PARLIAMO PURE DEL MIO PASSATO

Io non ho da raccontare una data, un evento, un fatto che mi ha fatto appassionare alla politica. Diversamente molti possono farlo, àncorano la loro passione ad un evento, ad un periodo particolarmente significativo di ideali che ha fatto scoccare quella scintilla. Tanti lo ricordano per motivi per niente nobili, costretti ad eterne riconoscenze o a rancorose devozioni verso i loro “dominus” benefattori. Obbligati a farlo, ma non lo diranno mai e poi mai.

Il mio è stato un percorso d’amore, di profondo amore iniziato fin dai primi anni della mia infanzia quando accanto a mio padre, e fino alla soglia dei miei studi universitari, nel  suo piccolo ufficio della Fisba Cisl acronimo che sta per Federazione Italiana Sindacato dei Braccianti Agricoli e Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, stavo lì ad ascoltare le storie, le difficoltà e le istanze rivendicative di una classe sociale che nella società dell’epoca era considerata la più povera, proprio quella dei braccianti agricoli che per l’appunto non avevano altro da offrire per dar campare a loro e alle loro famiglie che le loro braccia.

Queste persone sono entrate a far parte di me quasi inconsapevolmente formando la mia sensibilità sociale e umana che è andata consolidandosi negli anni anche con le letture di manuali di tante menti illuminate antiche e moderne della politica e della sociologia, tanto poi che ho preparato la mia tesi di laurea su questi argomenti. Esercizi della lettura che non ho mai dismesso.

Ho imparato a mettermi a disposizione, sempre, capendo che la politica era una virtù, la virtù di mettersi a disposizione degli altri per costruire sempre qualcosa di nuovo e diverso.

E con questo spirito mi sono adoperato fin da giovinetto in una “politica” di aggregazione con associazioni varie: pallavolo, calcio, associazioni ricreative, comitati feste ed eventi, scout e tanto ancora sino ad arrivare, come fatto naturale all’approccio politico vero e proprio attraverso l’associazione ludico ricreativa e formativa della Libertas della allora Democrazia Cristiana, cominciando poi in questo partito la mia vera militanza.

Fino ad arrivare, non senza orgoglio, a diventare Sindaco del mio amato paese.

La mia è stata una passione così profonda, coinvolgente tanto che ho dato tutto di me, anche a chi, col senno di poi, non avrebbe meritato.

Nella mia azione politica ho messo sempre, per quanto ho potuto, tutta la forza, il coraggio e la dignità disponibile e in alcuni casi superando anche il limite, assumendomi responsabilità dove altri faticano a farlo e fuggono. Ho rischiato gravi conseguenze per scelte che ritenevo di utilità pubblica e combattute da avversari (?) con l’utilizzo della infamia. Sono stato e sono ancora un convinto praticante di questi valori anche se questa coerenza mi ha causato profonde delusioni, profondi dispiaceri e profondi dolori come la superficialità banalizzante di chi ritenevo amico rivelatosi poi con sorpresa un presuntuoso arrogante con punte di cattiveria.

 Però di converso esistono le emozioni dei risultati conseguiti, delle intuizioni che non ho potuto realizzare per la ignavia di tanti. Esistono le incomparabili emozioni di genuine dimostrazioni di stima e simpatia di altrettante genuine persone che mi ringraziano per una motivazione di intervento che magari io non ricordo più.

Malgrado le delusioni e i dispiaceri, oggi non rinnego nulla di quello che è stato neanche chi proditoriamente oggi mi rinnega platealmente dopo aver succhiato del miglior latte da cotal seno. D’altronde chi rinnega parte di sé sta rinnegando sé stesso e dimostra essere inaffidabile.

Ecco, ora possiamo parlare anche del mio passato!

 

LE COMPETENZE, SONO NECESSARIE?

 

“Qualcuno potrebbe davvero convincersi che l’asino della figura possa stabilire una rotta e condurre in porto la barca ?”

 

C’è una categoria di politici, che già con molta generosità qualifico tali, che quasi si vantano della loro incompetenza o fanno nulla per mascherarla. Li riconosci subito quando in un contraddittorio sentendosi attaccati per quanto hanno promesso e non hanno fatto, invece di rispondere nel merito, contrattaccano l’interlocutore con i soliti stupidi, maligni e inconcludenti spropositi: “e allora parliamo di te”, “la prossima volta candidati”, “io sono stato eletto dal popolo”, “chi credi di essere” facendo finta di dimenticare che talvolta quell’interlocutore ha costituito una sorta di “parafulmine”. Storie di ordinaria ingratitudine.

