Evviva lu sinnicu!

foto comizio cetto

Ogni riferimento a cose e persone
è solo frutto di fantasia della vostra ragione.
Se ad una persona poi pensate
sicuramente non sbagliate.
Nessuno s’offenda o si irretisca
un semplice sorriso
e s’addolcisca.

Cu l’elezione comunale
se eleggiu u principale.
Dopu tante discussioni
la ippe vinta Mescia’ntoni.

Nannu tittu ca non bale
e ca alla lista nc’era gente senza sale.

Quannu iddrhu lu seppe
se mise a critare
e cu lu microfunu a manu
cu n’incertu italianu
se mise a cantare:
“Mi ficero sindaco
pe la bellezza,
mi ficero sindaco
pe contentezza,
mi ficero sindaco
pe la dimestichezza.
E per chi mi disprezza,
in un attimo fuor di senno disse,
mo zziccative a sta capezza.”

Te sutta u palcu se ntise forte na uce:
“Sinnicu a munnezza”

“Da domani la zziccamu
puru iddrha pe capezza.
Da domani io comanderò
e tante cose
per voi farò”

“Tici tia?”
da un angolo della piazza si udì
e proseguì “Matonna mia…”

Rosso in volto e ancora cchiù rrabbiatu
l’italianu aije llassatu
e allu dialettu
te corpu è passatu:
“Crammane ijeu piju missa
me ficera sinnicu
e no su fessa”.

“È bonu e caru e puru te core
è sempre prontu cu
promettu u favore,
se poi se scorda o no ci penza
no ta pijare
ca pareddrhu tene tantu te fare…”

“Tia tici ca lu fannu rrabbiare?
None caru cumpare,
quistu è brau
all’umprusare,
scioca e rite
ma a quiddrhu ca tice
mancu iddrhu crite”

“Cusì dici ssignuria cumpare?”

“No dicu ca è fessa o fiaccu
a iddrhu ne basta
a fascia a cravatta e lu giaccu.
È chiu carne drhu masciu
ca no rite e no cunta
ma tocca stai ncortu
quannu te punta.
È comu nu cane rraggiatu
ca quannu menu ta spetti
t’ha già mozzicatu.”

“Sarà ca hai ragione cumpare,
è meiju no cuntamu
e tiramu a campare.
Sai ci te ticu? Ca è meiju ne sente critare:
Evviva lu sinnicu!
L’imu elettu pe la bellezza
Evviva lu sinnicu!
L’imu elettu pe cuntentezza
Evviva lu sinnicu!
L’imu elettu pe la dimestichezza.”

Il drammatico confronto “terremotati vs immigrati”

 

In questi giorni l’approdo della nave Sea Watch con il salvataggio di 49 persone tra uomini, donne e bambini ha scatenato sui social il solito tormentone retorico, strumentale, pseudo indignato, dei soliti moralisti senza morale, contro quanti hanno sostenuto la necessità di far sbarcare quei “disperati”.

Secondo questa aberrante logica, o meglio l’illogicità, chi ha sostenuto la necessità di salvare quelle 49 persone non ha a cuore le sorti dei terremotati del centro Italia. E in modo acritico e senza verifica alcuna condividono foto, collage fotografici e notizie per lo più false. Sono notizie tendenziose che mirano a “scornare” quelle persone che ancora conservano tratti di umanità e fortunatamente anche tratti di ragione.

Io che sono tra quelli che ha espresso la propria soddisfazione per quelle povere 49 anime, dovrei sentirmi scornato da un qualche post moralista di biasimo di tanti ignoranti della rete? Assolutamente no!

Anzi, mi sento indignato per l’offesa che portano verso il genere umano e verso l’intelligenza che il Divino Creatore ci ha gratuitamente fornito.

Verso il genere umano perché considerano una parte di esso inferiore rispetto ad essi stessi, verso l’intelligenza perché mortificano la logica.

Se la questione poi è politica è una azione frutto di strumentalizzazione e cinismo perché i vari post dei vari politici sulla vicenda, e ripresi dalle “truppe cammellate”, non partivano certo da Amatrice dove gli stessi non stavano presidiando il territorio o dove non erano impegnati in un vertice istituzionale per risolvere l’emergenza terremotati. Erano da tutt’altra parte.

Ora, chi impedisce al governo in carica di occuparsi delle vicende del terremoto del centro Italia? I due precedenti governi che si sono succeduti prima dell’attuale e che sono stati investiti direttamente della vicenda hanno legiferato e destinato importanti risorse finanziarie per la ricostruzione. A questo punto la legittima domanda da porsi sarebbe: perché questi ritardi? Forse sono ancora addebitabili alla precedente classe politica? E cosa hanno fatto le nuove forze politiche di governo per dare soluzioni? Forse è complicato per un Ministero, per il Governo applicarsi a più di due problemi per volta?

Si mortifica la logica nella fattispecie quando si tenta di contrapporre la retorica “terremotati/migranti” perché sono due contesti che non hanno alcuna relazione. Forse i 49 sbarcati hanno occupato abitazioni che spettavano ai terremotati? Hanno assorbito risorse finanziarie destinate ai terremotati? Hanno occupato tanto tempo alle autorità italiane che non ne hanno avuto per interessarsi dei terremotati? Il terremoto è avvenuto nell’agosto del 2016 e i politici avrebbero avuto tutto il tempo di interessarsi, ma è molto più semplice operare con la “distrazione di massa” e ingenerando paure di invasioni.

Chiarita la questione dal punto di vista politico possiamo ora guardare alla  contrapposizione “terremotati vs migranti”  dal punto di vista logico e retorico.

Non è certo la prima volta che si diffonde questo tipo di messaggio, che ricorda certi tormentoni sistematici.

Personalmente non accetto la vacante retorica del “invece di pensare ai migranti perché non pensi ai terremotati?”, o “pensi ai migranti ma non ti importa nulla dei terremotati” perché, come ho prima detto, è un grave errore e una offesa alla logica.

Il primo grave errore e voler ricondurre tutte le questioni ad una logica di contrapposizione, cioè porre su tutti con una sorta di arroganza una scelta dicotomica su questioni complesse e che presentano tante alternative che non si possono escludere a vicenda.

