NULLA E’ CAMBIATO

 

Spendo solo poche parole per commentare l’attività dell’amministrazione comunale in questi tre anni dal suo insediamento. Non potrei dire e scrivere niente di nuovo rispetto a quanto ho già detto e scritto in questo blog. Semplicemente confermo che ad oggi questa amministrazione

HA FALLITO COL 99% DEI SUOI IMPEGNI CON IL PAESE E I CITTADINI

Chi ha la pazienza per farlo, può rileggere l’articolo pubblicato esattamente due anni fa (http://www.puntiecontrappunti.org/2018/06/16/72/) per confrontare le parole con i fatti.

Ma ancora di più si possono confrontare le promesse elettorali direttamente dal programma presentato al paese.

allegato -programma_elettorale_direzione_comune

Nulla o pochissimo è cambiato, tanto che molte volte viene spontaneo pensare “stavamo meglio quando pensavamo di stare peggio”. Ma non può essere questo il refrain, mi rendo conto.

C’è da dire però che forse un piccolo passo in avanti s’è compiuto, anche se ancora si insiste a presentare in pompa magna cose e progetti solo annunciati, nel momento in cui l’11 giugno non c’è stata l’autocelebrazione mediatica della ricorrenza dei tre anni dall’insediamento.

Può essere che un moto di consapevolezza si affacci alle coscienze.

 

BECERO TATTICISMO

L’incapacità di pensiero e di prassi politica genera assenza di cultura di governo

Alla fine poi si fa sempre così, con disarmante disinvoltura si rompono patti e se ne fanno altri con quelli che fino a poco prima erano dei diavoli, mafiosi e corrotti e miseramente si cercano giustificazioni spot per ammantare con improbabili e improponibili dichiarazioni di amorosi sensi una miserabile vicenda umana prima che politica. Si è tornati alle politiche dell’inciucio di vecchia memoria.

Purtroppo questa è la dimensione politica di alcuni governanti.

In questi atteggiamenti è evidente l’incapacità di pensiero e di prassi politica che genera poi l’assenza non solo di una cultura di governo, ma addirittura l’incapacità di operare la più elementare distinzione tra ruoli istituzionali, maggioranza e opposizione, e tra inimicizia e critica, tra social e realtà.

Così purtroppo succede: non si ha capacità di distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione; si producono reazioni isteriche di fronte a legittime critiche con l’aberrazione di scomposte e inappropriate risposte e addirittura con denunce penali finite nel nulla giudicate legittime dai diversi gradi di giudizio. Perché è successo anche questo.

Questi sono “politici” che non hanno un pensiero politico proprio, non strutturati culturalmente e che non hanno altro obiettivo politico se non la propria affermazione o meglio, l’affermazione della propria immagine social per raccattare i famigerati like.

Avessero avuto un pensiero politico proprio certamente non avrebbero costruito ibride e innaturali alleanze e se si ha un proprio pensiero politico non ci si consegna armi e bagagli al dichiarato nemico e abbandonando il proprio esercito. Certo, c’è anche da dire che nell’esercito né graduati, né fanti hanno profferito parola alcuna se non timide esternazioni.

In queste azioni c’è solo tatticismo e nessuna strategia, cioè non si ha una visione ideale del paese, non dico di lungo periodo, ma almeno nel breve.

La politica non può e non deve essere solo ambizione personale e mera tattica, soprattutto in un momento come questo perché finita l’emergenza sanitaria e finita la passerella mediatica “feisbucchiana” condita dai tanti slogan che fanno dell’ottimismo di maniera, si presenterà una emergenza ancora più pesante, quella economica.

E cosa si sta pensando di fare? Il nulla

Anzi, in un video che circolava poco tempo fa si incoraggiava tutti a “resistere” perché sarebbe poi tornato il tempo per abbracciarsi, per cantare di nuovo nelle piazze, per ritornare alle feste di paese.

Forse qualcosa all’intelletto sfugge!

SONO PRESUNTUOSO ?

