UN DIFETTO DELLA ATTUALE CLASSE POLITICA


 

Governare non è affatto semplice. Se si approccia il governo di un territorio in questo modo si sarà sulla buona strada del fallimento. Governare un territorio, una comunità, vuol dire saper proporre soluzioni o al minimo saper suggerire approcci idonei e percorsi fattibili, operando, su un argomento specifico, letture di soluzione diverse che devono poi completarsi a vicenda. Se si ha questa predisposizione e consapevolezza ci sono tutte le premesse per una buona amministrazione.

Purtroppo, però, il macroscopico difetto di buona parte della classe politica odierna non è tanto l’incapacità, che già di per se è micidiale per la comunità governata, ma l’arroganza che contraddistingue la sua azione pubblica e di governo. Quell’arroganza crassa e piaciona usata per far credere e per aver fatto credere di saper governare un paese, senza però avere una minima idea di come farlo.

C’è il tempo poi che col suo trascorrere, smentisce tutto. Il tempo è signore dice un vecchio detto ed è tanto vero quando inesorabilmente con il suo trascorrere dimostra l’incompetenza abissale tipica di chi crede di poter parlare di argomenti complessi, quali sono quelli di un governo di una comunità, confrontandosi costantemente e unicamente col mondo virtuale di Facebook e con le sue amenità giornaliere.

Inevitabilmente le promesse, a più riprese enfatizzate, col passar del tempo diventano sempre più chimere piuttosto che fatti. Piazze, parchi, strutture sportive, scuole, progetti per il turismo, progetti per la cultura, agricoltura, riduzione tasse, trasparenza, contatto quotidiano con i cittadini, coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni diventano un ricordo ormai sbiadito e per spostare l’attenzione dal merito di queste questioni si inventano polemiche pubbliche di poco conto e si esaltano gossip che nulla hanno a che vedere con l’amministrazione della cosa pubblica. Si tenta di galleggiare alla meno peggio lisciando il pelo a quella parte di popolazione che si lascia imbonire da “feste, farina e forca”.

Essi dimostrano una colossale incompetenza quando pensano per esempio di parlare di turismo organizzando una sagra, valorizzare un centro storico stendendo un filo di lampade, incoraggiare i giovani atteggiandosi pateticamente a giovanilisti e così via.

Molte volte si pensa di aver raggiunto il fondo, ma poi valutando si fa l’amara constatazione che al peggio non c’è limite e nulla fanno i peggiori per nascondere almeno i propri difetti, anzi sono così tronfi che si rincorrono con le loro azioni, sarebbe meglio dire non azioni, fanno a gara con le loro esternazioni sui social media e in pubblici consessi a dimostrare la loro crassa ignoranza e incompetenza.

E intanto il tempo passa.

“Nei primi cento giorni faremo…”

“Nei primi sei mesi concluderemo…”

E intanto gli anni volano, ma nessuno accetta l’evidenza della propria inadeguatezza e l’amarezza è anche quella che all’orizzonte non si profila nulla di nuovo.

Il problema vero è che questo tipo di gestioni lascia in eredità danni serissimi creando un deserto politico, intellettuale e culturale allontanando quelle tante intelligenze che una comunità esprime e alle quali non è data considerazione. L’insegnamento che si dà è quello del valore dell’effimero, l’apprezzamento della estetica più che della bellezza, valorizzazione dell’istinto più che dell’intuito, l’apparire più che l’essere.

In questo modo si semina però incompetenza, arroganza, sfregio delle istituzioni.

Capisco, ma non condivido, quanti invitati alla partecipazione dicono “ma chi me la fa fare?”. Bisogna scrollarsi di dosso quell’indifferenza che a volte causa danni più grandi ed evidenti di quelli procurati dagli ignoranti.

E’ possibile rinascere. Ci sono, malgrado tutto, dei buoni esempi di amministratori e amministrazioni. Uno per tutti un nostro conterraneo, Sindaco di Racale, Donato Metallo che è stato premiato pochi giorni fa, lui e la sua amministrazione, tra i 100 Ambasciatori Nazionali per il contributo alla crescita del territorio.

                                                                                                                                                    Nicola Fiorito

Un pensiero su “UN DIFETTO DELLA ATTUALE CLASSE POLITICA

  1. Caro Nicola, è inutile negare che in paese sono in molti a vedere in te una figura di riferimento in ambito politico. Non fosse altro per il tuo indiscutibile valore e la competenza amministrativa che, certamente, ti collocano molto al di sopra rispetto agli attuali amministratori. Perlopiù, persone che non riescono neppure a padroneggiare l’italiano e che -come si narra in paese- ricorrono a terzi per farai persino scrivere dei semplici, quanto stupidi post sui social.
    Ora, vorrei proporti questo ragionamento riguardo le motivazioni scellerate che sono alla base della scelta di “buttarsi” in politica da parte di soggetti oggettivamente inadeguati per questo tipo di attività.
    Soggetti inadeguati sia per via delle imbarazzanti carenze culturali, di cui quasi ogni giorno danno prova sui social, che per la carenza di specifiche conoscenze tecnico-amministrative.
    Le motivazioni possono essere varie, ma volendo riassumerle in tre macrotipologie potrebbero esserele seguenti:

    A) mettere a disposizione della crescita del paese le proprie competenze e conoscenze;
    b) per una sorta di riconoscimento personale;
    C) per tornaconto personale.

    Escludendo la prima ipotesi, visto che di competenze o di conoscenze non mi sembra si possa proprio parlare riguardo gli attuali amministratori, soprattutto con riferimento ai risultati disastrosi della loro azione amministrativa. Rimangono le ultime due ipotesi.
    Il fare politica per una sorta di appagamento estetico, come quello di acquisire una sorta di “status symbol”, certamente potrebbe essere una motivazione che ha spinto questa gente a “buttarsi” in politica, ma, considerando il caso specifico (vedi un certa grossolanità e banalità), lo escluderei, almeno in parte.
    Rimane l’ultima ipotesi. Si sa, in una fase di crisi economica come questa, persino per chi è munito di grande volontà, forza d’animo e di un certo bagaglio di conoscenze è molto difficile riuscire a racimolare un reddito a fine mese, figuriamoci per chi, non solo non possiede nessun tipo di conoscenza specifica, ma non ha neppure voglia di spendersi sul mercato del lavoro. La politica, in questi casi, si sa, rappresenta sempre una facile scorciatoia.

    Per cui, mi sentirei di suggerire a queste persone – nel caso non ne fossero a conoscenza, e non ne sarei meravigliato!- che è da più di un anno che esiste il cosiddetto reddito di cittadinanza, un utile strumento che potrebbe aiutarle nei loro bisogni contingenti e contemporaneamente liberare la comunità da amministratori incapaci.
    L’amministrazione di un paese, e più in generale la politica, è una cosa maledettamente seria e merita persone preparate e all’altezza della situazione!

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