Un secondo grave errore è quello di attaccare, sempre con arroganza e talvolta con violenza verbale, una posizione o un pensiero che l’interlocutore non ha mai manifestato. Perché se ad esempio scrivo: “finalmente si è concluso il calvario della Sea watch” non vuol dire che io sia contro la soluzione del problema dei terremotati a favore di quello degli immigrati.

Il terzo grave errore, conseguente dal secondo e sempre di tipo logico, è quello di assumere, con licenza di presumere, un’affermazione da premesse sbagliate.

Il fatto che io parli di migranti o delle guerre nel mondo non vuol dire che non mi interessano le sorti dei terremotati o le sorti di chi non ha un lavoro e vive in gravi difficoltà. Non c’è alcun rapporto logico tra il nominare gli uni e non gli altri.

Casomai il disinteresse e il cinismo si manifesta proprio in chi dice “invece di pensare ai migranti perché non pensate ai terremotati?”, perché proprio questi manifestano un pensiero di umanità posto su una scala gerarchica e fondato sulla provenienza geografica, sul colore della pelle, sulla genia. L’umanità è un valore universale che non ha colore della pelle né provenienza e né genia. In una sua intervista padre Maria Turoldo affermava che “ il valore che più ci manca oggi è il valore dell’umanità, perché poi questo è il progresso,  progresso è crescere in umanità” ed io aggiungo che rifiutarsi di crescere in umanità si va speditamente verso la barbarie.

Dal punto di vista retorico, ci troviamo ancora una volta nel cinico gioco di chi manovra le notizie per un proprio tornaconto e utilizzando come arma dialettica due categorie deboli, nella fattispecie “terremotati contro migranti” in un quadro generale di “prima gli italiani”, un po’ di tempo fa era “prima il nord”. Si prende una categoria debole del primo gruppo (gli italiani, prima erano i settentrionali) e li si usa come arma per colpire un’altra categoria ancora più debole (gli immigrati, prima erano i meridionali o meglio i terroni). Un’operazione che non esito a definire vigliacca perché si usano le evidenti difficoltà di una categoria di persone per colpire altre categorie di persone in altrettanta difficoltà addebitando a questa ultima categoria tutte le responsabilità.

Detto questo, mi riesce difficile credere a chi dice “prima i terremotati..” che siano mossi da sincera pietà ed empatia perché altrimenti dovrebbero provare ribrezzo ad impugnare gruppi sociali in difficoltà come arma e puntarla contro altri gruppi sociali in altrettanta difficoltà e per zittire chi parla d’altro.

Questo atteggiamento mi pare più che di solidarietà verso i terremotati una sorta di fomento e agitazione di stati d’animo già abbastanza tesi sulla pelle stessa dei terremotati che in questo caso sono utilizzati.

Spese pubbliche e incassi privati

Nicola Fiorito

Consigliere Comunale

 

Ruffano, 21 dicembre 2018

 

Spett.le    Amministrazione Comunale

Ruffano

 

Oggetto: Del. G.C. N° 191 del 17/12/2018

 

La delibera in oggetto presenta, almeno per il sottoscritto, dei punti di criticità che gradirei mi fossero chiariti.

Nel primo capoverso delle premesse si scrive di una “complessa e dinamica visione di valorizzazione del territorio” senza specificarne né il contenuto né un documento di riferimento. Chiederne il significato, secondo me, per aspettarsi una risposta di contenuto sarebbe esercizio retorico.

Ciò che più fa rimanere perplessi e basiti è quanto scritto nel terzo capoverso. Un consigliere comunale, ma sarebbe potuto essere stato un qualsiasi altro cittadino, comunica con nota al comune “di aver provveduto all’installazione di una pista di ghiaccio a propria cura e spese la quale sarà a disposizione dell’Amministrazione per l’utilizzo della stessa durante il periodo natalizio”.

Pare capire che prima ancora che l’offerente chiedesse al comune l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico e all’autorizzazione all’impianto avesse già montato la pista senza alcuna autorizzazione. Come è possibile una cosa del genere? Ma si complica ancora di più quando successivamente il comune decide di accettare l’offerta “last minute” e dare in gestione l’impianto ad una associazione di volontariato che dovrebbe oltretutto completare l’installazione dell’impianto.

Alcune domande vengono ora spontanee: con l’associazione è stato sottoscritto un protocollo di intesa che stabilisca almeno i corrispettivi obblighi? La pista non aveva già provveduto a installarla il consigliere comunale a propria cura e spese? E allora a che pro il contributo di euro 5.000,00 all’associazione e l’organizzazione di un evento correlato, sempre a spese del comune, per euro 2.461,00, se poi oltretutto per usufruire della pista i cittadini devono pagare un biglietto di ingresso? E chi è il beneficiario di tali incassi? E’ l’associazione o il comune? Chi ha provveduto all’allaccio dell’utenza elettrica? Sarà ancora il comune ad accollarsi quest’onere?

Così fosse, non pare giusto, e non è legittimo, che le spese siano pubbliche e gli incassi di privati.

Al netto di ogni altra considerazione che pure andrebbe fatta. Ma è Natale e tralasciamo ogni volontà di possibile polemica.

Certo di Vostro pronto riscontro, colgo l’occasione per porgere a tutti i colleghi consiglieri comunali, agli assessori, al presidente del consiglio, al sindaco e a tutti i dipendenti comunali un sereno Natale.

                                                                                                  FIRMA PERSONALE - Copia

“Uno è per me diecimila, se è il migliore”

 

 

IGNORANZA

«Illusione è il credere che di fronte alla classe dominante stia, al presente, il popolo; sta, ed è cosa ben diversa, una nuova e futura aristocrazia, che si appoggia sul popolo». (Vilfredo Pareto)

Pochi giorni fa, partecipando ad una conferenza scientifica, condotta da un biologo molecolare e da un astrofisico, ambedue di fama nazionale ed europea, in cui si illustravano le analogie relazionali tra micro e macrocosmo, mi ha fatto riflettere una risposta dell’astrofisico su una mia precisa domanda sulla quale ingenuamente mi aspettavo una precisa risposta. Essa c’è stata ma è stata di tutt’altro tenore rispetto alle mie aspettative. Semplicemente mi è stato risposto: io faccio il mio lavoro che è quello della ricerca, non ho risposte da darti, devo professare la mia ignoranza.