 

Ebbene si, lo sono! Lo sono con chi è incapace di rispondere nel merito a critiche accurate, con chi ricorre a frasi fatte di poeti e scrittori che fino ad un’ora prima erano per loro dei perfetti sconosciuti o erano scambiati per celebrità del gossip dove questi soggetti sguazzano a loro agio.

Sono presuntuoso con chi è incapace di elaborare un concetto che sia suo e fa del copia incolla o si fa dettare cose che non gli appartengono e che a stento comprende. Sono presuntuoso con chi svende la propria dignità.

Non apprezzo questo bestiario che baratta la propria umanità per la vanagloria. Non mi piace il pressappochismo, la superficialità, la aspecificità, la volgarità crassa e non mi stancherò mai di additarle. Se tutto questo vuol dire essere presuntuoso, allora lo sono. Sono umile al cospetto di persone umili. Sono umile al cospetto della cultura. Sono umile  al cospetto di persone che sanno insegnarmi qualcosa al di là di ogni titolo di studio o percorso accademico. L’umiltà mi commuove e mi emoziona.

Mi fa specie vedere che sono presuntuoso per chi non ha mai dimostrato i propri attributi e capacità servendosi furbescamente di quelli di altri per sopravvivere e di quella presunzione per navigare.

Dalla demo di Alinunte alla tribù dei Burgundi. 

LEZIONI A DISTANZA O LEZIONI DI DISTANZA ?

 

Da più giorni ricevo lagnanze da parte di famiglie, che mi scrivono e mi chiamano in privato e che mi esprimono la preoccupazione e la loro mortificazione per l’impossibilità di poter garantire ai loro figli di seguire la didattica a distanza che avrà inizio a quanto mi dicono già da domani  lunedì 27 aprile.
Nel rispetto della autonomia scolastica e nel rispetto dei ruoli, compreso il ruolo istituzionale di assessore alla istruzione del comune di Ruffano, mi sarei aspettato un autorevole intervento di quest’ultimo a garanzia di quei cittadini che si trovano oggi in uno stato di evidente difficoltà e mortificazione nel dover dire ai propri figli “il papà e la mamma non sono nella possibilità di comprarti un tablet per seguire le lezioni”.
Un legittimo intervento nel concordare già da tempo con la dirigente scolastica una strategia di ripresa delle lezioni non prima di aver risolto problemi che potevano già essere di tutta evidenza anche ad un occhio poco attento.
E’ vero, si è detto che la scuola nella sua autonomia può decidere, ma un assessore deve rappresentare le esigenze dei cittadini che amministra e per questo si sarebbe dovuto interessare per tempo così come è stato fatto per tempo in altri comuni.
So che la scuola ha a disposizione circa 60 tablet, che sta ancora approntando, da distribuire in comodato d’uso dopo aver ricevuto le domande di cittadini che ne faranno richiesta, domande che vanno presentate entro domani lunedì 27 aprile e che dovranno essere corredate dall’Isee entro il 4 maggio (queste sono le notizie che ho) e sarà poi dopo che si farà una graduatoria per gli aventi diritto, pertanto come di tutta evidenza in grave ritardo rispetto alla data stabilita di inizio delle lezioni.
Ho la netta impressione, e sarei contento di potermi sbagliare, che niente è stato fatto in tal senso,  se i fatti che ho raccontato e che mi hanno riportato sono veri. Non basta in questo periodo la sola distribuzione dei sussidi alimentari, c’è bisogno nell’immediato di una politica e una strategia di intervento attente ai bisogni del territorio e della collettività, per poi tracciare una vision strategica per il futuro, ma questo è un altro discorso.
Una politica solidale non permette che nessuno resti indietro, deve poter garantire a tutti parità di trattamento e considerazione e soprattutto garantire pari dignità.
Mi permetto di suggerire un pronto intervento dell’assessore, e sono sicuro saprà come fare, per poter trovare e dare soluzione alla problematica e alle difficoltà di quei cittadini e dei loro figli che in tal senso cercano comprensione ed aiuto.
Mi auguro non si faccia il solito errore di sentire offeso il proprio orgoglio e ove si sentisse la necessità si chieda aiuto. Il sottoscritto, anche in qualità di consigliere comunale, è a disposizione.