Questi politici si convincono di essere capaci di prendere ogni qualsiasi tipo di decisione e si infastidiscono con chi rammenta loro le responsabilità assunte proprio con quel popolo che ha creduto in loro e che li ha eletti. Questa reazione umana, naturale nei rapporti tra individui, è fastidiosa quando diventa una caratteristica del politico che non è capace di distinguere il suo ruolo pubblico dalla sfera privata e talvolta usa proprio quelle frasi quasi per minacciare e intimidire il proprio interlocutore, suona quasi come un avvertimento: “stai attento”. Molta attenzione deve fare chi minaccia non chi è minacciato.

Questi politici, e le compagnie di giro di cui si circondano, che non sanno consigliarsi, sono tra i principali nemici della competenza (per essa parlano i loro risultati) perché spesso disprezzano il sapere, disprezzano gli esperti e in generale disprezzano chi ne sa più di loro.

Ma può mai essere che un governo di incompetenti possa aiutare un paese a progredire? Può davvero mai un guaritore aiutare a guarire un malato a scapito delle competenze dei medici?

Cosa può fare ciascuno di noi per evitare che l’alternativa alla vecchia competenza sia semplicemente la non competenza? Informarsi e riflettere, semplicemente.

D’altronde il messaggio che arriva da politiche populiste, vedi per tutti la Lega di Salvini e poi giù fino ai governi locali regionali e comunali, hanno un unico collante è cioè l’avversione radicale alla competenza. L’incompetenza porta poi però dei danni al territorio (vd. Xylella, ex Ilva, Trivelle, mancato utilizzo dei Fondi Comunitari, Politiche energetiche) con politiche di sviluppo ingessate e politici paralizzati dalla loro stessa incompetenza.

Sul perché di questo fenomeno sociale, ci sono molti spunti di riflessione che si intrecciano, il principale, ma non l’unico, può essere individuato nel fatto che il nuovo mondo che avanza, avanza a discapito delle competenze.

Siamo arrivati al punto paradossale in cui chi si informa, chi studia, chi legge, chi riflette, chi mette in discussione le banalità, chi si pone domande viene deriso e definito elitario e questo è il meno che gli possa capitare perché succede anche che con risentimento e rabbia venga redarguito se non addirittura minacciato. E succede.

Un po’ di anni fa si scherzava con coloro che erano ritenuti degli intellettuali e con coloro che avevano competenze, bonariamente li si “sfotteva”, ma di fondo c’era sempre un grande rispetto da parte di tutti. Oggi, invece, verso queste figure vi è quasi un risentimento maligno. Le competenze e le conoscenze sono diventate il bersaglio di rabbia e risentimento di quei politici che si sentono insidiati dalla loro stessa ignoranza e che sono convinti che “uno vale uno”. Purtroppo per la loro convinzione, non è così. A tal proposito un po’ di tempo fa avevo scritto una riflessione dedicata sempre su questo blog che vi invito a rileggere https://puntiecontrappunti.org/2018/07/30/uno-e-per-me-diecimila-se-e-il-migliore/.

Ed ecco qui il dibattito tra il prof. Padoa Schioppa e l’ex sottosegretaria all’economia Castelli https://www.ilfoglio.it/economia/2018/11/23/video/dallo-stadio-alle-lezioni-di-economia-a-padoan-la-parabola-di-laura-castelli-225999/

UN DIFETTO DELLA ATTUALE CLASSE POLITICA

 

Governare non è affatto semplice. Se si approccia il governo di un territorio in questo modo si sarà sulla buona strada del fallimento. Governare un territorio, una comunità, vuol dire saper proporre soluzioni o al minimo saper suggerire approcci idonei e percorsi fattibili, operando, su un argomento specifico, letture di soluzione diverse che devono poi completarsi a vicenda. Se si ha questa predisposizione e consapevolezza ci sono tutte le premesse per una buona amministrazione.

Purtroppo, però, il macroscopico difetto di buona parte della classe politica odierna non è tanto l’incapacità, che già di per se è micidiale per la comunità governata, ma l’arroganza che contraddistingue la sua azione pubblica e di governo. Quell’arroganza crassa e piaciona usata per far credere e per aver fatto credere di saper governare un paese, senza però avere una minima idea di come farlo.

C’è il tempo poi che col suo trascorrere, smentisce tutto. Il tempo è signore dice un vecchio detto ed è tanto vero quando inesorabilmente con il suo trascorrere dimostra l’incompetenza abissale tipica di chi crede di poter parlare di argomenti complessi, quali sono quelli di un governo di una comunità, confrontandosi costantemente e unicamente col mondo virtuale di Facebook e con le sue amenità giornaliere.

Inevitabilmente le promesse, a più riprese enfatizzate, col passar del tempo diventano sempre più chimere piuttosto che fatti. Piazze, parchi, strutture sportive, scuole, progetti per il turismo, progetti per la cultura, agricoltura, riduzione tasse, trasparenza, contatto quotidiano con i cittadini, coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni diventano un ricordo ormai sbiadito e per spostare l’attenzione dal merito di queste questioni si inventano polemiche pubbliche di poco conto e si esaltano gossip che nulla hanno a che vedere con l’amministrazione della cosa pubblica. Si tenta di galleggiare alla meno peggio lisciando il pelo a quella parte di popolazione che si lascia imbonire da “feste, farina e forca”.