Una risposta di una semplicità Illuminante, intelligente e non banale.

Non serve qui ripercorrere a ritroso la storia per ritrovare lo stesso concetto nell’Apologia di Platone quando l’oracolo di Delfi designò Socrate il più sapiente degli umani proprio perché egli si professava ignorante.

Oggi siamo lontani da questa ignoranza che chiameremo dotta, ossia di chi sa di non sapere malgrado studi anche approfonditi nelle materia di competenza. Dilaga, invece, quasi come un culto, un tipo di ignoranza crassa, piaciona, edonistica e che si compiace di se stessa.

Dilaga in tutte le pieghe della società usando gli strumenti moderni di comunicazione e che in poche righe presumono di dire qualcosa di intelligente, ma che purtroppo formano l’opinione comune di quanti si abbandonano supinamente e colpevolmente ad essa. E’ una ignoranza di tipo istintivo, impulsivo.

Il fatto preoccupante è che questo tipo di ignoranza ormai la fa da padrona in un settore di delicata importanza per la nostra vita: nella organizzazione della vita pubblica, essa si insinua nelle pubbliche amministrazioni locali, regionali e nazionali e in parte determina le sorti di un paese, di una regione, di una nazione.

Mentre per secoli e secoli essa è stata organizzata da una sorta di aristocrazia dei sapienti, così come anche auspicava Platone nella Repubblica, oggi invece pare che chi porta le briglia della città devono per forza essere ignoranti crassi e piacioni. Per carità, non tutti gli amministratori sono così, ne conosco e ne ho conosciuti tanti di valore, ma oggi pare siano maggioranza gli ignoranti che di proposito coltivano la loro ignoranza. Si, proprio così, è difficile negare che ci sia una corsa al culto dell’ignoranza.

E’ talvolta mortificante assistere o partecipare a consessi pubblici in cui gli amministratori dimostrano un grado di impreparazione mortificante e una ignoranza “tamarra”, aggressiva, intimidente, volgare e che hanno imparato l’uso del copia e incolla per proporre programmi e progetti avulsi da ogni contesto culturale e territoriale. Purtroppo però questo tipo di amministratori che avanzano non sono altro che il frutto proprio di quella ignoranza tamarra.

E’ pur vero che il tema dell’ignoranza è stato nei secoli una costante del genere umano, i nostri nonni, per gran parte erano degli analfabeti ma la differenza sta nel fatto che essi portavano con sé un bagaglio di valori, tradizioni, convinzioni e umiltà oltre che braccia da lavoro che ci hanno lasciato in eredità e che noi stiamo lentamente erodendo e regredendo a differenza degli ignoranti di oggi che sanno leggere (con affanno) e scrivere (senza saper chiudere un periodo e storpiando la grammatica), ma che sono svuotati di ogni valore umano, di ogni legame con la tradizione umana e il territorio.

Questi personaggi, purtroppo, governano anche le nostre vite occupando posti di responsabilità, senza responsabilità, nelle pubbliche amministrazioni preoccupati solo di apparire e di collezionare like social.

A loro che hanno assunto, sperando scientemente, una responsabilità, si chiede non tanto la “dotta ignoranza” ma almeno la conoscenza del conoscibile, la conoscenza delle evidenze, in sostanza la conoscenza delle materie per le quali si sono impegnati verso una comunità. Il problema è che si fermano sulla porta delle conoscenze accontentandosi delle sole informazioni e illudendosi di sapere.

E’ vero, l’ignoranza è un guaio, ma molte volte lo è di più “l’illusione di sapere” corroborata da una posizione di potere legittimata da un voto popolare e dalla fallace credenza che “uno vale uno” e che tutti possano fare tutto e dire di tutto. Non è vero che “uno può valere uno”. Io sono d’accordo col buon Eraclito che dichiarava: “Uno è per me diecimila, se è il migliore”.

Ma avere delle conoscenze è “il minimo sindacale” che si richiede ad un amministratore e ad un politico pur non essendo esse sinonimo di intelligenza. Così come il giovane non è sempre garanzia di innovazione, la vecchiaia non sempre di saggezza e le informazioni non sempre di conoscenza.

Certo, l’intelligenza è merce rara al giorno d’oggi perché richiede un impegno costante, dedicato, riflessivo che deve andare oltre il comune sentire e per il bene comune e oltre l’effimero apparire social. Politicamente é più facile e redditizio solleticare con slogan la pancia degli elettori piuttosto che la loro mente, la loro anima e il loro cuore e con politiche che gli antichi romani chiamavano del “panem et circenses” e i borboni “feste, farina e forca” e a tutto vantaggio di chi queste politiche attua.

L’ignoranza è la gratificazione di tutti quegli incapaci chiamati a decidere che fanno un culto di essa per dire a chi li ascolta: io sono come te!

L’ignoranza al potere.

 

 

 

 

Inondazioni: il primo passo è compiuto

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Dando seguito alla mia richiesta del 07/06/2018 (pubblicata in questo blog), nel consiglio comunale di ieri 20 Luglio, su proposta delle opposizioni consiliari è stata votata all’unanimità una mozione per dare incarico ad un legale affinchè promuova una azione di accertamento tecnico preventivo per la questione fogna bianca e del suo evidente malfunzionamento. Il Giudice incaricato nominerà un proprio consulente tecnico, un ingegnere esperto in materia, che dovrà relazionare su eventuali disfunzioni nella fase progettuale o costruttiva dell’opera per poter individuare eventuali responsabilità.

Ora, l’azione spetta alla Giunta Comunale per la prima nomina di un legale. Saremo presenti nello stimolare all’azione l’amministrazione comunale per una rapida e trasparente decisione, così come abbiamo chiesto in fase dibattimentale in consiglio.

Questo è il primo passo per poter capire e dare risposte certe ai cittadini che ad ogni evento meteorico alluvionale vivono attimi di paura e disagi per i continui allagamenti.