 

 

 

Assegni Bancari Postdatati – Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri

 

 

 

Nicola Fiorito

Via Borgonuovo n° 9

73049 Ruffano (LE)

 

                                                                          Preg.mo Presidente del Consiglio dei Ministri

                                                                                         Dott. Prof. Giuseppe Conte

Spedita tramite Pec

 

Preg.mo Presidente,

sono uno specialista della materia aziendale e in special modo mi occupo di controllo di gestione e finanza aziendale, in più sono un piccolo imprenditore del settore turistico ricettivo, ho fatto anche io le mie esperienze di amministratore pubblico essendo stato per lunghi anni sindaco e consigliere del comune in cui vivo e consigliere della provincia e assessore, e proprio queste esperienze nei settori indicati mi invitano a sottoporre alla sua attenzione una problematica, non ancora attenzionata dal Governo, che rischia a breve di trasformare la vita economica di migliaia di aziende e con evidenti ricadute nel sociale, in un inferno finanziario di lunga durata.

Le voglio parlare della problematica degli assegni bancari così detti postdatati che in questi giorni sono portati all’incasso. Questo ormai è diventato un allarme molto serio che è stato rilanciato da più parti tra cui tanti onorevoli deputati e dal presidente della Regione Sicilia, ma nessuna decisione è stata presa in merito.

E’ vero, Lei può dire che questa prassi dell’assegno postdatato non è contemplata dalla legge e da alcuna normativa, ma è pur vero che è ormai prassi diffusa e quasi ordinaria nei rapporti commerciali. Quindi, una prassi vietata per legge, ma “consentita”. Consentita perché? Perchè pur essendo una realtà malata della nostra economia, è un sistema a conoscenza da sempre delle autorità politiche, finanziarie e bancarie preposte. Infatti la gran parte delle banche garantiscono l’esposizione dei fidi dei loro clienti con questo strumento che così diventano titoli di credito a tutti gli effetti pratici.

Ora, con l’avvento della pandemia da coronavirus, la gran parte del sistema produttivo nazionale si è bruscamente interrotto e gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani e un’altra infinità di soggetti, che hanno emesso gli assegni postdatati per gli acquisti, facendo coincidere le date di scadenza con i loro prevedibili flussi di cassa, non hanno possibilità di onorare queste scadenze, quindi assegni che andranno insoluti e che genereranno una “pandemia finanziaria ed economica” che distruggerebbe il tessuto economico e sociale della nostra nazione. I traenti non hanno possibilità di pagare, i beneficiari non hanno possibilità di incasso, creando così un circolo vizioso pericolosissimo perché intanto i beneficiari che sono i fornitori delle aziende e che hanno depositato in banca quegli assegni per generare fidi per la necessaria liquidità, non avranno possibilità di rientro con le banche.

Lei sig. Presidente conosce meglio di me queste problematiche essendo un docente universitario di Diritto Privato e sa molto meglio di me che l’emissione di assegno postdatato è un illecito amministrativo, ma che può trasformarsi velocemente in un illecito con conseguenze anche penali; reato che commette sia il traente il titolo, sia il beneficiario, oltre al possessore, quindi, le Banche. 

Le conseguenze quindi se non si interviene sulla problematica saranno davvero disastrose con migliaia di aziende, commercianti, artigiani, persone fisiche che subiranno protesti che sono poi l’anticamera di una morte annunciata per le aziende.

Umilmente mi permetto di chiederLe di voler intervenire per rompere questo circolo vizioso che già si sta completando con una semplice disposizione che Lei meglio saprà come fare: semplicemente dichiarando che gli assegni postdatati non possano essere protestati da qui a fine anno e che siano sospese eventuali procedure esecutive in conseguenza del mancato incasso di tali assegni.