Essi dimostrano una colossale incompetenza quando pensano per esempio di parlare di turismo organizzando una sagra, valorizzare un centro storico stendendo un filo di lampade, incoraggiare i giovani atteggiandosi pateticamente a giovanilisti e così via.

Molte volte si pensa di aver raggiunto il fondo, ma poi valutando si fa l’amara constatazione che al peggio non c’è limite e nulla fanno i peggiori per nascondere almeno i propri difetti, anzi sono così tronfi che si rincorrono con le loro azioni, sarebbe meglio dire non azioni, fanno a gara con le loro esternazioni sui social media e in pubblici consessi a dimostrare la loro crassa ignoranza e incompetenza.

E intanto il tempo passa.

“Nei primi cento giorni faremo…”

“Nei primi sei mesi concluderemo…”

E intanto gli anni volano, ma nessuno accetta l’evidenza della propria inadeguatezza e l’amarezza è anche quella che all’orizzonte non si profila nulla di nuovo.

Il problema vero è che questo tipo di gestioni lascia in eredità danni serissimi creando un deserto politico, intellettuale e culturale allontanando quelle tante intelligenze che una comunità esprime e alle quali non è data considerazione. L’insegnamento che si dà è quello del valore dell’effimero, l’apprezzamento della estetica più che della bellezza, valorizzazione dell’istinto più che dell’intuito, l’apparire più che l’essere.

In questo modo si semina però incompetenza, arroganza, sfregio delle istituzioni.

Capisco, ma non condivido, quanti invitati alla partecipazione dicono “ma chi me la fa fare?”. Bisogna scrollarsi di dosso quell’indifferenza che a volte causa danni più grandi ed evidenti di quelli procurati dagli ignoranti.

E’ possibile rinascere. Ci sono, malgrado tutto, dei buoni esempi di amministratori e amministrazioni. Uno per tutti un nostro conterraneo, Sindaco di Racale, Donato Metallo che è stato premiato pochi giorni fa, lui e la sua amministrazione, tra i 100 Ambasciatori Nazionali per il contributo alla crescita del territorio.

                                                                                                                                                    Nicola Fiorito

ERA GIA’ TUTTO PREVISTO

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(MAGGIO 2017)

 

Questa è una lettera di un cittadino qualsiasi: reale? immaginaria? fate voi!
Il mio commento a questa lettera lo esprimo semplicemente con una frase di Winston Churchill:

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.“

Quindi per avere un cambiamento bisogna prima migliorare e migliorare soprattutto prima se stessi.


Carissimo Nicola,
Nella mia famiglia si è soliti ritrovarsi nelle domeniche e nei giorni di festa, tutti intorno ad un grande tavolo a pranzare insieme, figli, nuore, generi e nonni.

Conserviamo ancora queste ormai antiche e desuete abitudini di una famiglia meridionale. Nel dopo pranzo ci troviamo tutti insieme nel salone di casa, a guardare la tv o semplicemente a giocare e parlare delle vicende quotidiane e il più delle volte decidere insieme su determinati argomenti.

Oggi abbiamo commentato la tua vicenda e i tuoi due ultimi scritti sul tuo blog. Premetto che una delle decisioni comuni della nostra famiglia fu quella di votare per altro candidato sindaco pur avendo stima di te. I motivi della scelta sono stati di ordine diverso, soprattutto “indotti”, anche se l’abbiamo fatto con la convinzione e la speranza di un rinnovamento e di un cambiamento.

Ma, dopo aver difeso per due anni questa amministrazione, oggi proprio non riesco a fingere che tutto vada bene. Mi hanno fatto riflettere ancora di più le tue considerazioni, così dopo aver salutato l’ultimo ospite decido di scrivere queste poche righe di sfogo, perché penso che ognuno di noi abbia il dovere e il diritto di contribuire a migliorare questo paese, anche sottolineandone gli aspetti più critici, perché oggi in questo paese regna sovrano il silenzio, la finzione, le finte rassicurazioni, ma come la gente “comune” ben sa, la realtà in cui viviamo è ben lontana dal paese idilliaco che ci avevano prospettato: “Decideremo con la gente”, “Faremo i consigli aperti al pubblico”, “Abbasseremo la tassa sulla spazzatura”, “Incarichi ai professionisti locali” e tanti altri faremo, faremo, faremo…

