti di sottile e furbesca retorica per esaltare il fascismo e oltraggiare la Resistenza. Evviva l’Italia libera dal fascismo.
