Conservare la propria dignità e difenderla sarebbe compito di ogni essere umano, nel limite delle possibilità umane, senza atti di eroismo, ma nelle azioni di tutti i giorni allineando le proprie azioni ai propri valori, per chi li possiede.
Purtroppo, con mia mai sopita sorpresa e a volte con grande rammarico devo rilevare che tante persone, che pure sono in vista, che sembrano rispettabili, per abietti motivi sono disposte a mettere sul mercato, a calpestare, a umiliare la loro dignità di uomini.
La credibilità di un uomo si basa sulla dignità delle scelte.
Per me non c’è atto più vergognoso, forse esagero nel dire che io sarei disposto a morire piuttosto che non rispettare da me stesso la mia dignità.
Non mi sono mai piegato, e la mia storia lo racconta, di fronte a prevaricazioni, violenze, minacce che avrebbero potuto cambiare pericolosamente il mio percorso di vita e quello della mia famiglia e non l’ho fatto per orgoglio, come in molti sono portati a credere, ma l’ho fatto unicamente per difesa della mia dignità. Fossi stato disposto ai compromessi che mi si proponevano sicuramente non avrei subito tutte quelle mortificazioni che mi hanno portato nelle aule di tribunali per difendermi da infamie, calunnie e falsità.
E’ ovvio allora, date queste premesse, che io sono basito e senza parole, o meglio avrei un profluvio di epiteti da rivolgere, ma mi sforzo di controllare proprio per mia dignità, di fronte a certe manifestazioni pubbliche in cui alcune persone svendono la propria dignità se mai ne hanno avuta una.
L’unica giustificazione che posso trovare per loro è soltanto di natura patologica: soffrono della sindrome di Stoccolma.
Non userò molti giri di parole per dire quanto non mi piacciono tutti quelli che oggi, in modo anche sarcastico e con evidente disprezzo, giudicano la formazione delle liste elettorali per l’imminente rinnovo del consiglio comunale.
Voglio spezzare una lancia a favore di tutti, e ribadisco tutti, i candidati che si sono prestati a riempire le tre liste elettorali. Molti li giudicano degli incoscienti, ma io dico che la loro incoscienza è molto più cosciente della coscienza di chi giudica. Grazie a loro si sono potute formare delle liste per il governo della città e per poter assicurare la continuità di un processo democratico di cui fa parte anche una opposizione alla maggioranza che sarà eletta.
Queste persone non hanno tolto niente a nessuno, anzi stanno dando quel poco che hanno per il paese.
E allora mi chiedo dov’è la coscienza di coloro che giudicano? Dov’è il loro senso civico alla partecipazione? A meno che la partecipazione non sia intesa come partecipazione “allu sciuticu”, sport tra l’altro popolare per il nostro paese.
Perché non hanno proposto la loro candidatura se ritengono la loro coscienza superiore e più performante di quella dei candidati odierni? Sarebbero stati accolti a braccia aperte. Ma così non è. Lo so per esperienza, si fa tanta difficoltà a comporre una lista elettorale. Conosco tante di queste persone, leoni da tastiera e tigri in casa propria, ruggiscono quando devono giudicare e miagolano quando devono scusarsi delle puttanate che scrivono e dicono o quando sono chiamati a diretta responsabilità con invito alla rappresentanza, in parole povere alla candidatura.
Abbiate almeno il decoro del rispetto per chi, soprattutto per i più giovani, ha messo la propria faccia in questa tornata elettorale e il rispetto di voi stessi.
E’ vero, sono oggi politicamente rappresentanze deboli, ma l’esperienza che vivranno potrebbe formare una classe dirigente valida per il futuro. Ma poi possiamo davvero indicare con certezza delle figure politicamente autorevoli fra i tanti candidati?
Un conto è gestire, magari anche con la soddisfazione dei tanti, l’immediato, il giornaliero, l’intrattenimento, un altro conto è avere una visione e una progettualità. Diecimila like o ancora meglio centomila like non fanno un progetto politico. Il like, soprattutto in materia politica, è una paraculaggine per chi lo posta e rischia di trasformarsi in delirio di onnipotenza per chi lo riceve.