Ieri ho ricevuto la Tari e pago sempre la stessa cifra, le strade sono dissestate e più che mai piene di buche, le erbacce infestanti invadono anche le arterie principali del paese, gli artigiani e i commercianti lamentano un accanimento con la tassa sulle pubblicità e un generalizzato disinteresse dell’amministrazione, amici mi raccontano  di richieste di concessione edilizia ferme negli uffici da quasi un anno senza avere alcuna risposta, la statua della libertà del monumento ai caduti non si sa più che fine ha fatto, altrettanto il piano regolatore, bastano quattro gocce d’acqua e ci ritroviamo allagate le abitazioni, gli amministratori si vedono poco o niente se non nelle feste cittadine o sui social e poi…e poi…

Onestamente ci avevo creduto, mi aspettavo di più, ma qui non è stato fatto neanche il meno.
Spero per il paese che almeno nei tre anni rimanenti ci possa essere uno scatto d’orgoglio e che come tu dici si possa recuperare almeno una parte delle tante promesse fatte. Speriamo, non ci resta che…sperare.

Michele

Cosa ne penso dell’amministrazione

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Immagine tratta dal sito del comune di Ruffano: il dono della preveggenza o avviso subliminale?

 

“Nicola, cosa ne pensi di questi amministratori e di questa amministrazione?”

E’ una domanda che spesso mi viene posta e con una frequenza crescente.

Ho l’esperienza necessaria per capire che la domanda contiene già una risposta inespressa, ma che l’interlocutore di turno fa fatica ad esternare per una serie di ragioni, ma soprattutto per la fatica di esprimere un disagio dovuto ad una sorta di delusione.

A questo tipo di domande non rispondo mai tout court, ma con una domanda di rimbalzo:

 “Tu piuttosto cosa ne pensi?”

Puntualmente le risposte sono dei monosillabi o al più brevi interrogativi del tipo: “Mah…”, “E nah…?”, “Beh…”, “Non so…”, “Non si capisce…” che racchiudono una elegante forma di bocciatura.

Non vi dico poi di chi in modo diretto, con una colorita verbalità esprime tutto il suo “disappunto” (non è difficile indovinare perché).

Molti di questi soggetti, però, poi, si affrettano a compiere il loro “sacro dovere da buon internauti” postando like sulle varie amenità pubblicate sui social dai diversi amministratori.

Certo che una mia precisa idea sugli amministratori e sull’amministrazione ce l’ho. Ce l’avevo già da prima, non avevo bisogno di questi due anni per costruirmi un’idea.

In questi due anni ho anche pensato di poter essere contraddetto. Più volte mi sono detto: “Mah… chissà? Forse riusciranno a fare quel salto di qualità per farlo fare poi al paese e con responsabilità ho limitato i miei interventi affinché si potesse operare in equilibrio armonico per il bene del paese stesso.

Purtroppo, però, così non è stato. In questi due anni niente è stato realizzato di quanto promesso. Potrei ripubblicare per il secondo anno consecutivo l’elenco delle cose promesse e non fatte, ma sarebbe puro esercizio retorico di fronte ad una realtà che è ormai evidente nel suo complesso. Basta fare un giro nel paese per rendersene conto.

Il guaio maggiore, secondo me, non sono tanto le cose promesse e non fatte (almeno fino ad oggi), ma quello che a me sembra un guaio più evidente è la mancanza di una visione complessiva del paese, non c’è un progetto strategico di sviluppo, non esistono linee guida (se non le tanto famigerate linee programmatiche di dimenticata memoria) di una coerente azione amministrativa. Ognuno cerca di curare al meglio il proprio orticello e gli interessi limitati del proprio assessorato.

Complessivamente, quindi, per me il giudizio è negativo.

Però per onestà bisogna anche dire che la responsabilità non può essere equamente divisa tra tutti gli amministratori, non sarebbe giusto, né onesto. Tra loro c’è chi è alla primissima esperienza (solo due in verità) che andrebbero accompagnate nella loro azione dai più esperti. Poi c’è chi non ha avuto esperienze dirette ma che ha vissuto in un recente passato una esperienza indiretta in famiglia (mogli di…) e non si può dare loro tante colpe, evidentemente chi le ha precedute non ha brillato di più e di più non può dare in termini di suggerimenti e consigli. Infine c’è chi ha maturato pluriennali esperienze anche di prim’ordine che avrebbero potuto costituire guida certa, sicura e autorevole, ma è di tutta evidenza che così non è.

Lo sforzo di dare di più è stato, inverosimilmente, in questi due anni inversamente proporzionale all’esperienza di ognuno di loro, al di là di ogni giudizio di merito sulle cose fatte: saranno state feste, manifestazioni del momento, spettacoli ludici o leggeri, ma sono state le uniche cose che hanno lasciato un segno tangibile nel paese e nell’immaginario collettivo.

Questa buona volontà, fosse supportata, da una visione complessiva organica, coerente, e accompagnata dalla supposta capacità di coloro di più esperienza, forse si sarebbe potuto pensare ad altri e migliori risultati.