Non convince poi la motivazione di chi è contrario alla misura suggerita poco prima perché altrimenti, secondo questa motivazione, si interromperebbe la filiera dei pagamenti. Sig. Presidente, perdoni la mia arroganza se tale Le può sembrare, ma questa è gente che secondo me non sa quel che dice e di cosa parla e che non ha mai avuto a che fare con alcuna problematica di natura commerciale e aziendale e che parlano seduti da una comoda poltrona dietro la sicurezza di una scrivania. La filiera si interrompe in ogni caso perché chi non onora un assegno, soprattutto in questo periodo, lo fa perché non ha la liquidità necessaria e in alcuni casi non ha la liquidità neanche per il sostentamento della propria famiglia. A nessun imprenditore piace essere protestato perché sa che sarà la morte per la sua azienda con tutte le ricadute negative sul tessuto sociale con la cancellazione di migliaia di posti di lavoro, mancata produzione di ricchezza, mancati introiti di imposte da parte dello stato.

Il silenzio della politica su questa problematica si fa sentire ed è grave, per questo ho voluto, nel mio piccolo rivolgerLe questa lamentazione che è un grido di aiuto concreto da parte di tutti quei piccoli e micro imprenditori che oggi non sanno vedere il loro futuro e cominciano a disperare.

Sono sicuro che Lei prenderà in considerazione la questione e saprà dare la giusta soluzione.

Tanto mi sentivo di segnalarLe.

Con deferenti ossequi.

Ruffano, 02 aprile 2020

 

                                                                                                         Nicola Fiorito

 

 

 

 

 

 

LETTERA APERTA ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Egregio sig. Sindaco e componenti la Giunta Comunale,

questi sono i giorni che devono dare prova di superamento di ogni qualsiasi presupposta divisione politica e superamento di ogni pregiudizio di natura personale, è richiesto dalla gravità dei fatti e dalla buona intelligenza.

Voglio dare un mio contributo, immaginando oggi la tensione, le paure, il senso di vuoto e di impotenza che assalgono chi ha responsabilità pubbliche come un Sindaco e una Giunta Comunale e che da esse possono essere quasi paralizzati e soverchiati.

Con lodevole tempestività, questa amministrazione ha messo in atto tutte le ordinarie azioni per il contrasto e il contenimento del virus imperante.

Credo, però, che oggi il paese abbia bisogno di misure che chiamiamo straordinarie, ma che di fatto poi non lo sono, per quanto, naturalmente, è nelle possibilità dell’Amministrazione e nella volontà di assunzione di responsabilità nell’assumere decisioni nel cambiare programmi di spesa e strategie di bilancio per poter reperire somme di denaro da utilizzare appunto per queste misure “straordinarie”.

Sono convinto che si può fare e che sarà fatto.

Per esemplificare mi permetto di indicare alcune proposte che possono essere attuate senza grandi sforzi:

  • L’Amministrazione si faccia carico dell’acquisto di un numero sufficiente di mascherine da distribuire gratuitamente a tutti i cittadini. Siccome pare che in commercio scarseggino, ci si potrebbe rivolgere per la produzione ad aziende locali che potrebbero convertire la loro produzione. Mi risulta che alcune lo stiano già facendo. In piccola parte sosterremmo anche l’economia locale.
  • Spostare tutte le scadenze dei tributi, imposte e tasse locali gravanti su aziende e cittadini, così come già proposto dai consiglieri comunali Lucia Orlando e Massimo Cantoro.
  • Implementare l’istituito servizio di emergenza oltre le ore 20.00 rendendolo un servizio attivo per 24 ore. Destinando ad esso ulteriori e sufficienti risorse di quelle già iscritte in bilancio.
  • Destinare ulteriori risorse per famiglie e soggetti a rischio di esclusione sociale per una conseguente perdita di lavoro o sensibile riduzione del reddito familiare in conseguenza del fermo lavorativo.

Per attuare queste misure e magari altre che L’Amministrazione vorrà studiare, le risorse possono essere agevolmente trovate tra le pieghe del bilancio:

  • Tra i residui presunti dell’esercizio precedente
  • Tra le spese che per il momento possiamo non considerare prioritarie

Servirebbe una semplice variazione di bilancio per alcune di esse e una assunzione di responsabilità per altre che credo gli Amministratori sapranno assumere con il sostegno anche, credo di poter parlare in nome e per conto, della minoranza consiliare.