Qual è allora la colpa di queste persone e di questi giovani che hanno accettato l’invito alla candidatura, non hanno nessuna colpa e vanno rispettati, tutti. La colpa e di chi pur avendone le qualità si nasconde, declina l’assunzione di responsabilità per poi giudicare l’“incoscienza” degli altri.
Tutta un’altra storia è invece se parliamo di politica, ma di questo mi piacerebbe parlarne in un articolo dedicato. E’ di tutta evidenza però un fatto: in questo paese è evaporato oltre che il senso civico alla partecipazione anche la capacità politica.
Questi ultimi giorni sono stati quelli della competizione tra San Remo e San Valentino, l’uno per la competizione canora e l’altro per la competizione amorosa. Ambedue hanno in comune la bugiarda idiosincrasia di quanti si dicono contrari. Non è vero, la realtà e lo share dicono ben altro. Sono due momenti “sacri” cadenzati nell’anno solare di tantissimi. A pari merito risultano vincitori.
Come ogni anno il 14 febbraio s’è ripetuta la liturgia della così detta festa degli innamorati, si dovrebbe ossia festeggiare San Valentino che dovrebbe essere il Santo protettore degli innamorati. Dovrebbe essere, perché questa circostanza non è storicamente supportata. La storia è molto semplice, era una festa pagana durante il periodo dell’Impero romano, I Lupercalia, dove uomini e donne si davano pubblicamente ai bagordi, le donne si facevano piacevolmente battere (forse anche sbattere) da compagnie di uomini che circolavano nudi per le strade. Ad evitare questo scempio, un Papa, Gelasio, fece abolire questa festa sostituendola con la festa di San Valentino.
La tradizione s’è tramandata fino ai nostri giorni acquisendo sempre più i tratti di una festa consumistica e dell’effimero, ma è sempre rimasta una festa strana. Strana perché sembra che ognuno si schernisca dal festeggiarla ma poi non si perde occasione di un selfie accanto, sopra o sotto un cuore rosso attaccato o fatto penzolare per le strade dei paesi e delle città. Strana perché dovrebbe essere una festa della Chiesa Cattolica ma viene festeggiata laicamente e quasi con culti pagani facendo una gran confusione tra Santi della cultura cattolica e Miti della cultura greca. Cupido c’entra nulla con San Valentino.
E’ bello vedere la gente felice e contenta sorridere strusciando le vie del paese addobbate con cuori, frecce spezzate e Cupidi sotto il riflesso di suggestive lampade per festeggiare il dio Amore, illudersi di essere da esso baciati e sentirsi per un attimo coinvolti in una atmosfera quasi fiabesca, dimenticando per un attimo tutti i problemi della vita quotidiana e della realtà e per le orde farisaiche di credenti cristiani dimentiche del tutto che quel povero “diavolo” di San Valentino, martire della fede, come racconta la tradizione cattolica, si sacrificò per proteggere due amanti.
La sorpresa deludente però è quando la confusione viene sostenuta e l’effimero alimentato da chi dovrebbe, per dovere, avere la responsabilità di far crescere nelle comunità, pur tra continui, e per taluni inopportuni, “lazzi e frizzi”, la consapevolezza di una realtà più profonda e complessa rispetto a quella fiabesca delle rappresentazioni che si ripetono con stucchevole ripetitività nel tempo e che rischiano, di diventare farsesche.
Va bene la leggerezza, non la banalità. Va bene la sobrietà, non lo sfarzo.
La storia di Cupido, dio dell’Amore e figlio di Afrodite, innamorato di Psiche, più che una storia romantica rappresenta una tragedia, narrata nell’Asino d’oro di Apuleio, una storia raccontata da una vecchia ad una giovane donna tenuta in ostaggio in una caverna e incidentalmente ascoltata da un uomo, Lucio, trasformato da una maga per sbaglio in asino invece della richiesta aquila, ma con la coscienza ancora di umano, per un peccato, guarda caso, di vanità, di vanagloria e desiderio.
La stessa cosa è successo a Pinocchio nella favola del Collodi che inseguendo i sogni dell’effimero della città dei balocchi si ritrovò nelle fattezze di un asino.