Continueremo a svolgere, penso di poter parlare anche in nome dei colleghi consiglieri di opposizione, il nostro ruolo in modo trasparente, propositivo e di controllo a garanzia della amministrazione e dei cittadini tutti. Per concludere e per nota personale senza timori per comportamenti aggressivi e ineducati e senza rancori per la corrispondente ignavia.

L’ignoranza? Grazie al web è diventata saccenza

Platone

 

Cosa significa essere ignoranti? In teoria l’ignorante è chi dice «non so», in realtà oggi l’ignorante è quello che non sa una cosa e la spiega a chi la sa. Insomma, chiunque sa qualcosa per sentito dire e la tragedia è che anche colui dal quale l’ha sentita dire lo sa per sentito dire. D’altra parte basta andare cinque minuti su Google e si capisce cosa intendeva Doctor House quando disse a una paziente che contestava una sua diagnosi perché aveva letto un parere diverso su internet: «Già, perché prendere una laurea in Medicina quando c’è il wi- ?».

Attenzione, non si tratta dell’impossibilità di sapere tutto, ciascuno di noi è ignorante, e perfino gli scienziati. Un biologo è ignorante in astrofisica, un astrofisico è ignorante in chimica, la differenza è che ciascuno di loro sa cosa non sa. Non è tanto il discorso di opporre all’ignoranza l’enciclopedismo ingenuo, il vano tentativo di Bouvard e Pécuchet, o quello dell’autodidatta di Sartre. Tanto meno lo spaesamento di fronte al «mare dell’oggettività» di cui parlava Italo Calvino. Casomai il problema è il mare della soggettività. Ciascuno dice la sua, su tutto, e le opinioni si rispettano. Colpa di internet? Forse.

A proposito, Il Saggiatore ha organizzato un incontro sull’ignoranza alla Triennale di Milano, domani. Il punto di partenza è il libro di Antonio Sgobba Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google (Il Saggiatore), dove si arriva proprio alle aspettative disattese da internet. O meglio, più che da internet, da chi utilizza internet. Negli anni Novanta si vedeva internet come una formidabile risorsa di cultura globale e al massimo si temeva solo che si creasse «una fascia di esclusi, troppo poveri o troppo pigri per accedere alle nuove tecnologie disponibili». Non è avvenuta nessuna delle due cose: oggi chiunque ha accesso a qualsiasi informazione, perfino un immigrato appena sbarcato ha già uno smartphone in mano, e non è cresciuta la qualità della conoscenza media. È aumentato vertiginosamente l’accesso alle fonti, certo, ma quali fonti?

Questo è il punto.

L’ignorante odierno ha sempre delle fonti da citare, fonti di ignoranza, ma le ha. E ecco quindi il moltiplicarsi di Novax, di rimedi alternativi alla medicina ufficiale, di santoni e influencer che vendono sostanze bruciagrassi (come un tempo Wanna Marchi) «scientificamente provate», di bufale e fake news in ogni campo, e la scomparsa di qualsiasi autorevolezza.

L’ignorante di oggi non sa di non sapere, sa tutto perché ha sempre un link disponibile dove ha letto qualcosa. Il Sessantotto voleva l’immaginazione al potere, grazie alla tecnologia c’è arrivata l’ignoranza, motivo per cui non si leggono più neppure i giornali. Perché mai devo spendere un euro e mezzo per leggere un pensiero di Angelo Panebianco sulla politica internazionale, quando ne ho già uno mio per conto mio, e già che ci sono lo metto su Facebook?

È la democrazia dell’ignoranza, sarà per questo che la scienza per fortuna non è democratica, altrimenti il Sole girerebbe ancora intorno alla Terra (eppure, dopo millenni, grazie a internet sono tornati perfino i Terrapiattisti). Non per altro il chimico Dario Bressanini, che vuole smentire una serie di bufale su presunti cibi «cancerogeni» diffusi da uno youtuber che si chiama Infinito, ha centomila iscritti, mentre questo signor Infinito ne ha un milione. Se andassimo alle elezioni, Infinito sarebbe ministro.

È ignoranza mista ad arroganza, come ha sintetizzato Roberto Burioni (tacciato a sua volta di arroganza da questi nuovi saccenti ignoranti): «In questo mondo incredibile chi studia trent’anni prima di parlare è un arrogante, chi consulta internet per 5 minuti è un cittadino informato».

Che è poi quello che aveva detto Doctor House.

Ma forse, la nuova ignoranza saccente non è solo disinformazione, o informazione sbagliata. Richard Dawkins, per esempio, era molto ottimista, ed era convinto che quella gran parte della popolazione che ancora non crede alla teoria dell’evoluzione (non c’è bisogno di crederci, è un fatto, e il più vasto programma di ricerca scientifico mai realizzato, da Darwin al Dna), fosse semplicemente ignorante. Dopo due anni di convegni e incontri con il pubblico cambiò radicalmente idea: «Non è solo ignoranza, è anche stupidità».

Articolo tratto dal sito www.massimilianoparente.it

 

 

Sempre sull’Ecotassa

 

PIANO

Nella concitata risposta di ieri del sindaco riguardo l’applicazione della Ecotassa regionale, lo stesso ha affermato con certezza e sicurezza, in un suo post su fb, tacciandomi deliberatamente come falso e bugiardo, che i cittadini di Ruffano pagano 5,17 euro per tonnellata di rifiuti conferiti e non 25,82.

Purtroppo devo ritornare sulla questione, perché si è insistito e si insiste.

Allora, il consiglio comunale di Ruffano in data 27 marzo 2018 ha approvato il Piano Finanziario Tari per il 2018.

Il Piano Finanziario riporta analiticamente tutti i costi da sostenere per effettuare nell’anno 2018 il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, compresa la ormai famigerata Ecotassa, che poi verranno ripartiti sui cittadini. La misura della Ecotassa approvata in Consiglio Comunale è stata di euro 25,82 e non come è stato affermato di euro 5,17.