Sono passati due anni dall’insediamento di questa amministrazione, fine anno sarà il giro di boa, l’entusiasmo iniziale è fortemente scemato, i risultati fino ad ora sono stati quasi nulli.

Si può pensare davvero che si possa recuperare in questa rimanente parte di legislatura? Ora sono io a risponder con un monosillabo e una esclamazione dubitativa usuale della nostra cultura: “mah… matonna mia”.

Evviva lu sinnicu!

foto comizio cetto

Ogni riferimento a cose e persone
è solo frutto di fantasia della vostra ragione.
Se ad una persona poi pensate
sicuramente non sbagliate.
Nessuno s’offenda o si irretisca
un semplice sorriso
e s’addolcisca.

Cu l’elezione comunale
se eleggiu u principale.
Dopu tante discussioni
la ippe vinta Mescia’ntoni.

Nannu tittu ca non bale
e ca alla lista nc’era gente senza sale.

Quannu iddrhu lu seppe
se mise a critare
e cu lu microfunu a manu
cu n’incertu italianu
se mise a cantare:
“Mi ficero sindaco
pe la bellezza,
mi ficero sindaco
pe contentezza,
mi ficero sindaco
pe la dimestichezza.
E per chi mi disprezza,
in un attimo fuor di senno disse,
mo zziccative a sta capezza.”

Te sutta u palcu se ntise forte na uce:
“Sinnicu a munnezza”

“Da domani la zziccamu
puru iddrha pe capezza.
Da domani io comanderò
e tante cose
per voi farò”

“Tici tia?”
da un angolo della piazza si udì
e proseguì “Matonna mia…”

Rosso in volto e ancora cchiù rrabbiatu
l’italianu aije llassatu
e allu dialettu
te corpu è passatu:
“Crammane ijeu piju missa
me ficera sinnicu
e no su fessa”.

“È bonu e caru e puru te core
è sempre prontu cu
promettu u favore,
se poi se scorda o no ci penza
no ta pijare
ca pareddrhu tene tantu te fare…”

“Tia tici ca lu fannu rrabbiare?
None caru cumpare,
quistu è brau
all’umprusare,
scioca e rite
ma a quiddrhu ca tice
mancu iddrhu crite”

“Cusì dici ssignuria cumpare?”

“No dicu ca è fessa o fiaccu
a iddrhu ne basta
a fascia a cravatta e lu giaccu.
È chiu carne drhu masciu
ca no rite e no cunta
ma tocca stai ncortu
quannu te punta.
È comu nu cane rraggiatu
ca quannu menu ta spetti
t’ha già mozzicatu.”

“Sarà ca hai ragione cumpare,
è meiju no cuntamu
e tiramu a campare.
Sai ci te ticu? Ca è meiju ne sente critare:
Evviva lu sinnicu!
L’imu elettu pe la bellezza
Evviva lu sinnicu!
L’imu elettu pe cuntentezza
Evviva lu sinnicu!
L’imu elettu pe la dimestichezza.”

Il drammatico confronto “terremotati vs immigrati”

 

In questi giorni l’approdo della nave Sea Watch con il salvataggio di 49 persone tra uomini, donne e bambini ha scatenato sui social il solito tormentone retorico, strumentale, pseudo indignato, dei soliti moralisti senza morale, contro quanti hanno sostenuto la necessità di far sbarcare quei “disperati”.

Secondo questa aberrante logica, o meglio l’illogicità, chi ha sostenuto la necessità di salvare quelle 49 persone non ha a cuore le sorti dei terremotati del centro Italia. E in modo acritico e senza verifica alcuna condividono foto, collage fotografici e notizie per lo più false. Sono notizie tendenziose che mirano a “scornare” quelle persone che ancora conservano tratti di umanità e fortunatamente anche tratti di ragione.

Io che sono tra quelli che ha espresso la propria soddisfazione per quelle povere 49 anime, dovrei sentirmi scornato da un qualche post moralista di biasimo di tanti ignoranti della rete? Assolutamente no!

Anzi, mi sento indignato per l’offesa che portano verso il genere umano e verso l’intelligenza che il Divino Creatore ci ha gratuitamente fornito.

Verso il genere umano perché considerano una parte di esso inferiore rispetto ad essi stessi, verso l’intelligenza perché mortificano la logica.

Se la questione poi è politica è una azione frutto di strumentalizzazione e cinismo perché i vari post dei vari politici sulla vicenda, e ripresi dalle “truppe cammellate”, non partivano certo da Amatrice dove gli stessi non stavano presidiando il territorio o dove non erano impegnati in un vertice istituzionale per risolvere l’emergenza terremotati. Erano da tutt’altra parte.