Sono stato attaccato con dileggio per una semplice domanda che mi ponevo pubblicando un post sulla mia pagina facebook. Forse, al più, mi si sarebbe potuto contestare una presunta non chiarezza, ma non che io abbia affermato alcune cose che prontamente “l’uomo dalla tastiera facile” con la tracotante spavalderia di sempre ha piegato strumentalmente per creare scompiglio.
Conosco perfettamente il progetto in questione e so che il comune di Ruffano non ricade nei 14 comuni dell’Area Interna del Sud Salento, ma fa parte dello stesso più ampio piano strategico che oltre ai 14 comuni comprende anche Casarano, Ugento e Tricase. Il Piano Strategico prevede in sostanza delle misure per agevolare tutta l’area strategica, compreso il comune di Ruffano.
Quindi “E Ruffano?”
In questo piano strategico, Ruffano assieme agli altri comuni dell’area strategica, ha una sua strategia di intervento?
Considerato anche che le linee programmatiche di questa amministrazione, che nel caso di specie, si sposano perfettamente con il piano strategico della Regione Puglia, ma ad oggi di quelle linee programmatiche cosa ha realizzato l’amministrazione? Poco o nulla.
Ecco, governare vuol dire soprattutto governare la complessità che non può essere governata con assidui post su facebook, cercando continuamente la polemica dove non ve ne è, ma studiando in modo approfondito le norme e le normative, come nel caso di specie.
E altresì buon costume rispondere nel merito delle problematiche poste senza andare a solleticare gli istinti più beceri che governano certi tipi di persone. E non fare poi come il classico sciocco che guarda il dito quando gli viene indicata la luna.
Facciamo attenzione, il paese è in piena regressione!
Allego qui, per chi abbia voglia di leggere e capire, i documenti che ho citato.
“Il rimedio all’imprevedibilità, alla caotica incertezza del futuro, è la facoltà di fare e mantenere le promesse.” (Hannah Arendt)
“M’hannu ‘mprusatu“. Era da tanto che non sentivo questo modo di dire e casualmente me l’ha riportato alla memoria un anziano conoscente che fermatosi per strada per salutarmi ha voluto raccontarmi, come spesso mi capita, la sua “storia del momento”: “sta vegnu ta comune e sta me fannu scire e vinire te cchiui te n’annu senza cu me fannu nenzi e se ccuciane puru cu no se fannu trhuvare e se necane. M’hannu prumisu tantu quannu è statu pe lu votu ma me n’aggiu ‘ncortu ca m’hannu sulu ‘mprusatu” (trad. Vengo or ora dal comune e mi stanno facendo andare avanti e indietro da più di un anno senza che mi risolvano il problema e in più non si fanno trovare. Mi avevano promesso tanto per carpirmi il voto ma ora mi sono accorto che mi hanno preso in giro.)
Mi ha incuriosito tanto questo modo di dire, m’hannu ‘mprusatu, facendomi porre la domanda sulla sua derivazione e sul significato. Improsare non è un termine che possiamo trovare sul dizionario della lingua italiana, è un gergo che significa (leggo sul vocabolario italiano di tutti i gerghi) “Inculare, Imbrogliare, Fregare”. Significato che erroneamente in prima battuta sembrerebbe derivare dal termine prosa, ossia dalla prosa letteraria. Infatti non è così, in questo caso la prosa è inteso nel significato figurativo e cioè quello di imbrogliare. Tant’è che la parola pare derivare etimologicamente da una parola greca che significa proprio “culo, deretano, sedere”, quindi…
D’altro canto una persona che sa fare della prosa ha una cultura umanistica e difficilmente chi ha una struttura culturale simile si permetterebbe di prendere “in giro” le persone con promesse che sa di non poter mantenere, solo per trarre un vantaggio proprio. Nel caso di specie era il voto.
La cosa più preoccupante è che ad “improsare” quasi in modo ormai sistemico sono i politici e amministratori che dovrebbero garantire con la loro parola esempio di serietà e coesione di una comunità.
