SEMPRE EVVIVA LA RES-PUBBLICA


E se oggi si votasse ancora per Repubblica e Monarchia? Come potrebbe esprimersi l’elettorato Ruffanese?

Il Voto del 1946 a Ruffano: Tra plebiscito Monarchico e scenari contemporanei

Nel referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946, anche il comune di Ruffano votò a larghissima maggioranza a favore della Monarchia.

A fronte di un corpo elettorale composto da 4.056 aventi diritto, andarono a votare ben 3.516 elettori, attestando l’affluenza alla straordinaria percentuale dell’86,69%. Escludendo dal computo 145 schede bianche e 253 schede non valide, i voti validi furono 3.263. Di questi, soltanto 250 cittadini votarono per la Repubblica (7,66%), mentre l’astronomica cifra di 3.013 elettori scelse la Monarchia (92,34%).

Un dato plebiscitario, schiacciante e profondamente significativo, tanto che nasce forte la curiosità di poter conoscere quei pochi valorosi che votarono Repubblica. Un esercizio puramente retorico che non potrà mai restituire un risultato. Saranno stati sicuramente quei pochi comunisti dell’epoca. Tra questi c’era mio padre che non ha potuto votare, non essendo ancora ventunenne, ma fu un acceso attivista pro Repubblica. Suoi, insieme ai suoi compagni dell’epoca, erano quei disegni, che sono resistiti fino a pochi mesi fa, sui muri del paese e che inneggiavano alla Repubblica.

Per comprendere questo risultato così netto è utile analizzare l’ambiente geopolitico dell’epoca. In Italia, complessivamente, vinse la Repubblica con circa il 54,3% dei voti contro il 45,7% della Monarchia. Nel Mezzogiorno, però, il quadro fu radicalmente opposto: il Sud votò in larga parte per il Re. In Puglia la causa monarchica raccolse circa il 67% dei consensi. Nella provincia di Lecce il sentimento sabaudo fu ancora più forte: nel solo capoluogo oltre il 79% dei votanti si espresse per il mantenimento del Regno. Ruffano, superando ampiamente il 92%, si configurò come una vera e propria roccaforte reale.

Le motivazioni che spinsero Ruffano a questa scelta furono probabilmente le stesse che caratterizzarono gran parte del Salento profondo: una struttura sociale prevalentemente agricola e rurale dipendente dalle classi abbienti e dei proprietari terrieri di ottocentesca e gattopardiana memoria attenti e interessati ovviamente al mantenimento dello status quo con  una cultura politica tradizionalista e una forte diffidenza verso i radicali mutamenti istituzionali promossi dalle forze di sinistra.

L’Elemento di contraddizione: Le amministrative del febbraio 1946

L’elemento storiografico però davvero interessante, e che apre a una profonda riflessione sulla complessità politica locale, risiede in un apparente e affascinante contraddittorio. Pochi mesi prima del plebiscito reale, nel febbraio del 1946, si tennero a Ruffano le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale.

In quella tornata, che di fatto anticipò la consultazione referendaria di giugno, a risultare vincente fu una coalizione decisamente variegata, la quale vedeva al suo interno anche la presenza attiva delle forze socialiste, quel consiglio comunale composto da diciotto consiglieri presenti (erano venti in tutto) quattordici votarono Sindaco Nicola Marzo e tre preferenze furono per il già podestà del fascismo Ottorino Licci e una per Luigi Riccardo.

Questo paradosso dimostra come le scelte elettorali dei ruffanesi dell’epoca fossero strutturate su binari paralleli ma non necessariamente comunicanti: da un lato, la fedeltà e il rispetto reverenziale per la Monarchia intesa come massima istituzione garante dello Stato; dall’altro, la volontà pragmatica di affidare l’amministrazione e la ricostruzione economica del proprio comune a forze politiche eterogenee, conservatrici e progressiste ma attente ai bisogni sociali e dei lavoratori. La preferenza istituzionale per il Re, insomma, non coincideva necessariamente con una totale chiusura ideologica a livello amministrativo locale.

Scenari Fantapolitici: Cosa succederebbe oggi?

Di fronte a un simile plebiscito storico, sorge spontanea una domanda provocatoria: se i cittadini di Ruffano fossero chiamati nuovamente alle urne oggi, per scegliere tra Monarchia e Repubblica, quale forma di Stato trionferebbe?

Sebbene la storia contemporanea abbia consolidato l’assetto repubblicano, analizzando il comportamento politico del territorio si può formulare una considerazione suggestiva: a Ruffano vincerebbe molto probabilmente ancora la Monarchia.

Questa tesi trova riscontro nelle ultime dinamiche elettorali locali. Guardando ai risultati delle recenti elezioni europee, le forze politiche di destra hanno nettamente superato in termini di consensi e preferenze quelle di sinistra. A questo si aggiunge un ulteriore segnale di un elettorato orientato su posizioni tradizionali e di garanzia: sia in occasione dell’ultimo referendum sulla giustizia, a Ruffano ha prevalso con decisione il fronte del “SÌ” con oltre il 51% dei voti, sia nelle ultime consultazioni comunali. Questi dati combinati dimostrano la persistenza a Ruffano di una forte matrice culturale e politica conservatrice. Pertanto, secondo un mio parere (opinabile certamente) se la Monarchia venisse proposta oggi come un’istituzione neutrale, custode dell’unità nazionale e alternativa alle forze progressiste, l’anima profonda dei ruffanesi potrebbe riscoprire e premiare, ancora una volta, l’antico orientamento del 1946.

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