Un’altra e ultima cosa. Invitiamo i cittadini in segno di rispetto per tutti quelli che purtroppo sono morti e per le loro famiglie che hanno visto svanire un loro caro letteralmente nel nulla da un giorno all’altro, ad evitare manifestazioni di pseudo gioia con canti e suoni in strada e dai balconi, capisco pure esse come comportamenti che vogliono quasi esorcizzare il male del momento, magari usciamo per fare tutti insieme un minuto di silenzio e nel proprio intimo rivolgiamo loro se non una preghiera almeno un pensiero di solidarietà. E andrà bene lo stesso!

Nicola Fiorito

PARLIAMO PURE DEL MIO PASSATO

Io non ho da raccontare una data, un evento, un fatto che mi ha fatto appassionare alla politica. Diversamente molti possono farlo, àncorano la loro passione ad un evento, ad un periodo particolarmente significativo di ideali che ha fatto scoccare quella scintilla. Tanti lo ricordano per motivi per niente nobili, costretti ad eterne riconoscenze o a rancorose devozioni verso i loro “dominus” benefattori. Obbligati a farlo, ma non lo diranno mai e poi mai.

Il mio è stato un percorso d’amore, di profondo amore iniziato fin dai primi anni della mia infanzia quando accanto a mio padre, e fino alla soglia dei miei studi universitari, nel  suo piccolo ufficio della Fisba Cisl acronimo che sta per Federazione Italiana Sindacato dei Braccianti Agricoli e Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, stavo lì ad ascoltare le storie, le difficoltà e le istanze rivendicative di una classe sociale che nella società dell’epoca era considerata la più povera, proprio quella dei braccianti agricoli che per l’appunto non avevano altro da offrire per dar campare a loro e alle loro famiglie che le loro braccia.

Queste persone sono entrate a far parte di me quasi inconsapevolmente formando la mia sensibilità sociale e umana che è andata consolidandosi negli anni anche con le letture di manuali di tante menti illuminate antiche e moderne della politica e della sociologia, tanto poi che ho preparato la mia tesi di laurea su questi argomenti. Esercizi della lettura che non ho mai dismesso.

Ho imparato a mettermi a disposizione, sempre, capendo che la politica era una virtù, la virtù di mettersi a disposizione degli altri per costruire sempre qualcosa di nuovo e diverso.

E con questo spirito mi sono adoperato fin da giovinetto in una “politica” di aggregazione con associazioni varie: pallavolo, calcio, associazioni ricreative, comitati feste ed eventi, scout e tanto ancora sino ad arrivare, come fatto naturale all’approccio politico vero e proprio attraverso l’associazione ludico ricreativa e formativa della Libertas della allora Democrazia Cristiana, cominciando poi in questo partito la mia vera militanza.

Fino ad arrivare, non senza orgoglio, a diventare Sindaco del mio amato paese.

La mia è stata una passione così profonda, coinvolgente tanto che ho dato tutto di me, anche a chi, col senno di poi, non avrebbe meritato.

Nella mia azione politica ho messo sempre, per quanto ho potuto, tutta la forza, il coraggio e la dignità disponibile e in alcuni casi superando anche il limite, assumendomi responsabilità dove altri faticano a farlo e fuggono. Ho rischiato gravi conseguenze per scelte che ritenevo di utilità pubblica e combattute da avversari (?) con l’utilizzo della infamia. Sono stato e sono ancora un convinto praticante di questi valori anche se questa coerenza mi ha causato profonde delusioni, profondi dispiaceri e profondi dolori come la superficialità banalizzante di chi ritenevo amico rivelatosi poi con sorpresa un presuntuoso arrogante con punte di cattiveria.

 Però di converso esistono le emozioni dei risultati conseguiti, delle intuizioni che non ho potuto realizzare per la ignavia di tanti. Esistono le incomparabili emozioni di genuine dimostrazioni di stima e simpatia di altrettante genuine persone che mi ringraziano per una motivazione di intervento che magari io non ricordo più.