Non mi invento nulla, di seguito riporto ciò che è scritto a pag. 12 del Piano Finanziario

  1. b) costi per il “Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi “(Ecotassa) versati alla società “Progetto Ambiente Bacino Lecce Tre S.r.l.”, soggetto gestore della discarica annessa all’impianto di selezione e biostabilizzazione presente in Ugento, loc. “Burgesi”. Per tale voce di costo, è stato preso in considerazione l’importo di 25,82 €/ton + I.V.A..

A pag. 14 dello stesso piano è riportata la tabella seguente con il dettaglio dei costi da dove si evince che l’Ecotassa per i cittadini di Ruffano ammonta ad euro 28,40 comprensivo di Iva.

COSTI

Quindi negli avvisi di pagamento Tari che sono stati recapitati in questi giorni ai cittadini ruffanesi la Ecotassa è stata calcolata ad euro 25,82 tonnellata più iva e non come asseriva il sindaco ad euro 5,17.

Contano i documenti ufficiali e votati in consiglio comunale ed è inutile ribadire il contrario.

Tanto per verità, senza fare altre considerazioni su patenti di ignoranza e falsità che pure sarei solleticato a controbattere.

 

In allegato il file completo del piano finanziario Tari approvato nel consiglio comunale del 27 marzo 2018

https://drive.google.com/open?id=1bmMusRlaqYk5EOFgJFt9e6w1E3cuh8fs

 

 

Ecotassa 2018

 

 

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Caro mio sindaco,

in questa mia, cercherò di esprimere i miei concetti nel modo più elementare possibile con la speranza che possa essere compreso.

Hai reagito alle mie considerazioni sul problema Ecotassa in linea con il tuo essere. E’ quello, è coerente.

Mi rispondi con una serie di affermazioni che vorrebbero smentire quanto ho rilevato nel mio articolo, ma non fai altro che rafforzare quei concetti che lì esprimo. Affermi, infatti, che la percentuale del 65% può essere raggiunta solo dai comuni che hanno attivato il servizio della raccolta dell’umido.

Ora, chi deve attuare questo servizio per il comune? Devo essere io? Può farlo qualsiasi cittadino o gruppi di cittadini? O forse lo deve fare il comune? E il comune di Ruffano, che tu guidi dalla più alta carica, cosa ha fatto per questo? Evidentemente nulla.

Sono forse stato io a promettere l’impegno ai cittadini di Ruffano per raggiungere il 65% di raccolta differenziata? Sei stato tu sottoscrivendo questa promessa nel tuo programma amministrativo.

E’ vero o no che la raccolta differenziata nel mese di dicembre 2017 è stata poco meno del 28%? O dicono il falso i documenti ufficiali dell’Osservatorio Regionale dei Rifiuti?

E’ vero o no che i dati relativi a questi primi mesi del 2018 non sono stati comunicati dal nostro comune all’Osservatorio Regionale? O si vuol dire che certifica il falso l’Osservatorio Regionale?

E’ vera o no la determina della Regione Puglia, che ho allegato, che individua i comuni che hanno diritto a pagare la Ecotassa a 5,17 euro per tonnellata?

E’ vero o no che la Regione Puglia ha approvato il 13 marzo 2018 la legge sulla rimodulazione della Ecotassa che prevede incentivi per i comuni che sono riusciti a superare il 65% di raccolta e prevede un aumento del 20% della tassa per chi questo limite non ha superato?

E’ vero anche che questa legge da una via di fuga per i comuni che non sono riusciti a raggiungere la quota del 65% (e il nostro comune è uno di questi) agevolandoli a non pagare 25,82 euro a tonnellata di Ecotassa solo se il comune inadempiente (e il nostro lo è) prevede (e parliamo di previsioni) di incrementare i livelli di raccolta di una certa percentuale per poter pagare la Ecotassa con l’aliquota del 2013 che non è di 5,17 euro come tu affermi e con la condizione che i Comuni dovranno comunicare entro 15 giorni dalla pubblicazione della legge regionale la previsione del conseguimento dell’obiettivo al gestore dell’impianto di smaltimento e alla sezione regionale competente e successivamente, entro 15 dicembre 2018, trasmettere la documentazione necessaria per la verifica del risultato fissato, versando, in mancanza, l’eventuale conguaglio.

Speriamo almeno che ci sia stata la preoccupazione di spedire in Regione in tempo utile la domanda per gli esami di riparazione, ma sono sempre esami di riparazione.

E non vale una eventuale alibi a scusa che potrebbe dire ma noi abbiamo trovato una situazione che non ci permetteva di… non ci prendiamo in giro. E’ passato un anno dal vostro insediamento e nella fattispecie non è cambiato nulla: agli esami di riparazione ha fatto ricorso la precedente amministrazione (che tra l’altro ha superato), agli stessi esami di riparazione deve sottoporsi questa amministrazione e speriamo che li superi.

Quindi, nessuno oggi può garantire che non pagheremo l’Ecotassa a 25,82 euro per tonnellata. Possiamo anche pagare l’aliquota del 2013 ma poi a consuntivo se non riusciamo a dimostrare l’incremento di raccolta dovremmo pagare il conguaglio fino a 25,82 euro. Mi auguro che si riesca a superare tale prova e sarà merito dei cittadini.

Ad oggi un dato è incontestabile, dai documenti ufficiali il comune di Ruffano è soggetto alla tassa di 25,82 euro a tonnellata.

Ho detto il falso?

Non ho aggiunto nulla di più rispetto ai documenti allegati e qui a maggior conforto ti allego anche la legge regionale citata e un articolo di stampa più facile da leggere e un file in excel dell’Osservatorio Regionale con la Ecotassa per ogni comune. Con preghiera di leggerli.

Più però dei fatti tecnici, che sono poi importantissimi, la questione è di natura politico – amministrativa. Una cosa che si è promesso di fare non è stata fatta ma si continua a ripetere lo stesso mantra: la faremo.