Ora, chi impedisce al governo in carica di occuparsi delle vicende del terremoto del centro Italia? I due precedenti governi che si sono succeduti prima dell’attuale e che sono stati investiti direttamente della vicenda hanno legiferato e destinato importanti risorse finanziarie per la ricostruzione. A questo punto la legittima domanda da porsi sarebbe: perché questi ritardi? Forse sono ancora addebitabili alla precedente classe politica? E cosa hanno fatto le nuove forze politiche di governo per dare soluzioni? Forse è complicato per un Ministero, per il Governo applicarsi a più di due problemi per volta?

Si mortifica la logica nella fattispecie quando si tenta di contrapporre la retorica “terremotati/migranti” perché sono due contesti che non hanno alcuna relazione. Forse i 49 sbarcati hanno occupato abitazioni che spettavano ai terremotati? Hanno assorbito risorse finanziarie destinate ai terremotati? Hanno occupato tanto tempo alle autorità italiane che non ne hanno avuto per interessarsi dei terremotati? Il terremoto è avvenuto nell’agosto del 2016 e i politici avrebbero avuto tutto il tempo di interessarsi, ma è molto più semplice operare con la “distrazione di massa” e ingenerando paure di invasioni.

Chiarita la questione dal punto di vista politico possiamo ora guardare alla  contrapposizione “terremotati vs migranti”  dal punto di vista logico e retorico.

Non è certo la prima volta che si diffonde questo tipo di messaggio, che ricorda certi tormentoni sistematici.

Personalmente non accetto la vacante retorica del “invece di pensare ai migranti perché non pensi ai terremotati?”, o “pensi ai migranti ma non ti importa nulla dei terremotati” perché, come ho prima detto, è un grave errore e una offesa alla logica.

Il primo grave errore e voler ricondurre tutte le questioni ad una logica di contrapposizione, cioè porre su tutti con una sorta di arroganza una scelta dicotomica su questioni complesse e che presentano tante alternative che non si possono escludere a vicenda.

Un secondo grave errore è quello di attaccare, sempre con arroganza e talvolta con violenza verbale, una posizione o un pensiero che l’interlocutore non ha mai manifestato. Perché se ad esempio scrivo: “finalmente si è concluso il calvario della Sea watch” non vuol dire che io sia contro la soluzione del problema dei terremotati a favore di quello degli immigrati.

Il terzo grave errore, conseguente dal secondo e sempre di tipo logico, è quello di assumere, con licenza di presumere, un’affermazione da premesse sbagliate.

Il fatto che io parli di migranti o delle guerre nel mondo non vuol dire che non mi interessano le sorti dei terremotati o le sorti di chi non ha un lavoro e vive in gravi difficoltà. Non c’è alcun rapporto logico tra il nominare gli uni e non gli altri.

Casomai il disinteresse e il cinismo si manifesta proprio in chi dice “invece di pensare ai migranti perché non pensate ai terremotati?”, perché proprio questi manifestano un pensiero di umanità posto su una scala gerarchica e fondato sulla provenienza geografica, sul colore della pelle, sulla genia. L’umanità è un valore universale che non ha colore della pelle né provenienza e né genia. In una sua intervista padre Maria Turoldo affermava che “ il valore che più ci manca oggi è il valore dell’umanità, perché poi questo è il progresso,  progresso è crescere in umanità” ed io aggiungo che rifiutarsi di crescere in umanità si va speditamente verso la barbarie.

Dal punto di vista retorico, ci troviamo ancora una volta nel cinico gioco di chi manovra le notizie per un proprio tornaconto e utilizzando come arma dialettica due categorie deboli, nella fattispecie “terremotati contro migranti” in un quadro generale di “prima gli italiani”, un po’ di tempo fa era “prima il nord”. Si prende una categoria debole del primo gruppo (gli italiani, prima erano i settentrionali) e li si usa come arma per colpire un’altra categoria ancora più debole (gli immigrati, prima erano i meridionali o meglio i terroni). Un’operazione che non esito a definire vigliacca perché si usano le evidenti difficoltà di una categoria di persone per colpire altre categorie di persone in altrettanta difficoltà addebitando a questa ultima categoria tutte le responsabilità.

Detto questo, mi riesce difficile credere a chi dice “prima i terremotati..” che siano mossi da sincera pietà ed empatia perché altrimenti dovrebbero provare ribrezzo ad impugnare gruppi sociali in difficoltà come arma e puntarla contro altri gruppi sociali in altrettanta difficoltà e per zittire chi parla d’altro.

Questo atteggiamento mi pare più che di solidarietà verso i terremotati una sorta di fomento e agitazione di stati d’animo già abbastanza tesi sulla pelle stessa dei terremotati che in questo caso sono utilizzati.

Spese pubbliche e incassi privati

Nicola Fiorito

Consigliere Comunale

 

Ruffano, 21 dicembre 2018

 

Spett.le    Amministrazione Comunale

Ruffano

 

Oggetto: Del. G.C. N° 191 del 17/12/2018

 

La delibera in oggetto presenta, almeno per il sottoscritto, dei punti di criticità che gradirei mi fossero chiariti.