Basta fare un giro sui diversi social per vedere quante promesse sono state fatte e quante parole date da politici ed amministratori e non mantenute:
“Se perdo il referendum non vado solo a casa, ma mi ritiro dalla politica” (Matteo Renzi)
“Non intendo favorire alcuna alleanza col Movimento 5 Stelle” (Nicola Zingaretti)
“Io col partito di Bibbiano (PD) non voglio mai averci a che fare” (Luigi Di Maio)
“Il giorno dopo che sarò eletto eliminerò tutte le accise sul costo della benzina” (Matteo Salvini)
“Con Bossi non prendo neanche un caffè” (Gianfranco Fini)
“Creerò un milione di posti di lavoro e abbasserò le tasse” (Silvio Berlusconi)
“Mai più con Berlusconi. Ha preso i soldi di Cosa Nostra” (Umberto Bossi)
E poi giù, giù, fino agli amministratori locali dove esplode la fiera delle vanità e delle vacuità con promesse mirabolanti alla pari delle promesse del gatto e la volpe a Pinocchio con le monete d’oro piantate nel campo dei miracoli. Costruiremo Piscine olimpioniche, Palazzetti dello Sport, Discoteche, Sale giochi, Campi di calcio tipo San Siro, Residenze per anziani, Funivie per superare dislivelli collinari, Campi di softair, Alberghi diffusi nelle Paijare, Progetti che promettono frotte di turisti da far impallidire gli scavi di Pompei e poi benessere per tutti e fantasmagoriche altre opere e progetti che difficilmente o mai potranno essere realizzati, e il tutto condito con l’impegno e la sicurezza vanagloriosa di saperle realizzare in pochi mesi, ma gli anni passano inesorabilmente e improduttivamente.
Non si capisce ad un certo punto se sono questi amministratori a fare la parodia di Cetto Laqualunque o quest’ultimo che fa la parodia degli amministratori.
A parte la battuta per sdrammatizzare, però io credo che la parola data va sempre rispettata, almeno in una società sana e giuridicamente avanzata. E non possono essere fatte promesse e stringere patti quando si sa che gli stessi non possono essere rispettati.
Certo, non tutti i politici e non tutti gli amministratori locali sono “’mprosaturi”. Ce ne sono anche di capaci e tanti onesti “faticatori” che umilmente e seriamente svolgono la loro mansione consapevoli dei loro limiti e che difficilmente promettono.
Ma sono sempre le capacità delle chiacchiere a fare rumore soprattutto con gli strumenti social dove si fanno narrazioni completamente distanti dalla realtà dove un fatto ordinarissimo di una azione amministrativa diventa un fatto straordinario e eccezionale. Un modo ancora per “improsare” la gente per nascondere e far dimenticare quanto di straordinario era stato promesso.
Così purtroppo pare andare il mondo! Ormai c’è la corsa ad essere considerati dritti usando l’arte di “improsare” la gente.
Quando le promesse diventano poi irrealizzabili, diventa “utile” rimangiarsi la parola data, e si verifica una fuga irresponsabile dalle responsabilità e sarà sempre colpa di qualcun altro (ne so qualcosa). La parola data assume la forma di una mera e vaga dichiarazione d’intenti con il dispiacere di ascoltare anche delle giustificazioni del tipo: “Si va bene, ma si sa che in campagna elettorale si dice di tutto e di più”.
No, per me non va bene!
Ripugnante!
L’espressione di quella persona anziana mentre mi raccontava il fatto era proprio di ripugnanza e di fastidio quando alla fine ha aggiunto: “fiju meu, a tiempi mei a parola era parola, era sacra e valia cchiui te mille scritti, quisti ca promettene su senza onore” (trad. Figlio mio, ai miei tempi la parola data era sacra e valeva più di mille scritti, questi che oggi promettono e non fanno sono senza onore).
Ha ragione!
Il richiamo all’onore dovrebbe essere un fatto ordinario e fondamentale nel momento in cui si promette. Purtroppo non succede così, si continua ad “improsare” con una tale leggerezza tanto che è diventata normalità.
E’ così!
Lo cònstato tutti i giorni grazie al mio disincato e anche alla mia esperienza che non si fa ingannare dai venditori di fumo e di quanto promettono, li conosco bene e conosco il loro valore.
La parola ha perso di significato e si parla tanto per non dire niente.