Malgrado le delusioni e i dispiaceri, oggi non rinnego nulla di quello che è stato neanche chi proditoriamente oggi mi rinnega platealmente dopo aver succhiato del miglior latte da cotal seno. D’altronde chi rinnega parte di sé sta rinnegando sé stesso e dimostra essere inaffidabile.

Ecco, ora possiamo parlare anche del mio passato!

 

LE COMPETENZE, SONO NECESSARIE?

 

“Qualcuno potrebbe davvero convincersi che l’asino della figura possa stabilire una rotta e condurre in porto la barca ?”

 

C’è una categoria di politici, che già con molta generosità qualifico tali, che quasi si vantano della loro incompetenza o fanno nulla per mascherarla. Li riconosci subito quando in un contraddittorio sentendosi attaccati per quanto hanno promesso e non hanno fatto, invece di rispondere nel merito, contrattaccano l’interlocutore con i soliti stupidi, maligni e inconcludenti spropositi: “e allora parliamo di te”, “la prossima volta candidati”, “io sono stato eletto dal popolo”, “chi credi di essere” facendo finta di dimenticare che talvolta quell’interlocutore ha costituito una sorta di “parafulmine”. Storie di ordinaria ingratitudine.

Questi politici si convincono di essere capaci di prendere ogni qualsiasi tipo di decisione e si infastidiscono con chi rammenta loro le responsabilità assunte proprio con quel popolo che ha creduto in loro e che li ha eletti. Questa reazione umana, naturale nei rapporti tra individui, è fastidiosa quando diventa una caratteristica del politico che non è capace di distinguere il suo ruolo pubblico dalla sfera privata e talvolta usa proprio quelle frasi quasi per minacciare e intimidire il proprio interlocutore, suona quasi come un avvertimento: “stai attento”. Molta attenzione deve fare chi minaccia non chi è minacciato.

Questi politici, e le compagnie di giro di cui si circondano, che non sanno consigliarsi, sono tra i principali nemici della competenza (per essa parlano i loro risultati) perché spesso disprezzano il sapere, disprezzano gli esperti e in generale disprezzano chi ne sa più di loro.

Ma può mai essere che un governo di incompetenti possa aiutare un paese a progredire? Può davvero mai un guaritore aiutare a guarire un malato a scapito delle competenze dei medici?

Cosa può fare ciascuno di noi per evitare che l’alternativa alla vecchia competenza sia semplicemente la non competenza? Informarsi e riflettere, semplicemente.

D’altronde il messaggio che arriva da politiche populiste, vedi per tutti la Lega di Salvini e poi giù fino ai governi locali regionali e comunali, hanno un unico collante è cioè l’avversione radicale alla competenza. L’incompetenza porta poi però dei danni al territorio (vd. Xylella, ex Ilva, Trivelle, mancato utilizzo dei Fondi Comunitari, Politiche energetiche) con politiche di sviluppo ingessate e politici paralizzati dalla loro stessa incompetenza.

Sul perché di questo fenomeno sociale, ci sono molti spunti di riflessione che si intrecciano, il principale, ma non l’unico, può essere individuato nel fatto che il nuovo mondo che avanza, avanza a discapito delle competenze.

Siamo arrivati al punto paradossale in cui chi si informa, chi studia, chi legge, chi riflette, chi mette in discussione le banalità, chi si pone domande viene deriso e definito elitario e questo è il meno che gli possa capitare perché succede anche che con risentimento e rabbia venga redarguito se non addirittura minacciato. E succede.

Un po’ di anni fa si scherzava con coloro che erano ritenuti degli intellettuali e con coloro che avevano competenze, bonariamente li si “sfotteva”, ma di fondo c’era sempre un grande rispetto da parte di tutti. Oggi, invece, verso queste figure vi è quasi un risentimento maligno. Le competenze e le conoscenze sono diventate il bersaglio di rabbia e risentimento di quei politici che si sentono insidiati dalla loro stessa ignoranza e che sono convinti che “uno vale uno”. Purtroppo per la loro convinzione, non è così. A tal proposito un po’ di tempo fa avevo scritto una riflessione dedicata sempre su questo blog che vi invito a rileggere https://puntiecontrappunti.org/2018/07/30/uno-e-per-me-diecimila-se-e-il-migliore/.