Nel primo capoverso delle premesse si scrive di una “complessa e dinamica visione di valorizzazione del territorio” senza specificarne né il contenuto né un documento di riferimento. Chiederne il significato, secondo me, per aspettarsi una risposta di contenuto sarebbe esercizio retorico.

Ciò che più fa rimanere perplessi e basiti è quanto scritto nel terzo capoverso. Un consigliere comunale, ma sarebbe potuto essere stato un qualsiasi altro cittadino, comunica con nota al comune “di aver provveduto all’installazione di una pista di ghiaccio a propria cura e spese la quale sarà a disposizione dell’Amministrazione per l’utilizzo della stessa durante il periodo natalizio”.

Pare capire che prima ancora che l’offerente chiedesse al comune l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico e all’autorizzazione all’impianto avesse già montato la pista senza alcuna autorizzazione. Come è possibile una cosa del genere? Ma si complica ancora di più quando successivamente il comune decide di accettare l’offerta “last minute” e dare in gestione l’impianto ad una associazione di volontariato che dovrebbe oltretutto completare l’installazione dell’impianto.

Alcune domande vengono ora spontanee: con l’associazione è stato sottoscritto un protocollo di intesa che stabilisca almeno i corrispettivi obblighi? La pista non aveva già provveduto a installarla il consigliere comunale a propria cura e spese? E allora a che pro il contributo di euro 5.000,00 all’associazione e l’organizzazione di un evento correlato, sempre a spese del comune, per euro 2.461,00, se poi oltretutto per usufruire della pista i cittadini devono pagare un biglietto di ingresso? E chi è il beneficiario di tali incassi? E’ l’associazione o il comune? Chi ha provveduto all’allaccio dell’utenza elettrica? Sarà ancora il comune ad accollarsi quest’onere?

Così fosse, non pare giusto, e non è legittimo, che le spese siano pubbliche e gli incassi di privati.

Al netto di ogni altra considerazione che pure andrebbe fatta. Ma è Natale e tralasciamo ogni volontà di possibile polemica.

Certo di Vostro pronto riscontro, colgo l’occasione per porgere a tutti i colleghi consiglieri comunali, agli assessori, al presidente del consiglio, al sindaco e a tutti i dipendenti comunali un sereno Natale.

                                                                                                  FIRMA PERSONALE - Copia

“Uno è per me diecimila, se è il migliore”

 

 

IGNORANZA

«Illusione è il credere che di fronte alla classe dominante stia, al presente, il popolo; sta, ed è cosa ben diversa, una nuova e futura aristocrazia, che si appoggia sul popolo». (Vilfredo Pareto)

Pochi giorni fa, partecipando ad una conferenza scientifica, condotta da un biologo molecolare e da un astrofisico, ambedue di fama nazionale ed europea, in cui si illustravano le analogie relazionali tra micro e macrocosmo, mi ha fatto riflettere una risposta dell’astrofisico su una mia precisa domanda sulla quale ingenuamente mi aspettavo una precisa risposta. Essa c’è stata ma è stata di tutt’altro tenore rispetto alle mie aspettative. Semplicemente mi è stato risposto: io faccio il mio lavoro che è quello della ricerca, non ho risposte da darti, devo professare la mia ignoranza.

Una risposta di una semplicità Illuminante, intelligente e non banale.

Non serve qui ripercorrere a ritroso la storia per ritrovare lo stesso concetto nell’Apologia di Platone quando l’oracolo di Delfi designò Socrate il più sapiente degli umani proprio perché egli si professava ignorante.

Oggi siamo lontani da questa ignoranza che chiameremo dotta, ossia di chi sa di non sapere malgrado studi anche approfonditi nelle materia di competenza. Dilaga, invece, quasi come un culto, un tipo di ignoranza crassa, piaciona, edonistica e che si compiace di se stessa.

Dilaga in tutte le pieghe della società usando gli strumenti moderni di comunicazione e che in poche righe presumono di dire qualcosa di intelligente, ma che purtroppo formano l’opinione comune di quanti si abbandonano supinamente e colpevolmente ad essa. E’ una ignoranza di tipo istintivo, impulsivo.

Il fatto preoccupante è che questo tipo di ignoranza ormai la fa da padrona in un settore di delicata importanza per la nostra vita: nella organizzazione della vita pubblica, essa si insinua nelle pubbliche amministrazioni locali, regionali e nazionali e in parte determina le sorti di un paese, di una regione, di una nazione.