Volutamente scrivo dopo alcuni giorni dal consiglio comunale che si è tenuto il 28 agosto. Un consiglio comunale importante per gli argomenti trattati e purtroppo non partecipato soprattutto perché è stato convocato alle 9 del mattino, in barba ai buoni propositi elettoralistici di questa maggioranza che nei suoi programmi enfatizzava la partecipazione dei cittadini alla vita della città con consigli comunali addirittura in piazza, con la trasmissione on line in streaming dei consigli comunali e nel contempo accusando ripetutamente con toni anche molto forti la vecchia amministrazione che convocava gli stessi consigli comunali per la stessa ora in cui è stato convocato questo consiglio.
Benedetta coerenza! Ecco una delle tante accuse che si muovevano all’epoca
Bene, premetto che non ripeto l’errore di enfatizzare la stessa accusa perché obiettivamente anche i consigli comunali convocati nelle ore pomeridiane sono scarsamente partecipati. Cioè la gente rinuncia a seguire l’attività amministrativa, evidentemente piace avere notizie di seconda mano.
Da qualcuno ho sentito dire goffamente e maldestramente che la gente non viene in consiglio perché “si fida di noi”. Se questo è vero, evidentemente sarà stato vero anche per l’amministrazione che ha preceduto la presente, ma poi i risultati elettorali hanno dimostrato che così non era.
Allora, perché non dare la possibilità a tutti i cittadini, residenti e non, di poter seguire i lavori del consiglio comunale in streaming su un normalissimo personal computer? Eppure anche questa è stata una battaglia politica dei consiglieri comunali allora in opposizione ed oggi maggioranza in consiglio. Perché non si fa? Ancora benedetta coerenza. Ecco uno dei tanti post che reclamavano questo diritto
Premetto che non considero la coerenza, come nella vulgata comune, un valore. Non lo è.
Essa non è altro che la scelta di un modo di vivere. E’ una parola che deriva dal verbo latino “cohaerere” che significa “essere un tutt’uno, essere unito, accordarsi”. Essere un tutt’uno con se stesso, essere unito con se stesso, accordarsi con se stesso. Per cui, per paradosso, nella vita è coerente con se stesso anche chi predica bene e razzola male, chi dice una cosa e ne fa un’altra quando questi comportamenti sono ripetuti nel tempo. E’ coerente nella falsità.
In molti poi scambiano la coerenza con la serietà. Non è ancora così. Si può essere coerenti e nel contempo seri, ma si può anche essere coerenti e non seri.
Serietà vuol dire avere consapevolezza della propria dignità che si traduce in compostezza di atteggiamenti, nel senso di responsabilità e del dovere, nel rispetto della verità, nel rispetto degli impegni e promesse assunte, nella rispondenza ai principi di rettitudine e di moralità.
Responsabilità, appunto. Responsabilità nel significato che a me piace dare ossia respons–abilità e cioè abilità nel dare risposte, non nel fare promesse. Per questo dovremmo coniare un altro termine, un neologismo, “promeabilità” e sicuramente avremmo da assegnare già l’oscar per la miglior commedia.
Detto questo, avessi scritto questo articolo subito dopo il consiglio comunale avrei istintivamente accusato l’amministrazione comunale di incoerenza, ma riflettendoci ho capito che non è proprio così. E cioè questa amministrazione è coerente nelle sue cose, da tre anni dice certe cose e ne fa altre. Nel caso di specie quindi è la serietà che manca perché sono state fatte tante di quelle promesse anche con enfatici e solenni pronunciamenti e pochissime di esse sono state mantenute.
Non è una mia considerazione, ma sono i documenti ufficiali prodotti dalla stessa amministrazione che denunciano una inefficienza dell’attività amministrativa.
I Bilanci comunali che sono stati discussi in Consiglio non mentono, anzi mettono a nudo le mancate promesse che di bilancio in bilancio vengono riproposte tout court ogni anno. E sono già tre anni abbondanti.
Dovessi fare una analisi del Bilancio annoierei tutti voi che stareste leggendo questo articolo, mi sarebbe piaciuto organizzare una assemblea pubblica per dare conto ai cittadini interessati, però purtroppo il periodo Covid non lo consente.