Ed ecco qui il dibattito tra il prof. Padoa Schioppa e l’ex sottosegretaria all’economia Castelli https://www.ilfoglio.it/economia/2018/11/23/video/dallo-stadio-alle-lezioni-di-economia-a-padoan-la-parabola-di-laura-castelli-225999/

UN DIFETTO DELLA ATTUALE CLASSE POLITICA

 

Governare non è affatto semplice. Se si approccia il governo di un territorio in questo modo si sarà sulla buona strada del fallimento. Governare un territorio, una comunità, vuol dire saper proporre soluzioni o al minimo saper suggerire approcci idonei e percorsi fattibili, operando, su un argomento specifico, letture di soluzione diverse che devono poi completarsi a vicenda. Se si ha questa predisposizione e consapevolezza ci sono tutte le premesse per una buona amministrazione.

Purtroppo, però, il macroscopico difetto di buona parte della classe politica odierna non è tanto l’incapacità, che già di per se è micidiale per la comunità governata, ma l’arroganza che contraddistingue la sua azione pubblica e di governo. Quell’arroganza crassa e piaciona usata per far credere e per aver fatto credere di saper governare un paese, senza però avere una minima idea di come farlo.

C’è il tempo poi che col suo trascorrere, smentisce tutto. Il tempo è signore dice un vecchio detto ed è tanto vero quando inesorabilmente con il suo trascorrere dimostra l’incompetenza abissale tipica di chi crede di poter parlare di argomenti complessi, quali sono quelli di un governo di una comunità, confrontandosi costantemente e unicamente col mondo virtuale di Facebook e con le sue amenità giornaliere.

Inevitabilmente le promesse, a più riprese enfatizzate, col passar del tempo diventano sempre più chimere piuttosto che fatti. Piazze, parchi, strutture sportive, scuole, progetti per il turismo, progetti per la cultura, agricoltura, riduzione tasse, trasparenza, contatto quotidiano con i cittadini, coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni diventano un ricordo ormai sbiadito e per spostare l’attenzione dal merito di queste questioni si inventano polemiche pubbliche di poco conto e si esaltano gossip che nulla hanno a che vedere con l’amministrazione della cosa pubblica. Si tenta di galleggiare alla meno peggio lisciando il pelo a quella parte di popolazione che si lascia imbonire da “feste, farina e forca”.

Essi dimostrano una colossale incompetenza quando pensano per esempio di parlare di turismo organizzando una sagra, valorizzare un centro storico stendendo un filo di lampade, incoraggiare i giovani atteggiandosi pateticamente a giovanilisti e così via.

Molte volte si pensa di aver raggiunto il fondo, ma poi valutando si fa l’amara constatazione che al peggio non c’è limite e nulla fanno i peggiori per nascondere almeno i propri difetti, anzi sono così tronfi che si rincorrono con le loro azioni, sarebbe meglio dire non azioni, fanno a gara con le loro esternazioni sui social media e in pubblici consessi a dimostrare la loro crassa ignoranza e incompetenza.

E intanto il tempo passa.

“Nei primi cento giorni faremo…”

“Nei primi sei mesi concluderemo…”

E intanto gli anni volano, ma nessuno accetta l’evidenza della propria inadeguatezza e l’amarezza è anche quella che all’orizzonte non si profila nulla di nuovo.

Il problema vero è che questo tipo di gestioni lascia in eredità danni serissimi creando un deserto politico, intellettuale e culturale allontanando quelle tante intelligenze che una comunità esprime e alle quali non è data considerazione. L’insegnamento che si dà è quello del valore dell’effimero, l’apprezzamento della estetica più che della bellezza, valorizzazione dell’istinto più che dell’intuito, l’apparire più che l’essere.