Mentre per secoli e secoli essa è stata organizzata da una sorta di aristocrazia dei sapienti, così come anche auspicava Platone nella Repubblica, oggi invece pare che chi porta le briglia della città devono per forza essere ignoranti crassi e piacioni. Per carità, non tutti gli amministratori sono così, ne conosco e ne ho conosciuti tanti di valore, ma oggi pare siano maggioranza gli ignoranti che di proposito coltivano la loro ignoranza. Si, proprio così, è difficile negare che ci sia una corsa al culto dell’ignoranza.

E’ talvolta mortificante assistere o partecipare a consessi pubblici in cui gli amministratori dimostrano un grado di impreparazione mortificante e una ignoranza “tamarra”, aggressiva, intimidente, volgare e che hanno imparato l’uso del copia e incolla per proporre programmi e progetti avulsi da ogni contesto culturale e territoriale. Purtroppo però questo tipo di amministratori che avanzano non sono altro che il frutto proprio di quella ignoranza tamarra.

E’ pur vero che il tema dell’ignoranza è stato nei secoli una costante del genere umano, i nostri nonni, per gran parte erano degli analfabeti ma la differenza sta nel fatto che essi portavano con sé un bagaglio di valori, tradizioni, convinzioni e umiltà oltre che braccia da lavoro che ci hanno lasciato in eredità e che noi stiamo lentamente erodendo e regredendo a differenza degli ignoranti di oggi che sanno leggere (con affanno) e scrivere (senza saper chiudere un periodo e storpiando la grammatica), ma che sono svuotati di ogni valore umano, di ogni legame con la tradizione umana e il territorio.

Questi personaggi, purtroppo, governano anche le nostre vite occupando posti di responsabilità, senza responsabilità, nelle pubbliche amministrazioni preoccupati solo di apparire e di collezionare like social.

A loro che hanno assunto, sperando scientemente, una responsabilità, si chiede non tanto la “dotta ignoranza” ma almeno la conoscenza del conoscibile, la conoscenza delle evidenze, in sostanza la conoscenza delle materie per le quali si sono impegnati verso una comunità. Il problema è che si fermano sulla porta delle conoscenze accontentandosi delle sole informazioni e illudendosi di sapere.

E’ vero, l’ignoranza è un guaio, ma molte volte lo è di più “l’illusione di sapere” corroborata da una posizione di potere legittimata da un voto popolare e dalla fallace credenza che “uno vale uno” e che tutti possano fare tutto e dire di tutto. Non è vero che “uno può valere uno”. Io sono d’accordo col buon Eraclito che dichiarava: “Uno è per me diecimila, se è il migliore”.

Ma avere delle conoscenze è “il minimo sindacale” che si richiede ad un amministratore e ad un politico pur non essendo esse sinonimo di intelligenza. Così come il giovane non è sempre garanzia di innovazione, la vecchiaia non sempre di saggezza e le informazioni non sempre di conoscenza.

Certo, l’intelligenza è merce rara al giorno d’oggi perché richiede un impegno costante, dedicato, riflessivo che deve andare oltre il comune sentire e per il bene comune e oltre l’effimero apparire social. Politicamente é più facile e redditizio solleticare con slogan la pancia degli elettori piuttosto che la loro mente, la loro anima e il loro cuore e con politiche che gli antichi romani chiamavano del “panem et circenses” e i borboni “feste, farina e forca” e a tutto vantaggio di chi queste politiche attua.

L’ignoranza è la gratificazione di tutti quegli incapaci chiamati a decidere che fanno un culto di essa per dire a chi li ascolta: io sono come te!

L’ignoranza al potere.

 

 

 

 

Inondazioni: il primo passo è compiuto

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Dando seguito alla mia richiesta del 07/06/2018 (pubblicata in questo blog), nel consiglio comunale di ieri 20 Luglio, su proposta delle opposizioni consiliari è stata votata all’unanimità una mozione per dare incarico ad un legale affinchè promuova una azione di accertamento tecnico preventivo per la questione fogna bianca e del suo evidente malfunzionamento. Il Giudice incaricato nominerà un proprio consulente tecnico, un ingegnere esperto in materia, che dovrà relazionare su eventuali disfunzioni nella fase progettuale o costruttiva dell’opera per poter individuare eventuali responsabilità.

Ora, l’azione spetta alla Giunta Comunale per la prima nomina di un legale. Saremo presenti nello stimolare all’azione l’amministrazione comunale per una rapida e trasparente decisione, così come abbiamo chiesto in fase dibattimentale in consiglio.

Questo è il primo passo per poter capire e dare risposte certe ai cittadini che ad ogni evento meteorico alluvionale vivono attimi di paura e disagi per i continui allagamenti.

Continueremo a svolgere, penso di poter parlare anche in nome dei colleghi consiglieri di opposizione, il nostro ruolo in modo trasparente, propositivo e di controllo a garanzia della amministrazione e dei cittadini tutti. Per concludere e per nota personale senza timori per comportamenti aggressivi e ineducati e senza rancori per la corrispondente ignavia.