Che si risponda poi con l’ordinarietà dell’azione amministrativa non giustifica la straordinarietà promessa. Era impensabile, come dichiarato in un consiglio comunale, che almeno la metà di tutte quelle promesse elettorali sarebbero state realizzate in poco meno di sei mesi. Sono passati tre anni. Proprio per la serietà richiamata innanzi sarebbe bastato o basterebbe ancora con un atto di umiltà riconoscere la propria presunzione e ridurre i sogni alla realtà. Sarebbe un atto nobile.
Non mi dilungo oltre, ho già scritto sull’argomento delle inefficienze amministrative e delle discrasie in altri articoli che trovate su questo blog e che valgono ancora oggi, anzi ancora di più oggi, di quanto valevano ieri. In questi articoli potete trovare gli allegati delle promesse e fare da voi un confronto con quanto realizzato. Vi riporto di seguito i link su cui potete leggere:
Per concludere, il mio intervento in consiglio comunale ha messo a nudo tutte le incoerenze scritte nei bilanci presentati dall’amministrazione comunale, dai programmi faraonici delle opere pubbliche (chi non ricorda le promesse?) alla mancata realizzazione dei programmi di sviluppo per l’occupazione, per la formazione professionale, per la trasparenza, per il benessere della città e dei cittadini, per l’agricoltura, per le imprese. Addirittura per molte di queste voci in bilancio sono stati stanziati zero euro.
E alle difficoltà di risposta su interrogazioni poste dalla minoranza consigliare il clima diventa elettrico e di una insopportabile e arrogante sopraffazione.
Da ultimo, ho votato contrario alla delibera per la determinazione delle tariffe Tari (tassa sulla spazzatura) perché si prevede un aumento, dichiarato da parte dell’amministrazione, di una somma complessiva tra 300.000 e 400.000 euro.
Carissimo,
mi solleciti un mio impegno nella imminente competizione elettorale che devo confessarti mi sto facendo scivolare addosso. Prendo del tempo per risponderti perché ti stimo e so con quanta passione ti cimenti nell’agone politico.
Appunto, la passione, quella che oggi mi manca.
Purtroppo oggi mi sento orfano politicamente di un punto di riferimento che possa rappresentare il mio modo di fare politica. Mi sono sempre impegnato con entusiasmo e per passione senza fare mai e dico mai calcoli utilitaristici.
Credimi, sono davvero dispiaciuto nel non dover essere impegnato, dopo oltre 40 anni, in una battaglia politica di parte. La mia parte o quella che era la mia parte e che oggi fatico a ritrovare o non c’è più.
Opportunismi ammantati da opportunità hanno lacerato una condizione politica in brevissimo tempo e in particolar modo nella nostra regione e nella nostra provincia. E nessuno si è posto il minimo problema, tra dirigenti e maggiorenti, se non per una ipocrita e falsa questione di facciata.
Hanno scelto la politica della cooptazione usum fabricae operis? Bene, allora che i consensi li trovino tra i beneficiati cooptati, militanti di lungo corso di quella destra che a parole si vuol combattere perché oscurantista e nei fatti la si beneficia con inciuci e incarichi e promesse di incarichi.
Appunto la politica degli opportunismi che contrabbandano per opportunità che personalmente non vedo, se non politiche populiste di bassa macelleria sociale e politica. Sempre con stima.
Domani 28 Agosto il Consiglio Comunale delibererà sul Bilancio Consuntivo del 2019 e sul Bilancio di Previsione del 2020, oltre ad altri importanti argomenti che riguardano ogni singolo cittadino.
Si verificherà, con la discussione del Bilancio Consuntivo, se e quanto l’Amministrazione Comunale ha mantenuto le promesse fatte e col Bilancio di Previsione cosa intende fare.
Credo sarebbe interessante per tutti, per l’importanza degli argomenti, partecipare ed ascoltare, senza mediazioni, il dibattito consiliare.
La cattiva notizia è che il Consiglio è stato convocato per le ore 9.00, orario scomodo per chi lavora o ha altri impegni. Purtroppo!