Legge Regione Puglia

https://drive.google.com/open?id=1XdOOLfgFyLg2r5hKwGIMCRB5lWGX3ZCT

File in excel dell’Osservatorio Regionale Puglia

https://drive.google.com/open?id=13o0Yv6Gqo3es78BwSW9becM0URUM74g5

Articolo Ecotassa

https://drive.google.com/open?id=1Ot2Vf9EY-cQPfM3a_1EIPRHDFBHQV_E2

ECOTASSA

PROMESSE NON MANTENUTE

Il nostro comune pagherà la Eco Tassa a 25,82 euro per tonnellata invece di 5,17 euro

 

Una nuova non buona notizia per il nostro paese.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 22 giugno 2018 apprendiamo che il nostro comune non ha centrato l’obiettivo di raccolta differenziata dei rifiuti posto dalla Regione Puglia al 65% e quindi dovrà pagare il servizio ecotassa a 25,82 euro a tonnellata invece di 5,17 euro. Naturalmente sono costi che ricadranno sulla tariffa Tari e quindi sui cittadini.

Eppure i nostri amministratori lo avevano anche scritto nel loro programma, sottolineando l’importanza che davano alla materia, che si sarebbero impegnati per far raggiungere la raccolta differenziata almeno il 65% per poter ridurre in questo modo la tassa rifiuti in capo ai cittadini. Questo è scritto alla pagina 9 delle linee programmatiche approvate in consiglio comunale del 24 luglio 2017 e che qui riporto in stralcio:

Parte importante dell’azione amministrativa riguarderà il contenimento della tassa sui rifiuti che negli ultimi anni ha subito un aggravio di costo che si intende risolvere attraverso:

  1. l’aumento della raccolta differenziata fino a raggiungere una percentuale superiore al 65 % a regime;”

 

Inefficienza e inconcludenza

Il problema non è tanto quello di non aver raggiunto la fatidica quota del 65%, che già di per se è un fatto spiacevole per promessa non mantenuta, ma quanto il ricavare l’impressione se non la certezza di inefficienza e inconcludenza di una amministrazione che non perde occasione di propagandare fantasiose occasioni per perdere poi opportunità concrete.

Avevo già espresso i miei dubbi, in consiglio comunale, sulla possibilità di raggiungimento dell’obiettivo prefissato del 65% di raccolta differenziata. Non perché fosse impossibile, difficile si, ma ci sarebbe voluto uno sforzo in termini di impegno amministrativo e logistico che questa amministrazione impegnata fin dal primo momento nella cura dell’immagine non poteva avere le energie necessarie per altro. Però ai cittadini e al consiglio comunale era stata fatta una promessa solenne che dava quasi certezza, così come ne sono state fatte tante altre e non mantenute come ho anche dimostrato in un mio articolo precedente (Parole V/Fatti).

Eppure questa amministrazione può vantare dei “monumenti” e dei “sacripanti” della vita amministrativa locale che lasciavano almeno il dubbio che sarebbero potuti riuscire nell’impresa.

Ma quello che fa più specie è che tanto vituperata e maltrattata è stata la precedente amministrazione perché non riusciva a schiodarsi da bassissime percentuali di raccolta differenziata che questa amministrazione non ha saputo fare di meglio, cioè i dati non sono stati assolutamente migliorati.

Infatti dalle statistiche ufficiali dell’Osservatorio dei Rifiuti della Regione Puglia (allegato in calce a questo scritto) si rileva come la raccolta differenziata nel mese di giugno 2017, al momento del cambio della guardia, era del 31,67 mentre nel dicembre 2017 era del 27,72.

Ora, date le premesse e le promesse mi sarei aspettato non di raggiungere il 65%, ma almeno un significativo aumento rispetto a quello che faceva la precedente amministrazione, invece si rileva una diminuzione di ben 3,95 punti.

Ad oggi la nostra amministrazione non si è preoccupata e procurata di compiere il semplice atto amministrativo burocratico di comunicare all’Osservatorio Regionale dei Rifiuti i dati di questa prima parte dell’anno.

Quindi non ci è data la possibilità di sapere se il nostro comune avrebbe potuto presentare domanda di riduzione della Ecotassa, domanda che sarebbe dovuta essere stata presentata entro il 28 febbraio 2018 e prorogata poi al 31 marzo 2018.

La Regione Puglia, in sostanza, concedeva la riduzione della Ecotassa a quei comuni che avessero avuto la possibilità di dimostrare di aver raggiunto la percentuale di differenziata del 65% entro quelle date.

Fatto curioso è che il nostro comune non ha presentato domanda, evidentemente perché nemmeno a marzo 2018 aveva raggiunto la percentuale di differenziata stabilita e addirittura, come detto prima, non ha trasmesso neanche i dati. Questa circostanza e facilmente rilevabile dalla Determina della Regione Puglia che più sotto è allegata.

Allora, fatte queste considerazioni, possiamo parlare di una amministrazione efficiente? No!

A questo punto penso che una domanda sorga spontanea: ma questa amministrazione, l’assessorato e l’assessore delegato cosa hanno fatto in questo anno dal loro insediamento per dare delle risposte certe a questa problematica?

Potrei dire il nulla. Personalmente non ho notizie di progetti per la promozione e l’incremento della differenziata e se sono stati fatti è evidente che sono falliti.

E qui potrebbero gongolare i vecchi amministratori che si sono sentiti bistrattati sull’argomento.

Secondo me è arrivato il tempo di smetterla con i proclami, le facili promesse, le esposizioni social sul niente, la ricerca di facile consenso, e cominciare a dare risposte di certezza ai cittadini con speranza che gli obiettivi possano essere quanto prima raggiunti e contento magari di poter essere smentito.