In questo modo si semina però incompetenza, arroganza, sfregio delle istituzioni.

Capisco, ma non condivido, quanti invitati alla partecipazione dicono “ma chi me la fa fare?”. Bisogna scrollarsi di dosso quell’indifferenza che a volte causa danni più grandi ed evidenti di quelli procurati dagli ignoranti.

E’ possibile rinascere. Ci sono, malgrado tutto, dei buoni esempi di amministratori e amministrazioni. Uno per tutti un nostro conterraneo, Sindaco di Racale, Donato Metallo che è stato premiato pochi giorni fa, lui e la sua amministrazione, tra i 100 Ambasciatori Nazionali per il contributo alla crescita del territorio.

                                                                                                                                                    Nicola Fiorito

ERA GIA’ TUTTO PREVISTO

17800446_1289269961192523_791360309774829625_n

(MAGGIO 2017)

 

Questa è una lettera di un cittadino qualsiasi: reale? immaginaria? fate voi!
Il mio commento a questa lettera lo esprimo semplicemente con una frase di Winston Churchill:

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.“

Quindi per avere un cambiamento bisogna prima migliorare e migliorare soprattutto prima se stessi.


Carissimo Nicola,
Nella mia famiglia si è soliti ritrovarsi nelle domeniche e nei giorni di festa, tutti intorno ad un grande tavolo a pranzare insieme, figli, nuore, generi e nonni.

Conserviamo ancora queste ormai antiche e desuete abitudini di una famiglia meridionale. Nel dopo pranzo ci troviamo tutti insieme nel salone di casa, a guardare la tv o semplicemente a giocare e parlare delle vicende quotidiane e il più delle volte decidere insieme su determinati argomenti.

Oggi abbiamo commentato la tua vicenda e i tuoi due ultimi scritti sul tuo blog. Premetto che una delle decisioni comuni della nostra famiglia fu quella di votare per altro candidato sindaco pur avendo stima di te. I motivi della scelta sono stati di ordine diverso, soprattutto “indotti”, anche se l’abbiamo fatto con la convinzione e la speranza di un rinnovamento e di un cambiamento.

Ma, dopo aver difeso per due anni questa amministrazione, oggi proprio non riesco a fingere che tutto vada bene. Mi hanno fatto riflettere ancora di più le tue considerazioni, così dopo aver salutato l’ultimo ospite decido di scrivere queste poche righe di sfogo, perché penso che ognuno di noi abbia il dovere e il diritto di contribuire a migliorare questo paese, anche sottolineandone gli aspetti più critici, perché oggi in questo paese regna sovrano il silenzio, la finzione, le finte rassicurazioni, ma come la gente “comune” ben sa, la realtà in cui viviamo è ben lontana dal paese idilliaco che ci avevano prospettato: “Decideremo con la gente”, “Faremo i consigli aperti al pubblico”, “Abbasseremo la tassa sulla spazzatura”, “Incarichi ai professionisti locali” e tanti altri faremo, faremo, faremo…

Ieri ho ricevuto la Tari e pago sempre la stessa cifra, le strade sono dissestate e più che mai piene di buche, le erbacce infestanti invadono anche le arterie principali del paese, gli artigiani e i commercianti lamentano un accanimento con la tassa sulle pubblicità e un generalizzato disinteresse dell’amministrazione, amici mi raccontano  di richieste di concessione edilizia ferme negli uffici da quasi un anno senza avere alcuna risposta, la statua della libertà del monumento ai caduti non si sa più che fine ha fatto, altrettanto il piano regolatore, bastano quattro gocce d’acqua e ci ritroviamo allagate le abitazioni, gli amministratori si vedono poco o niente se non nelle feste cittadine o sui social e poi…e poi…

Onestamente ci avevo creduto, mi aspettavo di più, ma qui non è stato fatto neanche il meno.
Spero per il paese che almeno nei tre anni rimanenti ci possa essere uno scatto d’orgoglio e che come tu dici si possa recuperare almeno una parte delle tante promesse fatte. Speriamo, non ci resta che…sperare.

Michele