Oppure ex Piano Regolatore Generale, come a tanti piace ricordarlo
Ieri in una sala quasi vuota ho partecipato alla riunione programmata dall’amministrazione comunale per presentare alla cittadinanza il Piano Urbanistico Generale del paese (PUG). Con giusta enfasi nel manifesto pubblico a firma dell’assessore preposto e del Sindaco che rappresenta l’intera amministrazione comunale era scritto: “L’obiettivo di questa Amministrazione è di offrire l’occasione per un’ampia partecipazione a questo momento di condivisione, nella consapevolezza che il contributo di tutta la comunità possa solo portare ad accrescere la qualità del lavoro svolto.”
Come detto la partecipazione da parte della cittadinanza è stata quasi nulla, le presenze che si contavano erano solo quelle dei tecnici interessati e anche non tutti.
Ma quello che più ha fatto specie è stata l’assenza della maggior parte degli assessori e consiglieri di maggioranza che chiamano alla partecipazione i cittadini e mancano loro.
Non credo ci sia bisogno di dire il perché dovevano essere presenti. D’altro canto come si può creare entusiasmo ed “orgoglio di appartenenza”, come recita in un passo le relazione accompagnatoria (termine tra l’altro che avrei evitato) se gli stessi attori principali dimostrano quanto meno indifferenza? Il Sindaco e il Vice hanno ripetuto come un mantra, lodevolmente, l’invito alla partecipazione ai presenti, ma credo sarebbe utile che lo rivolgessero prima di tutto agli assessori e ai consiglieri. Non ci sono giustificazioni alla loro assenza.
Erano presenti il Sindaco, il Vice e la Presidente del Consiglio. E tutti gli altri?
Il PUG non è solo uno strumento di sviluppo edilizio, infatti esso prevede lo sviluppo futuro del paese e che dovrà essere lo strumento per valorizzare ogni componente del piano: urbanistico, sociale, culturale, economico del futuro del nostro paese.
Allora, se questo non si è capito, prima di farlo capire ai cittadini, sarebbe stato opportuno farlo capire a tutti quegli assessori e consiglieri che hanno disertato l’appuntamento. Perché al di là del minimalismo espositivo di ieri sera, infatti la discussione si è arenata fondamentalmente sulla costruzione dei canali di defluvio delle acque meteoriche, se qualcuno avesse avuto interesse ad interloquire su altri aspetti del piano non ci sarebbe stato l’interlocutore istituzionale.
Non è mancata poi una coda polemica, non so da quanti registrata, della neo consigliere di maggioranza M.R. Orlando. Una polemica politica a dir il vero che non ha tutti i torti, anzi è giustissima dal punto di vista della narrazione dei fatti.
Al momento mi evito di fare altre considerazioni di natura tecnico politiche, ci saranno le sedi opportune e tempo debito.
Una raccomandazione però, date il tempo a chi vuol essere partecipe di questo processo, così come pure auspica nel suo manifesto l’amministrazione comunale, per leggere tutta la documentazione del PUG che conta centinaia di pagine e elaborati tecnici. Abbiamo aspettato 17 anni? Bene, che si aspetta due mesi in più non sarà certo la fine del mondo. Faremo in modo che i cittadini partecipino concretamente dando loro la possibilità e il tempo di arrivare preparati per eventuali obiezioni dopo l’adozione, perché i trenta giorni previsti per legge non bastano.
Non bastano per i cittadini, ma non bastano anche per gli assessori e consiglieri, almeno parlo per me stesso conoscendo la mia lentezza di comprendonio.
P.s. Raccomandate poi ai collaboratori di indossare almeno un paio di calzoni lunghi, evitando pure la camicia va’. Ne va del bon ton e dell’immagine del paese.
Questo è il brano, tratto da “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia in cui il padrino mafioso Mariano esprime il suo rispetto per il protagonista del romanzo, il capitano Bellodi:
«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.
E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.»
Aggiungo solo una nota personale per esprimere la nostalgia di uno degli ammonimenti che i saggi anziani in tempi andati rivolgevano spesso ai giovani, ma anche ai meno giovani, ammonendoli con un semplice “fanne l’ommu”. Non era un banale invito a fare il duro o il macho, ma ad essere forti nei confronti degli eventi, belli o brutti, che la vita riservava, un invito a vivere con dignità assumendosi sempre con integrità morale le responsabilità del proprio agire.
Gli uomini diventano sempre più una schiera sottilissima che va scomparendo. Purtroppo!
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