 

Articolo Gazzetta del Mezzogiorno del 22 giugno 2018

https://drive.google.com/open?id=1FYTnc1BeW0OcmUbcEyFUN1–diF4r9AI

Articolo Quotidiano di Lecce del 20 febbraio 2018

https://drive.google.com/open?id=1UJLfRYeLj0gjvL957iCgpuuPdvc_5upm

Atto Dirigenziale Regione Puglia

https://drive.google.com/open?id=1SiqxcVrTdZffG1Evao5IoaaguFM2WP-g

Dati raccolta rifiuti comune di Ruffano anno 2017

https://drive.google.com/open?id=1p0U6exwMBS1YE1No2ZuXpzPZCM0JPT4u

Comunicazioni dati comuni Aro 9 Lecce anno 2018

http://sit.puglia.it/portal/portale_orp/Osservatorio+Rifiuti/Osservatorio+Rifiuti+Cittadino/Stato+comunicazioni/OrpCittadinoWindow?entity=comunicazioni&anno=2018&action=e&windowstate=normal&aro=LE9+&action_com=aro&mode=view

 

 

SIAMO QUELLO CHE POSTIAMO

 

I GAGLIOFFI SOCIAL

La comunicazione al tempo del web: si legge poco e si riflette meno

Mentre mi accingo a scrivere questo articolo, ispirato da un recente studio di un istituto di ricerca sull’analfabetismo funzionale e mentre rileggo un classico della comunicazione di Neil Postman “Divertirsi da morire”, mi accompagna un dilemma, quanti leggeranno ciò che ho scritto o andranno fino in fondo ad esso? Onestamente credo che lo faranno pochissimi, perché oggi, purtroppo, la comunicazione viaggia sui social e diventa efficace solo se espressa in slogan che trattano con becera banalità e estrema superficialità temi e questioni che necessiterebbero di profondità di pensiero. Il più delle volte è fatta da un rimbalzo di notizie che pochi si preoccupano di verificare e prodotte da anonime o interessate fonti.

Questo modo di fare informazione, ancora purtroppo, informa e costruisce le convinzioni più superficiali e quelle più profonde di una vasta platea di “webeti”, un neologismo prodotto dal giornalista Mentana per indicare tutti coloro che vagano nel web come fossero in trance e che senza conoscenze specifiche disquisiscono su tutto lo scibile umano e si scagliano con virulenza, con toni aggressivi, con cafoneschi e sprezzanti toni da gaglioffo contro chi si permette di mettere in dubbio le loro convinzioni.

Tra questi ci sono i così detti analfabeti funzionali, venuti alla ribalta per una indagine apparsa da ultimo sulla stampa e sono dati preoccupanti. L’Italia, dopo la Turchia, e in particolare il sud, può vantare questo triste primato, tra i paesi europei, del maggior numero di analfabeti funzionali.

Chi sono gli analfabeti funzionali?

“Sanno leggere e scrivere, ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono privi di molte competenze utili nella vita quotidiana. Hanno più di 55 anni, sono poco istruiti e svolgono professioni non qualificate. Oppure sono giovani che non studiano né lavorano.

Sono gli analfabeti funzionali o low skilled e in Italia sono più del 47% della popolazione.

 Con questo termine si indica l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana: non sono in grado di comprendere le istruzioni di un frullatore, credono all’opinione di chiunque senza informarsi e ancora non sanno distinguere la figura del giornalaio da quella del giornalista.

 In generale, la diffusione di questo fenomeno deriva da radici politiche, sociali e dal livello di istruzione, ma ciò non implica che i laureati non possano diventare potenziali low skilled. Infatti, analfabeti funzionali non (solo) si nasce, ma si diventa. Alcuni individui, possono subire un fenomeno di retrocessione dovuto all’analfabetismo funzionale di ritorno, non sollecitando per molto tempo tutte le attività acquisite in precedenza, come la lettura, l’informazione, la creatività e lo sviluppo di un pensiero critico generale.”

(Tratto da Il Sole24 ore del 21/03/2018)

Personalmente se, entro certi limiti, posso trovare giustificazione a quelle persone che non hanno potuto conseguire un grado di scolarizzazione elevato, non trovo però giustificazioni per coloro che hanno avuto una elevata scolarizzazione anche con il conseguimento di laurea ma che pian piano si lasciano scivolare nel mare magnum dell’analfabetismo funzionale e personalmente ne ho incontrati e ne incontro tanti ai quali mi verrebbe da chiedere: ma come hai fatto a conseguire la laurea?

Cioè, questi soggetti, non riescono a capire un periodo composto da dieci parole, tanto che molte volte sono assalito da un atroce dubbio di essere io uno stupido (cosa che può anche essere probabile).

Lo dico per esperienza personale perché molte volte rimango basito ed esterrefatto nei rapporti e nei contraddittori di tutti i giorni. E pure sono persone che occupano posti di prestigio e responsabilità dai quali ci si aspetterebbe profondità di pensiero logico, riflessione, mediazione e responsabilità intesa nel suo significato etimologico di respons – abilità ossia abilità di dare delle risposte, risposte certe e non fantasiose.

Con lo stesso stato d’animo, esterrefatto e basito, assisto ad una comunicazione fatta per slogan che sollecitano solo la pancia, gli istinti e le passioni più beceri dei lettori con l’unica preoccupazione di accumulare più like possibili come se questi certificassero chissà quale bontà della loro comunicazione.

LIKE

Eppure, questa comunicazione elementare fa presa e i post vengono condivisi senza alcun spirito critico da tantissime persone, che attraverso i loro commenti contribuiscono ad alimentare un contraddittorio privo di contenuti.

Pare che i social siano diventati il cordone ombelicale con il mondo e senza di essi sembra di non esistere e che l’homo social abbia acquisito una certa superiorità sull’homo legens.

Pochi giorni fa un amico mi consigliava di essere più social suggerendomi anche notizie da pubblicare e come pubblicare portandomi ad esempio figure, molto vicine, che, dal suo punto di vista, raggiungevano facile consenso, con acquisizione di like, con la pubblicazione di immagini patinate di momenti della loro vita e amplificazione esagerata e a volte non veritiera di risultati della loro attività. Come risposta gli ho riservato un sorriso amichevole per non deluderlo.

Sarò di un’altra generazione, sarà perché la mia cultura è rimasta profondamente legata alla carta stampata, ma onestamente non mi ci vedo ad abbracciare incondizionatamente questo tipo di comunicazione. Sono contento di scrivere sul mio blog (e ancora di più su un block notes con una cara vecchia penna bic) perché qui posso argomentare con analiticità le mie osservazioni, ben sapendo, come ho scritto in apertura di questo articolo, che in pochi leggeranno, però saranno quei pochi che non hanno perso il loro spirito critico.

Ma ho notato però un’altra evidenza, che mi fa riflettere e pure tanto. Pubblicizzo i miei articoli attraverso la mia pagina facebook, non sono poi così troglodita, ma sono pochissimi coloro i quali annotano un mi piace (non perché io ne vada alla ricerca). Per converso però si impennano vertiginosamente le visualizzazioni e i visitatori sul blog. Una spiegazione ce l’ho, supportata anche da testimonianze dirette. Le visualizzazioni e i visitatori del blog rimangono anonimi mentre un mi piace su facebook è pubblico e più di uno si é giustificato privatamente con me per il fatto di non tracciare un mi piace perché “non vorrebbe esporsi” in quanto già richiamato privatamente in altre occasioni dai “bravi” del paese e per non essere oggetto di quella “orda” di webeti pronti a sferrare sguaiati attacchi contro chi mette in dubbio le capacità del Don Rodrigo di turno.  E qui, però, non siamo più nel campo dell’analfabetismo funzionale ma in quello dell’intimidazione, ben più grave e molto vicino a reati di tipo penale.

Oggi, in questo contesto, così descritto, chi legge, chi riflette, chi argomenta pare essere condannato al silenzio e alla solitudine da una massa acefala che sembra essere maggioranza. E’ scandaloso e aberrante leggere commenti sgrammaticati e sprezzanti di gaglioffi senza alcuna educazione e cultura contro post di notevoli studiosi e menti brillanti della cultura e addirittura da ultimo anche contro Papa Francesco. Personalmente non voglio arrendermi e non mi arrenderò a questa perversa logica imperante e continuerò a scrivere ed esprimere liberamente il mio pensiero senza svenderlo, come tanti fanno, per miserabili e vili scelte di opportunismo utilizzando poi la rabbia di chi si sente tradito dalla vita e dagli eventi.

Di tutta questa situazione a me non fa specie più di tanto la rabbia del deluso, che a volte prevarica anche, ma mi sorprende di più il silenzio di tanti che tacciono per paura e che pure avrebbero gli strumenti culturali per contrastare questa venefica tendenza.

Per concludere, ora, per chi non si fosse ancora stancato di leggere, farò un riferimento al libro di cui vi ho parlato all’inizio di questo articolo per poi riportare un estratto dalla premessa dell’opera con il suggerimento di fare solo un piccolo esercizio: sostituire la parola televisione, con internet, social, web e noterete l’attualità delle argomentazioni trattate.

Divertirsi da morire è un libro del sociologo americano Neil Postman, scritto nel 1985, ma di stretta attualità e che affronta un tema interessante. Il sottotitolo del libro è, infatti, Il discorso pubblico nell’era dello spettacolo. Postman, in questo suo libro sostiene che la televisione (i social) provoca un declino della cultura basata sul confronto dialettico razionale e della “mentalità tipografica” (quella basata sul libro e sulla lettura), a favore dello show-business con evidenti effetti sulla politica. Una tesi quanto mai attuale per l’Italia, e di riflesso anche per il nostro piccolo paese, considerando come una forza politica, M5S, nata proprio sui social e attraverso i social sia diventato il primo partito della nazione creando la social-crazia, ossia il governo dei social e il leader della Lega, Salvini, costruisca la propria politica e il proprio successo, attraverso un uso compulsivo dei social.

La parte più preoccupante e più significativa di questo cambiamento nei mezzi di comunicazione è che il contenuto di molta parte del discorso pubblico (politica) è diventato pericolosamente privo di senso.

Tutto questo ha ingenerato una rilassatezza intellettuale, indotta dal consumo morboso ed eccessivo dei social (facebook, tweet, whatsup, ecc..) e così le persone, non tutte fortunatamente, pian piano sono  diventate poco propense a fare analisi e valutazioni razionali dei fatti e dei problemi.

Prevalgono gli slogan, gli spot e le immagini martellanti e, di fronte ad essi, si verifica una sorta di “impoverimento di pensiero”, di riduzione della capacità di capire.

Diventa molto più importante, così come voleva suggerirmi il mio amico, la capacità di costruire messaggi e di inviarli all’opinione pubblica nei momenti più opportuni, cavalcando stati emotivi di disagio sociale e promettendo aspettative fantasiose che non curare il contenuto di un discorso o di una proposta di governo.

Ecco, non conta più la tecnica dell’argomentare quando sono in pochi che riescono a leggere più di due minuti o le prime 3/4 righe di uno scritto. Oggi con la comunicazione social devi saper sintetizzare il tutto in poche battute che creino soprattutto suggestione.

E’ vero, anche io sto utilizzando la suggestione mentre scrivo ma a complemento di una argomentazione e non come fanno taluni scrivendo sui social usando le argomentazioni a sostegno della suggestione. Un esempio? Ecco fatto: ti presento un programma politico corredato da una miriade di immagini di opere pubbliche che ho intenzione di realizzare e di tante promesse (posti di lavoro, abbassamento delle tasse, redditi di cittadinanza ecc..). Ho creato una suggestione, una aspettativa utilizzando una argomentazione, un’opera da realizzare e i desiderata dei singoli.

Quindi è la suggestione che fa la parte del leone, con la conseguenza che la coscienza civile delle persone si fa più sfumata e più fragile. E questa è proprio la situazione migliore per chi ha interesse a manipolare la gente ai propri fini. Così la politica e l’amministrazione viene svuotata dei contenuti e il governo diventa webcrazia. E le persone un esercito di webdipendenti.

Postman non è ottimista sulla “società televisiva”. Nella premessa al volume, egli fa un sintetico confronto tra il pessimismo di Orwell nella sua opera più conosciuta (1984) e quello di Huxley (Il mondo nuovo) sul futuro della società umana e scrive: “Nella visione di Huxley non sarà il Grande Fratello a toglierci l’autonomia, la cultura e la storia. La gente sarà felice di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare… Orwell temeva che la nostra sarebbe stata una civiltà di schiavi; Huxley, che sarebbe stata una cultura cafonesca, ricca solo di sensazioni e di bambinate… In breve, Orwell temeva che saremmo stati distrutti da ciò che odiamo, Huxley, da ciò che amiamo. Il mio libro si basa sulla probabilità che abbia ragione Huxley, e non Orwell”.